Sant’Efisio 2026, a Cagliari il martire cammina a spalla: la fede vince sul virus
A Cagliari Sant’Efisio e i suoi “custodi” più forti del virus del bestiame
La città di Cagliari si è svegliata oggi sotto un tappeto di colori e profumi, ma con un silenzio insolito a scandire il passo della fede perchè, per la 370esima volta, il simulacro di Sant’Efisio ha varcato la soglia della chiesa di Stampace, dando inizio al solenne pellegrinaggio verso Nora.
Eppure, l’edizione del 2026 non è come le altre: è l’anno della sfida, l’anno in cui il martire guerriero deve fare a meno dei suoi storici compagni di viaggio, i buoi, a causa dell’epidemia di dermatite nodulare contagiosa che ha colpito duramente gli allevamenti del sud dell’Isola.
Le traccas, i maestosi carri addobbati che solitamente aprono il corteo, restano immobili, esposte come monumenti statici alla tradizione, mentre il cocchio regale non è trainato dal giogo dei buoi scelti, ma avanza grazie alla forza fisica e spirituale dei confratelli. Il Santo viaggia a spalla.
A vegliare sul simulacro, una scorta di quattro guardiani più i miliziani, pronti a garantire l’incolumità della statua. Se mancano i buoi, non manca certo il cuore della Sardegna. Oltre 160 cavalli hanno invaso le strade di Stampace, i loro zoccoli producendo l’unico ritmo metallico che accompagna i canti dei fedeli. Le strade, come da secolare usanza, sono state ricoperte da “sa ramadura”: un’esplosione di petali di rose, essenze mediterranee e rami di mirto che trasforma l’asfalto in un giardino sacro. I gruppi folk provenienti da ogni angolo dell’Isola hanno sfilato con i loro abiti più preziosi, argenti e ricami che brillano sotto il sole di maggio, a testimoniare una devozione che non si piega alle restrizioni sanitarie.