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Caos sanità a Cagliari, soccorritori allo stremo: “Poco pagati e costretti a vegliare per ore i malati”

Tra le tante facce, tutte "tristi", del mondo sanitario isolano, anche quella di chi, nel 118 o altre realtà, opera in condizioni disastrose: "Esistiamo anche noi"

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Cagliari vive giorni di forte tensione sul fronte sanitario: pronto soccorso affollati, barelle nei corridoi, attese interminabili

Cagliari vive giorni di forte tensione sul fronte sanitario. Pronto soccorso affollati, barelle nei corridoi, attese interminabili.

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Un copione che si ripete al Brotzu, al Santissima Trinità e al Policlinico di Monserrato, dove l’emergenza è diventata normalità e la carenza di personale e risorse si traduce in disagi quotidiani per pazienti e operatori.

Ma tra le tante facce, tutte “tristi”, del mondo sanitario isolano, ce n’è una che resta spesso invisibile: quella dei soccorritori extraospedalieri. Volontari e operatori del 118, autisti-soccorritori e personale delle ambulanze raccontano una realtà fatta di turni estenuanti e di responsabilità che vanno ben oltre il trasporto del paziente.

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In molti casi, infatti, l’arrivo in ospedale non segna la fine dell’intervento.

Sanità a Cagliari, soccorritori allo stremo

Le ambulanze restano bloccate per ore, talvolta per intere giornate, in attesa che si liberi un posto letto o che il paziente venga preso in carico.

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Nel frattempo, chi dovrebbe essere già pronto per un nuovo intervento rimane a “vegliare” il malato, spesso in piedi, senza spazi adeguati e senza tutele.

A denunciare questa situazione è un volontario del soccorso, che affida alle sue parole la frustrazione di un intero comparto troppo spesso dimenticato: “Sto leggendo con estrema insistenza dalle varie testate giornalistiche la notizia inerente al caos sanità, ma nessuna di queste notizie cita il disagio degli operatori extraospedalieri, ovvero i soccorritori, volontari e non, che per sopperire alle carenze e ai disagi mossi dalla stretta economica sulla sanità, si trovano costretti a vegliare sui pazienti per ore, giornate intere, il più delle volte senza nemmeno diritto a un posto a sedere. Caos totale”.

Parole che fotografano una condizione strutturale, non episodica. Nei pronto soccorso cittadini, dal Brotzu al Santissima Trinità fino al Policlinico, la pressione è tale da trasformare ogni accesso in una prova di resistenza.

E se medici e infermieri lavorano al limite, i soccorritori extraospedalieri pagano il prezzo di un sistema che scarica su di loro ritardi e mancanze.

“Esistiamo anche noi”, rivendicano, chiedendo attenzione e riconoscimento. Il nodo non è solo economico, anche se i compensi – quando ci sono – vengono giudicati insufficienti rispetto alle responsabilità e allo stress.

È soprattutto organizzativo: ambulanze ferme significano meno mezzi disponibili sul territorio, tempi di risposta più lunghi e un rischio concreto per chi attende soccorso a casa o in strada. Un circolo vizioso che alimenta il caos e mette a dura prova un servizio essenziale.

Nel dibattito pubblico sullo stato della sanità a Cagliari, la voce dei soccorritori chiede di essere ascoltata.

Perché l’emergenza non inizia né finisce dentro le mura di un ospedale: passa anche da chi, ogni giorno, garantisce il primo anello della catena del soccorso, spesso nell’ombra, allo stremo delle forze.

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