Cagliari, alcol e follia a Stampace: ragazzina sviene sulla scalinata di Sant’Anna
Movida selvaggia e alcol a Cagliari: malore sulla Scalinata di Sant’Anna, giovanissima in coma etilico
Movida selvaggia e alcol a Cagliari: malore sulla scalinata di Sant’Anna, giovanissima in coma etilico. Sono da poco trascorse le 22:30 di un sabato sera come tanti nel cuore della movida cagliaritana. Sulla scalinata di Sant’Anna, lo scenario è quello consueto: un ritrovo affollato di ragazzi, la maggior parte poco più che adolescenti, mescolati a qualche adulto. Divisi a gruppetti, consumano superalcolici, fumano spinelli, ridono. Si divertono, o almeno così dicono.
Ma in pochi istanti la spensieratezza si trasforma in dramma.
Il crollo improvviso e i soccorsi
A un tratto, una ragazzina crolla letteralmente sui gradoni della prima rampa della scalinata. Perde conoscenza, accasciandosi e afflosciandosi come una bambola di pezza sotto gli occhi dei presenti.
L’impatto con la realtà spacca in due il gruppo di giovani: da una parte alcuni amici entrano comprensibilmente nel panico, tentando disperatamente di prestarle i primi soccorsi. Le sollevano le gambe, le frizionano il viso con dell’acqua, cercano di rinfrescarla usando ventagli improvvisati. Dall’altra parte, invece, si registra la massima indifferenza di chi, a pochi metri di distanza, continua a “divertirsi” come se nulla stesse accadendo.
L’arrivo dell’ambulanza e la disperazione dei genitori
Passano interminabili minuti di tensione – forse più di un quarto d’ora – prima che i soccorritori riescano a farsi strada. Finalmente, da piazza Yenne, spunta l’ambulanza del 118. Nel frattempo, sul posto accorrono anche i genitori della giovane, allertati dagli amici tramite il telefono della ragazza, che appare in uno stato di vero e proprio coma.
La madre sale a bordo del mezzo di soccorso che, a sirene spiegate, si allontana d’urgenza verso il pronto soccorso. In tutti i presenti resta il fiato sospeso e una speranza: che si sia trattato “solo” di una sbronza gigantesca e che la giovane possa riprendersi al più presto, senza conseguenze.
La riflessione: “Dobbiamo rassegnarci a tutto questo?”
Questo drammatico episodio interroga profondamente il quartiere e la città. Ci chiediamo, come singoli e come comunità parrocchiale: cambierà qualcosa dopo questo episodio?
O dobbiamo semplicemente abituarci – e peggio, rassegnarci – a queste notti di ordinaria follia sui gradini della nostra chiesa parrocchiale? Il confine tra il sano divertimento e il rischio della vita non è mai stato così sottile, e l’indifferenza non può più essere la risposta.