Quartu, stabilimento abusivo abbattuto: la natura riconquista Is Canaleddus
A Quartu Is Canaleddus ritorna, dopo tanti anni, a ospitare solo la “natura”
A Is Canaleddus, nel litorale di Quartu Sant’Elena, cala il sipario su una stagione fatta di pedane, chioschi e ombrelloni fuori legge. Le ruspe hanno cancellato uno stabilimento balneare abusivo, restituendo alla costa uno spazio che per anni era stato occupato da strutture senza autorizzazione.
La svolta è arrivata dopo la conferma dei giudici amministrativi: tutte le opere erano prive di titolo e dovevano essere rimosse. Una decisione netta che ha sancito la fine di un sistema di occupazioni irregolari estese per oltre mille metri quadrati tra piattaforme in legno, bar e servizi.
Gli “sfregi” e il lento ritorno del bosco
Oggi il paesaggio appare diverso. Dove prima c’erano tavolati e coperture, restano segni evidenti: terreno compattato, vegetazione interrotta, cicatrici nel suolo. La natura sta provando a riprendersi i suoi spazi, ma il processo sarà lungo.
Il piccolo boschetto costiero, tipico della macchia mediterranea, ricomincia a crescere tra i resti di un utilizzo intensivo che ne aveva compromesso l’equilibrio. Gli esperti parlano di un recupero possibile, ma non immediato: serviranno anni perché dune e vegetazione tornino allo stato originario.
Una storia di abusi e controlli
Il caso di Is Canaleddus affonda le radici in una lunga serie di segnalazioni e sopralluoghi. Già qualche anno fa emerse irregolarità: chioschi, pedane e servizi igienici realizzati senza autorizzazioni, con concessioni stagionali mai rispettate.
Le verifiche avevano inoltre evidenziato un problema più ampio: l’occupazione abusiva del demanio marittimo e, in alcuni casi, perfino ostacoli all’accesso libero alla spiaggia.
Nel tempo, anche associazioni ambientaliste e cittadini avevano denunciato degrado e incuria, tra rifiuti e strutture fuori controllo, in uno dei tratti di costa più suggestivi del sud Sardegna.
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Una rinascita ancora fragile
La demolizione segna un punto di svolta, ma non basta da sola. Il ritorno alla “natura” è oggi più simbolico che completo: la spiaggia è libera, ma porta ancora i segni del passato.
Is Canaleddus si avvia a diventare nuovamente uno spazio selvaggio e accessibile, senza caos né stabilimenti invasivi. Una riconquista importante, che però impone vigilanza costante per evitare nuovi abusi.
Il mare, intanto, resta. E con lui la possibilità di riscrivere il rapporto tra uomo e paesaggio, questa volta senza lasciare cicatrici.