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Cagliari, invasione di rifiuti al Poetto davanti all’ex Marino: “E c’è chi vorrebbe togliere la posidonia”

Giugno 21, 2026 · Paolo Rapeanu

Cagliari, invasione di rifiuti al Poetto davanti all’ex Marino

La stagione estiva in Sardegna porta con sé il sole, il mare cristallino e, purtroppo, una ciclica e deprimente scia di degrado urbano e ambientale.

Mentre le amministrazioni locali e le associazioni ambientaliste investono risorse ed energie nella promozione di un turismo sostenibile, la realtà quotidiana dei litorali racconta una storia di inciviltà diffusa, spesso alimentata dalle fasce più giovani della popolazione e protetta da un muro di generale indifferenza.

A riaccendere i riflettori su un’emergenza che non è solo ecologica, ma soprattutto culturale, è la testimonianza diretta di Lorenzo Sambiagio, cittadino e frequentatore dei litorali del Cagliaritano.

Il paradosso della posidonia: la natura che “disturba”

Uno dei punti più critici sollevati da Sambiagio riguarda la percezione distorta che molti bagnanti hanno dell’ecosistema marino. La posidonia, una pianta acquatica fondamentale per la salute del mar Mediterraneo e per la protezione delle spiagge dall’erosione costiera, viene spesso vissuta come un fastidio, un “rifiuto” naturale che sporca la sabbia dorata.

“In un mondo dove alcune persone si lamentano della presenza della posidonia (elemento perfettamente naturale) sulla spiaggia, vorrei riflettere sul livello di rispetto che noi cittadini abbiamo per casa nostra”.

Il degrado all’ex ospedale Marino: la testimonianza

Sambiagio descrive una scena desolante osservata nella spiaggia adiacente al vecchio ospedale Marino, un’area centrale nel litorale del Poetto, cerniera naturale tra i comuni di Cagliari e Quartu.

Un gruppo di ragazzini ha abbandonato sul litorale una quantità indefinita di rifiuti al Poetto di Cagliari al termine di una giornata di svago. Non si tratta di un episodio isolato, bensì di un costume radicato che non conosce confini comunali.

“A chi mi dirà che questa è Cagliari e non Quartu rispondo che questo è un esempio tra mille di quelli che vedo ogni giorno a Quartu, Cagliari eccetera, e che è un fenomeno molto, troppo diffuso”.

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La precisazione geografica è d’obbligo: la tendenza a rimpallarsi le responsabilità tra municipalità vicine è un vecchio vizio locale. Ma l’inciviltà non possiede carta d’identità né confini amministrativi. Il Poetto, così come le calette di Quartu, soffre del medesimo male: una totale assenza di senso civico da parte di una fetta di frequentatori.

Una nuova tipologia di rifiuti: l’impatto delle sigarette elettroniche

Se un tempo i resti delle serate in spiaggia erano costituiti principalmente da lattine di alluminio e bottiglie di vetro (comunque pericolose), oggi la tipologia di spazzatura abbandonata riflette i nuovi consumi generazionali.

Accanto ai tradizionali mozziconi di sigaretta – che impiegano decenni a decomporsi rilasciando sostanze tossiche nell’arenile – fanno la loro comparsa massiccia i rifiuti tecnologici legati al fumo digitale: le ricariche e i dispositivi usa e getta delle sigarette elettroniche.

È il trionfo dell’usa e getta, dove il piacere momentaneo di un gruppo di adolescenti si traduce in un danno permanente per la collettività.

Il dovere civico contro l’indifferenza generale

Di fronte allo spettacolo deprimente della spiaggia violata, la reazione del testimone non è stata la rassegnazione o la semplice lamentela social. Sambiagio ha scelto l’azione diretta, sostituendosi a chi avrebbe dovuto pulire e a chi avrebbe dovuto vigilare.

“Stavolta ho raccolto anche l’immondezza dei figli di qualcun altro, nell’indifferenza generale, perché la posidonia dà fastidio, ma i cocci di vetro e le bottiglie di plastica, e le sigarette, e le ricariche delle sigarette elettroniche quelle no, non danno fastidio a nessuno”.

L’appello finale: l’educazione familiare come unica soluzione

Le sanzioni economiche, l’installazione di telecamere di videosorveglianza e il potenziamento dei cestini della spazzatura lungo le spiagge sono strumenti utili, ma rappresentano solo un palliativo. Non si può militarizzare ogni metro quadro di costa. La vera svolta può nascere esclusivamente all’interno delle mura domestiche.

L’appello conclusivo di Lorenzo Sambiagio chiama in causa direttamente la responsabilità genitoriale: “Educhiamo i nostri figli al rispetto degli altri e dei posti in cui vivono e vanno a divertirsi”.