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Cagliari, sgombero e tensione a Is Mirrionis: madre e 8 figli cacciati da una casa occupata

Luglio 3, 2026 · Cristian Melis

Valeria Muscas

Sgombero nella scuola di via Meilogu a Cagliari: caos a Is Mirrionis

Le prime luci dell’alba hanno portato una ventata di altissima tensione nel cuore del quartiere di Is Mirrionis, dove è in corso un delicato intervento di ordine pubblico che rischia di trasformarsi in un dramma sociale a cielo aperto. Un massiccio dispiegamento di volanti della polizia di Stato, gazzelle dei carabinieri e agenti della polizia locale presidia l’area per dare esecuzione a un provvedimento di sfratto immediato. Al centro della vicenda c’è la struttura interna alla scuola di via Meilogu a Cagliari, un plesso scolastico situato tra la via Meilogu e la via Brianza, dove una famiglia numerosa ha cercato rifugio per sfuggire a una situazione di estrema precarietà abitativa.

La storia di Valeria e l’occupazione per necessità

La protagonista di questa drammatica mattinata è Valeria, una donna cagliaritana di 39 anni con alle spalle una storia di enorme disagio familiare e sociale. La donna si trova a capo di un nucleo familiare composto da ben tredici persone, che comprende otto figli, alcuni dei quali affetti da gravi disabilità che richiedono assistenza continua. In passato, l’amministrazione comunale aveva assegnato alla famiglia un alloggio in via Bosco Cappuccio. Ma gli spazi ridotti della casa si erano rivelati del tutto insufficienti e inadeguati per ospitare un gruppo così numeroso, costringendo anche il figlio maggiore, che ha a sua volta una propria famiglia, a coabitare nello stesso spazio.

Spinta dalla disperazione e dalla mancanza di alternative concrete, Valeria aveva deciso di sfondare la porta della vecchia casa del custode, ormai abbandonata, situata proprio all’interno del cortile della scuola di via Meilogu. La donna e i suoi parenti avevano ripulito i locali degradati. Effettuando piccoli lavori di manutenzione per renderli in qualche modo abitabili e dare un tetto sicuro ai minori. Valeria non possiede un lavoro stabile. Poiché le tappe quotidiane della sua vita la costringono a rimanere a casa per accudire i figli disabili e gestire le necessità di un nucleo così complesso.

Le forze dell’ordine sul posto e la minaccia delle barriere

Stamattina la situazione è precipitata con l’arrivo dell’ufficiale giudiziario e della forza pubblica, incaricati di eseguire lo sgombero coatto dei locali occupati abusivamente. L’atmosfera all’interno del perimetro scolastico è diventata subito incandescente. I funzionari comunali hanno intimato alla famiglia di abbandonare immediatamente l’immobile con tutti i loro beni personali. I tecnici del Comune sono già pronti a intervenire con i muratori per sigillare gli ingressi e murare letteralmente le porte e le finestre dell’alloggio. Una misura drastica volta a impedire nuove intrusioni future. Ma che rischia di bloccare all’interno le masserizie che la famiglia non riuscirà a portare via in tempo.

Valeria e i suoi figli si trovano ancora all’interno dell’edificio, circondati dalle forze dell’ordine, nel disperato tentativo di prendere tempo e trovare una mediazione. Sul posto operano anche due assistenti sociali dei servizi comunali. Inviate per cercare di gestire l’impatto psicologico dello sfratto sui minori e per proporre soluzioni abitative d’emergenza, che tuttavia la famiglia giudica insufficienti per mantenere unito l’intero nucleo di tredici persone.

La paura del futuro e il rischio sciacallaggio

Il dramma nel dramma è rappresentato dal destino dei pochi beni mobili posseduti dalla famiglia. Le operazioni di trasloco forzato si stanno rivelando caotiche. E molti oggetti dovranno necessariamente rimanere incustoditi nel piazzale o nei locali parzialmente accessibili. Valeria ha espresso in lacrime tutta la sua angoscia per questa situazione. Temendo che i mobili e gli elettrodomestici accumulati con fatica possano essere distrutti durante le concitate fasi del blitz. O, peggio, rubati da altri sbandati che frequentano le aree dismesse del quartiere.

Mentre le trattative procedono a rilento sotto lo sguardo attento dei carabinieri, il quartiere assiste col fiato sospeso all’evoluzione di uno sfratto che riaccende i riflettori sull’emergenza abitativa nel capoluogo. La resistenza della famiglia continua. Ma il Comune appare fermo nella decisione di riprendere possesso della struttura scolastica. Lasciando nell’incertezza più totale il futuro di otto bambini.