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Sardegna

Fusione degli aeroporti sardi: vincono i fondi privati, la Regione al palo col 9 %

Aprile 5, 2026 · Cristian Melis

Aeroporti sardi, nasce Ligantia: chi vince e chi perde

Il complicato puzzle del trasporto aereo in Sardegna ha finalmente un disegno definito. Non si tratta solo di numeri e percentuali, ma di una vera e propria partita a scacchi tra istituzioni pubbliche e giganti della finanza. L’operazione Ligantia 2026 – che entro settembre del prossimo anno unirà gli scali di Cagliari, Olbia e Alghero sotto un’unica regia – svela chi avrà le mani sul volante e chi, invece, dovrà accontentarsi di fare il navigatore.

I “registi” dell’operazione: i privati fanno il pieno

Secondo gli esperti del settore, esaminando il piano, i vincitori assoluti sono i fondi privati (F2i e BlackRock) che gestiranno concretamente i voli. Con il 50,25% delle quote, non hanno solo la maggioranza, ma la “chiave” del comando. Saranno loro a esprimere l’amministratore delegato, l’uomo che deciderà budget, assunzioni e strategie industriali.

Perché vincono? Perché gestire tre aeroporti come se fossero uno solo permette di presentarsi davanti a giganti come Ryanair o EasyJet con una forza contrattuale enorme. Niente più “guerre tra poveri” per strappare una rotta al vicino di casa, ma una strategia unica che, nelle intenzioni, dovrebbe portare più turisti e meno sprechi.

La Camera di Commercio di Cagliari: il “garante” pubblico

In questa partita, la Camera di Commercio di Cagliari-Oristano gioca il ruolo del socio di riferimento pubblico. Pur rinunciando al controllo solitario dello scalo di Elmas, incassa il 40,5% della holding e la presidenza. È una posizione di prestigio e di garanzia: la Cciaa diventa il ponte tra l’efficienza dei privati e gli interessi del territorio del Sud Sardegna, blindando la propria rilevanza politica per i prossimi decenni.

La Regione: una vittoria “di principio”

E la Regione Sardegna? Qui il bilancio è chiaroscuro. Da un lato c’è una grande vittoria politica: la Ras entra nella Holding. Ha ottenuto “paletti” pesantissimi: la sede legale non si sposta dall’Isola, gli scali non possono essere chiusi e i debiti non possono esplodere senza il suo ok.

Dall’altro lato, però, la sua quota è simbolica: il 9,25%. Per contare davvero nelle decisioni quotidiane è poco, e per di più la Regione dovrà pagare di tasca propria per entrare in società. In sintesi: incassa la tutela dei “valori sardi”, ma perde la regia operativa del sistema.

Le ombre: chi rischia di perdere peso?

A pagare il prezzo più alto in termini di autonomia sono i territori del Nord Sardegna. Le Camere di Commercio di Sassari e Nuoro, che finora avevano voce in capitolo diretta su Olbia e Alghero, vedono il proprio potere “diluito” nella grande Holding cagliaritana. Il rischio è quello di un accentramento: il timore, mai del tutto sopito a Sassari, è che le decisioni strategiche finiscano per favorire sempre e comunque lo scalo principale a scapito degli altri.

L’incognita finale: noi che viaggiamo

In tutto questo risiko finanziario, la domanda resta una: e i passeggeri? La vittoria del polo unico sarà reale solo se il coordinamento dei tre scali porterà a voli più frequenti e prezzi migliori. Se invece il “quasi-monopolio” di Ligantia dovesse tradursi in meno concorrenza e tariffe più alte, allora l’unico vero sconfitto di questa grande operazione sarà proprio il cittadino sardo.