Cagliari due anni dopo: la svolta che non c’è nel bilancio della Giunta Zedda
Tutte le criticità della Giunta Zedda di Cagliari dai cantieri al traffico: l’analisi su movida, igiene urbana e il confronto con l’era Truzzu
A distanza di due anni dall’insediamento di Massimo Zedda a Palazzo Bacaredda, l’entusiasmo della campagna elettorale lascia spazio a un primo, parziale e severo bilancio. La netta vittoria del centrosinistra nel 2024 aveva alimentato grandi speranze tra i residenti.
Tanti, anche elettori di centrodestra, erano stanchi delle storiche criticità che caratterizzavano la precedente amministrazione di Paolo Truzzu.
Tuttavia, la tanto sbandierata “operazione discontinuità” mostra oggi più ombre che luci. Nonostante i tentativi di riorganizzare la macchina comunale e pianificare interventi strategici di medio termine (nuovo look per Sant’Elia su tutti), la percezione collettiva fotografa una città ancora imbrigliata nei medesimi problemi del passato.
L’incubo infinito della viabilità: strade paralizzate e scadenze saltate
Il fronte più caldo e doloroso per la cittadinanza riguarda indubbiamente la paralisi viaria. La situazione legata ai rappresenta quotidianamente un calvario per migliaia di automobilisti e pendolari. L’attuale esecutivo ha ereditato una mole impressionante di lavori stradali legati ai fondi del Pnrr e alla realizzazione della nuova metropolitana leggera. Il sindaco ha accelerato alcune micro-aperture per alleggerire la pressione su arterie storiche ma la gestione complessiva dei flussi automobilistici sconta un carico pesante da sopportare (Pirri e Asse mediano in testa).
I ritardi accumulati continuano a spostare in avanti la fine dei disagi, mentre la progressiva cancellazione dei parcheggi nei quartieri centrali esaspera residenti e commercianti. Le speranze di una “liberazione immediata” della città si sono scontrate con una burocrazia lente e scelte di pianificazione percepite a tratti come poco convincenti.
Movida fuori controllo nei quartieri storici e residenti in rivolta
Un’altra grande spina nel fianco per la giunta comunale coincide con la gestione dello spazio pubblico nelle ore notturne. Le polemiche sulla movida selvaggia nei rioni storici di Marina, Stampace e Castello infiammano regolarmente le sedute del Consiglio comunale. La ricerca di un punto di equilibrio tra il diritto al riposo dei residenti e le esigenze economiche degli operatori della ristorazione ha prodotto finora provvedimenti timidi e scarsamente efficaci.
Gli abitanti denunciano il ripetersi di fenomeni legati al forte inquinamento acustico, all’occupazione abusiva di marciapiedi e a frequenti episodi di microcriminalità e inciviltà. E sono scettici sulle misure che l’esecutivo di Zedda intende mettere in campo. La recenti discussioni in aula a Palazzo Bacaredda hanno toccato picchi di forte tensione emotiva, con la minoranza che accusa apertamente il primo cittadino di applicare un doppio standard: tolleranza eccessiva verso i disagi notturni e rigidità burocratica nei confronti delle imprese. C’è poi la crisi legata alle situazioni di degrado in piazza del Carmine. Un luogo urbano di prestigio trascurato (pedonalizzazione mai partita e un edificio chiuso transennato da un decennio) frequentato da malviventi e senzatetto che ha infiammato il dibattito in città e portato una vicenda tutta cagliaritana alla ribalta nazionale coi servizi sulle reti Mediaset.
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Igiene del suolo: la scommessa persa sul decoro urbano
L’ultimo pilastro critico di questo biennio amministrativo coincide con lo stato di pulizia delle strade. Nonostante gli annunci su potenziamento dei servizi di spazzamento e il lavaggio dei marciapiedi, i cumuli di spazzatura continuano a deturpare l’immagine turistica di Cagliari. Per non parlare delle periferie come Sant’Elia o la zona di via Podgora e via La Somme, dove la situazione è catastrofica.
L’amministrazione ha avviato l’iter per i nuovi appalti strategici legati all’igiene urbana, ma i tempi tecnici di attivazione ritardano i benefici visibili sul territorio. La presenza di micro-discariche abusive nelle periferie e la scarsa pulizia delle aree verdi testimoniano una continuità quasi perfetta con la gestione precedente, azzerando quella sensazione di efficienza immediata che gli elettori chiedevano a gran voce due anni fa.
Tra le note negative l’Anfiteatro romano ancora chiuso e la riqualificazione dello stadio Sant’Elia impantanata nel via libera al piano finanziario.
Massimo Zedda si trova ora davanti alla necessità di invertire la rotta nella seconda metà del mandato, per evitare che la sua terza esperienza alla guida della città passi alla storia come l’era delle grandi occasioni mancate.