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Il centrodestra contro l’M5S: “Sulla moschea di Cagliari accuse infondate per alimentare l’odio”

Giugno 24, 2026 · Paolo Rapeanu

Moschea di Cagliari, Candio e Mannino contro il M5S

Non si placano le onde d’urto politiche sollevate dall’incendio doloso che ha colpito il portone della moschea “Al-Hoda” nel quartiere Marina, a Cagliari. Quello che doveva essere un momento di ferma e unanime condanna istituzionale nei confronti di un reato grave si è rapidamente trasformato in una trincea ideologica.

Al centro della contesa c’è la durissima replica dei rappresentanti del centrodestra sardo, scesi in campo per smontare radicalmente la narrativa del Movimento 5 Stelle, che in un recente intervento aveva accusato la destra di un “silenzo assordante”.

Moschea di Cagliari, Candio e Mannino contro il M5S

Una ricostruzione che Filippo Candio, vicecoordinatore sardo di Futuro Nazionale, respinge con sdegno, parlando apertamente di un “mondo al contrario” in cui la realtà viene capovolta pur di colpire l’avversario politico.

Il cuore della polemica risiede nell’accusa, mossa dai pentastellati, secondo cui l’area di centrodestra avrebbe finto di non vedere l’attentato al luogo di culto, alimentando così indirettamente un clima di intolleranza. Una tesi che, secondo Candio, crolla davanti alla semplice verifica dei fatti cronologici.

“Prima di tutto perché il presunto silenzio semplicemente non esiste. Personalmente ho condannato con chiarezza quell’episodio già l’11 giugno e il mio post è ancora consultabile. Chiunque può verificarlo”.

Il coordinatore di Futuro Nazionale evidenzia come lo stupore nasca proprio dalla discrepanza tra la realtà dei fatti e il tentativo di costruire a tavolino un caso di indifferenza istituzionale. La critica si sposta quindi sulla strumentalizzazione mediatica, definita pericolosa per la tenuta del tessuto sociale.

Il pericolo della colpevolizzazione collettiva

Secondo l’analisi della destra sarda, l’aspetto più grave dell’intera vicenda non è solo la falsità dell’accusa, ma il meccanismo psicologico e politico che si tenta di innescare nell’opinione pubblica. Continuare ad associare un’intera area politica, i suoi rappresentanti e i suoi milioni di elettori all’ombra della complicità morale con un atto criminale significa, nei fatti, fare l’esatto contrario di ciò che si predica.

“Non si può predicare tolleranza e poi costruire una narrazione fondata sulla colpevolizzazione collettiva di milioni di persone che non hanno nulla a che vedere con episodi criminali e che, anzi, li hanno condannati senza esitazioni”, incalza Candio. Il rischio, drammaticamente concreto, è quello di esasperare la polarizzazione e creare un clima di perenne contrapposizione e odio politico, alimentando la stessa identica logica distruttiva che a parole si dice di voler combattere.


Una politica “contro” per carenza di programmi

Il Paese, secondo gli esponenti di centrodestra, è arrivato all’esasperazione odierna proprio a causa di anni trascorsi a distribuire etichette, patenti di moralità e barriere ideologiche. Per questo motivo, chi oggi punta il dito contro il clima d’odio dovrebbe compiere un atto di onestà intellettuale e riconoscere le proprie responsabilità storiche nell’aver alimentato le divisioni.

Un altro punto focale sollevato da Candio riguarda il rispetto delle procedure dello Stato di diritto e il lavoro della magistratura, troppo spesso calpestati dalla fretta di emettere sentenze mediatiche ad uso e consumo dei social network.

Mentre l’opposizione ha immediatamente catalogato l’evento applicando categorie politiche predefinite, la destra invita alla prudenza e ad attendere i riscontri investigativi ufficiali delle forze dell’ordine. “Questo richiamo non punta a sminuire la gravità del gesto, che resta un reato inaccettabile, bensì a fare piena luce sugli avvenimenti reali prima di lanciare accuse al vento, evitando così di generare ulteriore risentimento e confusione. Condannare un reato”, conclude Candio,” non deve avere un colore politico. Attribuire colpe collettive non è una battaglia di civiltà, ma soltanto un altro modo di esasperare gli animi”.

Il richiamo costituzionale di Fratelli d’Italia: “Sulla moschea di Cagliari serve coerenza, la sicurezza non è uno slogan”

Pierluigi Mannino sferza l’M5S sulle gare di purezza e difende il merito: “Il moralismo usato come clava produce solo divisioni. Chi ha responsabilità istituzionali soppesi il linguaggio”.

Con un intervento articolato e netto, Mannino ha condannato senza riserve il grave reato, ma ha contemporaneamente sferzato l’approccio giudicato demagogico e sommario di chi, nelle ultime ore, ha cercato di sfruttare la cronaca nera come un’arma di delegittimazione dell’avversario politico. Per Fratelli d’Italia, la risposta a un crimine d’odio non si misura con la violenza verbale, ma con la fermezza delle leggi e la coesione del tessuto sociale.

