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Sardegna

Giallo nel carcere di Uta: disposta l’autopsia sul corpo di Mirco Fiori

Maggio 30, 2026 · Paolo Rapeanu

Mirco Fiori morto in carcere a Uta, la Procura apre un’inchiesta

Un decesso improvviso, un silenzio squarciato dai dubbi e un’inchiesta giudiziaria che punta a fare luce dietro le sbarre del carcere di Uta. La morte di Mirco Fiori, quarantacinquenne originario di Bosa, ha aperto un caso delicato e complesso all’interno del penitenziario dell’hinterland cagliaritano. L’uomo, che stava scontando una serie di condanne passate in giudicato a causa di numerosi precedenti penali, è spirato tra la notte di giovedì 28 e le prime ore di venerdì 29 maggio.

Ciò che in un primo momento avrebbe potuto essere archiviato come un tragico, per quanto comune, malore in cella, si è trasformato nel giro di poche ore in un vero e proprio giallo. La Procura della Repubblica di Cagliari ha infatti deciso di non lasciare nulla al caso, ravvisando anomalie e circostanze ritenute meritevoli di un approfondimento investigativo.

Il provvedimento della Procura: si cerca la verità sul 45enne morto nel carcere di Uta

A far muovere con decisione i passi della magistratura alcuni elementi definiti “poco chiari” emersi durante i primi rilievi effettuati nella mattinata di venerdì, subito dopo il ritrovamento del cadavere. Il pubblico ministero di turno, la dottoressa Nicoletta Mari, ha ritenuto necessario congelare ogni ipotesi affrettata e ha disposto l’esame autoptico sulla salma del detenuto.

L’incarico ufficiale per l’autopsia conferito nella mattinata di domani al medico legale Roberto Demontis. Saranno i rigorosi accertamenti scientifici e tossicologici a dover stabilire con esattezza l’orario del decesso, le cause scatenanti del decesso ed eventuali fattori esterni che possano aver compromesso l’incolumità del quarantacinquenne.

Al momento, l’ipotesi di un gesto volontario viene guardata con forte scetticismo sia dagli inquirenti che dalle persone vicine all’uomo. Lo stato d’uso della cella e la postura in cui è stato rinvenuto il corpo senza vita non sembrano mostrare i segni tipici o compatibili con uno scenario di suicidio. Le stanze del penitenziario non hanno restituito messaggi d’addio né anomalie strutturali che possano far pensare a un atto autolesionistico, spingendo la magistratura a vagliare ogni singola pista alternativa.

La reazione della famiglia e la nomina dei legali

La notizia della scomparsa di Mirco Fiori è piombata come un fulmine a ciel sereno sulla sua famiglia a Bosa. La madre e le sorelle del quarantacinquenne sono state allertate immediatamente dalle autorità carcerarie. Sotto shock per l’accaduto e decise a pretendere la massima trasparenza su quanto consumatosi all’interno delle mura di Uta, le donne hanno reagito prontamente sul piano legale.

La famiglia ha infatti già provveduto a nominare i propri rappresentanti legali di fiducia: gli avvocati Anna Rita Violante e Vittorio Delogu. I due professionisti seguiranno da vicino ogni passo dell’inchiesta in qualità di difensori delle parti offese, garantendo la partecipazione ai prossimi accertamenti tecnici irripetibili, a partire proprio dal conferimento dell’incarico perimetrato dal PM al medico legale Demontis. “Vogliamo capire cosa sia successo in quelle ore”, trapela dagli ambienti vicini alla famiglia. “Mirco non aveva alcuna intenzione di farla finita, le sue ultime conversazioni dimostrano tutt’altro”.


L’ultimo colloquio e i progetti per il futuro

A rafforzare il muro dei dubbi attorno alla tesi del suicidio vi sono proprio i dettagli degli ultimi giorni di vita del detenuto. Fiori, che in passato era già stato ristretto nella casa circondariale di Massama prima del suo trasferimento a Uta, era apparso lucido, sereno e focalizzato sul proprio futuro detentivo.

Pochi giorni prima del decesso, l’uomo aveva ricevuto in carcere la visita dell’avvocata Anna Rita Violante. Un colloquio descritto come assolutamente ordinario e privo di segnali di cedimento psicologico o di disperazione. Ma il dato ancora più significativo risale a pochissime ore prima della tragedia: una conversazione telefonica intercorsa tra il detenuto e la stessa penalista. Una chiacchierata tranquilla, focalizzata sulle strategie legali e burocratiche che Fiori stava portando avanti con determinazione.

L’obiettivo principale del quarantacinquenne era infatti quello di ottenere un riavvicinamento territoriale alla propria famiglia e alla propria terra d’origine. Era in corso la redazione delle istanze per disporre il suo trasferimento da Uta nuovamente al carcere di Oristano, nella struttura di Massama, una soluzione che gli avrebbe permesso di stare più vicino a Bosa e ai propri affetti.