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Monastir, fallisce il colpo al bar: tradito dalle telecamere e trovato con piante di marijuana

Giugno 2, 2026 · Paolo Rapeanu

Tenta il colpo al bar a Monastir, tradito dalle telecamere scappa a casa e viene trovato con marijuana

Tenta il colpo al bar a Monastir, tradito dalle telecamere scappa a casa e viene trovato con marijuana. Una mattinata di altissima tensione ha scosso l’hinterland cagliaritano. Quello che era iniziato come un disperato tentativo di rapina ai danni di un esercizio commerciale locale si è rapidamente trasformato in una complessa operazione di sicurezza internazionale e gestione delle crisi.

Un uomo di trentasei anni, dopo aver fallito il colpo all’interno di un bar tabaccheria di Monastir, è fuggito barricandosi all’interno della propria abitazione a Nuraminis.

L’intervento tempestivo, chirurgico e coordinato dei Carabinieri del Comando Provinciale di Cagliari, supportati da mediatori specializzati e dalle Squadre Operative di Supporto (SOS), è efficace e si conclude con l’arresto dell’uomo.

La sequenza degli eventi

Tutto inizia alle 7. Approfittando dell’orario di apertura e della calma apparente del giorno festivo, un individuo con il volto completamente travisato da un passamontagna e armato di pistola ha fatto irruzione all’interno del bar tabaccheria situato nel centro abitato di Monastir. Sotto la minaccia dell’arma, il malvivente ha intimato la consegna dell’incasso.

Tuttavia, l’azione criminosa ha trovato un ostacolo imprevisto: la ferma e coraggiosa reazione del titolare dell’attività commerciale. Il commerciante, mantenendo il sangue freddo nonostante il pericolo imminente, non si è lasciato intimorire, inducendo il rapinatore a desistere dai propri intenti.

Colto di sorpresa dalla vittima, il malvivente è fuggito precipitosamente per poi salire a bordo di un’auto, scappando a forte velocità e a mani vuote. L’allarme e il tracciamento tecnologico Immediatamente dopo la fuga del criminale, è scattato l’allarme alla centrale operativa dell’Arma.

La caccia al balordo

I militari hanno attivato istantaneamente un capillare dispositivo di controllo del territorio, istituendo posti di blocco lungo le principali arterie stradali della zona. Parallelamente all’invio delle pattuglie sul campo, gli investigatori hanno proceduto all’analisi in tempo reale delle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza comunale di Monastir.

L’esame meticoloso dei fotogrammi ha consentito di individuare rapidamente il veicolo utilizzato per la fuga: una Ford Focus. I successivi accertamenti sulla targa del mezzo hanno rivelato che la vettura era intestata a un trentaseienne residente nel vicino comune di Nuraminis.

Le ricerche si sono concentrate con la massima tempestività nei pressi del domicilio dell’indiziato. Pochi minuti dopo l’identificazione, le gazzelle dei Carabinieri hanno rintracciato l’auto segnalata, ancora calda, parcheggiata a breve distanza dall’abitazione dell’uomo.

All’interno dell’abitacolo, i militari hanno rinvenuto il passamontagna verosimilmente utilizzato durante l’assalto fallito a Monastir e pochi grammi di hashish, subito posti sotto sequestro.

La gestione della crisi: l’uomo barricato in casa

La situazione è divenuta critico-strategica nel momento in cui i Carabinieri hanno cercato di fare accesso all’immobile per bloccare il sospettato. Gli accertamenti sul posto hanno evidenziato che il trentaseienne si trovava da solo all’interno della propria casa.

L’uomo, tuttavia, si è rifiutato categoricamente di rispondere ai ripetuti tentativi di interlocuzione e di invito ad aprire la porta.

Di fronte al silenzio ostinato e alla chiusura ermetica degli accessi, l’unica opzione operativa sul tavolo è considerare l’uomo barricato all’interno.

Il protocollo d’emergenza

Di fronte al fondato e concreto timore che il trentaseienne potesse essere ancora in possesso della pistola utilizzata a Monastir, e quindi potenzialmente armato e pericoloso per sé e per gli altri, i Carabinieri hanno fatto scattare i rigidi protocolli di sicurezza previsti per le emergenze ad alto rischio.

L’intera area circostante l’abitazione immediatamente isolata, il traffico veicolare e pedonale interdetto e la zona messa in totale sicurezza per proteggere l’incolumità dei residenti vicini. La gestione di uno scenario così delicato ha richiesto l’attivazione di un dispositivo operativo ad alta intensità e specializzazione.

Il Comandante Provinciale ha disposto l’invio sul posto dei mediatori professionisti del Comando Provinciale di Cagliari, figure specificamente addestrate nella negoziazione psicologica in contesti di crisi, insieme a due Squadre Operative di Supporto (SOS).

Queste ultime rappresentano reparti d’élite dell’Arma, addestrati per interventi rapidi in situazioni di emergenza tattica, caratterizzati da elevatissima prontezza operativa e dotati di equipaggiamenti speciali. Il blitz delle squadre speciali e il rinvenimento della droga Il coordinamento tra la componente negoziale e quella tattica si è rivelato impeccabile.

Grazie a un’azione condotta con estrema professionalità, fermezza ed eccezionale equilibrio emotivo, gli operatori speciali delle SOS hanno pianificato l’irruzione nell’immobile.

Sfruttando le tecniche di penetrazione rapida e sicura, i militari sono riusciti a raggiungere l’uomo all’interno delle mura domestiche e a metterlo in sicurezza in pochissimi istanti, senza che l’episodio causasse feriti o ulteriori criticità.

Da casa al carcere di Uta

Una volta immobilizzato, l’uomo è stato trovato disarmato e in stato di assopimento profondo all’interno del proprio letto. Il trentaseienne era addormentato verosimilmente sotto l’effetto di alcuni sedativi che aveva assunto nel lasso di tempo intercorso tra la fuga e l’arrivo delle forze dell’ordine, un dettaglio che spiega parzialmente il mancato riscontro ai richiami esterni.

Una volta messo in sicurezza il balordo, i carabinieri hanno eseguito mirate perquisizioni personali e locali estese a tutto l’immobile. L’ispezione approfondita ha consentito di scoprire sul terrazzo dell’abitazione cinque piante di marijuana rigogliose e invasate.

Questo ulteriore rinvenimento ha fatto scattare nei confronti dell’uomo anche la denuncia in stato di libertà per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Contestualmente, i militari hanno raccolto e repertato ulteriori e significativi elementi di prova ritenuti utili a confermare in modo solido il quadro indiziario in relazione alla tentata rapina a mano armata avvenuta poche ore prima a Monastir.

Al termine delle attività di perquisizione e compiutamente ricostruita l’intera vicenda nei minimi dettagli, l’uomo è stato arrestato. Dopo aver espletato le formalità di rito presso la locale stazione dell’Arma e il Comando Compagnia, il trentaseienne è nel carcere di Uta, dove rimarrà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto e dei successivi passaggi procedurali.