La Costituzione come scudo sul caso della moschea di Cagliari: “Nessuna distinzione sulla libertà religiosa”

L’incipit della riflessione di Mannino sgombera immediatamente il campo da qualsiasi ambiguità interpretativa. L’attacco alla moschea di Cagliari non è un problema che riguarda una singola comunità, ma rappresenta una ferita inferta al cuore delle regole democratiche della Repubblica.

L’esponente di FdI sottrae la vicenda alla sterile “gara di solidarietà” a fini elettorali. La protezione dei fedeli e dei loro luoghi di preghiera, spiega l’esponente del centrodestra, è un dovere oggettivo e assoluto dello Stato, sul quale non sono ammessi tentennamenti o doppi standard dettati dall’opportunismo del momento.

Il monito di Nenni contro i professionisti della purezza

La parte più graffiante dell’intervento di Mannino è dedicata alla deriva moralistica che sta caratterizzando la reazione di alcune forze politiche, in particolare l’opposizione pentastellata. Quando il confronto si trasforma in una gara a chi urla più forte o a chi si proclama più “puro” di fronte alle tragedie, la politica abdica tragicamente al proprio ruolo regolatore e si mette al servizio degli istinti più bassi della società.

Per descrivere questa spirale distruttiva, l’esponente di Fratelli d’Italia evoca un celebre e profetico monito della storia della sinistra italiana, pronunciato da Pietro Nenni: “A fare a gara a fare i puri, arriva sempre qualcuno più puro che ti epura”.

Secondo l’esponente della destra sarda, l’uso del moralismo come clava politica produce l’effetto paradossale di spaccare la collettività, alimentando proprio quel clima tossico e intollerante che a parole i promotori della polemica dicono di voler combattere. Governare, ricorda l’esponente di FdI, significa l’esatto contrario: “Indicare una direzione, assumersi responsabilità, tutelare la coesione”.

Dal fallimento dell’uno vale uno alla scorciatoia del nemico

L’analisi di Mannino si sposta poi sulle radici culturali dell’attuale scontro, individuando una correlazione diretta tra il declino del dibattito pubblico e le formule ideologiche introdotte negli ultimi anni nello scenario politico. Il bersaglio, pur senza citarlo esplicitamente, è il modello originario del Movimento 5 Stelle, fondato sul livellamento populista e sul sospetto sistematico verso le competenze.

L’esperienza amministrativa recente, secondo Fratelli d’Italia, ha ampiamente dimostrato i limiti strutturali di chi ha tentato di sostituire l’azione di governo con la pura propaganda. La tesi di Mannino è netta: quando mancano gli argomenti e l’effettiva capacità di amministrare una città o una regione, l’unica scorciatoia che rimane a certe forze politiche è la “ricerca ossessiva del nemico” e la censura preventiva di chi agisce. Una strategia che, tuttavia, non produce alcun risultato concreto per i cittadini e logora irreparabilmente la fiducia collettiva nelle Istituzioni.

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La credibilità della coerenza e il peso delle parole

Un richiamo severo viene rivolto anche alla gestione del linguaggio pubblico. La condanna della violenza non può e non deve mai essere flessibile o dipendere dall’identità di chi la subisce o di chi la compie. Ogni forza politica ha il dovere etico di applicare lo stesso metro di giudizio in ogni circostanza, senza indulgenze di parte.

Mannino rammenta che ogni parola pronunciata da chi riveste ruoli istituzionali ha un peso specifico enorme, poiché i discorsi pubblici costruiscono il clima culturale in cui, successivamente, maturano i fatti materiali. Chi esaspera i toni oggi, insomma, si rende corresponsabile delle tensioni di domani.

La vera anima di Cagliari, moschea inclusa, è nel quartiere Marina

L’esponente di centrodestra indica il vero modello da seguire: quello offerto dai cittadini comuni. La reazione immediata degli abitanti del quartiere Marina, che sono intervenuti tempestivamente nella notte per spegnere l’innesco sul portone della moschea evitando il peggio, rappresenta la vera e autentica anima della città di Cagliari.

Le istituzioni locali e regionali hanno risposto prontamente esprimendo condanna e vicinanza alla comunità musulmana, indicando l’unica linea d’azione che tutela realmente la cittadinanza. “La sicurezza non è uno slogan elettorale, è un diritto da garantire con i fatti”, sottolinea con forza l’esponente di Fratelli d’Italia.

Il compito attuale delle forze politiche, conclude Mannino, non è quello di improvvisarsi giudici imbastendo processi sommari o gare di purezza, ma quello di rimboccarsi le maniche per lavorare alla tenuta del tessuto sociale. Elevare il dibattito, rispettare i ruoli istituzionali e riconoscere il merito sono i pilastri per far sì che la politica torni a essere servizio per la comunità e non uno scontro permanente. Una lezione di stile e di diritto che si chiude con una stoccata: “Qualcuno ha perso un’occasione buona per tacere!”.