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Cronaca

Quartu, balordo cerca bici nelle villette di Foxi: cittadini-sceriffi lo bloccano e lo “identificano”

Luglio 5, 2026 · Paolo Rapeanu

Il silenzio della notte nel rione costiero di Foxi, a Quartu, interrotto da un chiaro rumore di passi per le viuzze. Poi un’ombra che si muove furtiva tra le villette, oltrepassando recinzioni e scrutando nel buio a caccia di qualcosa da portar via.

Poteva essere l’ennesimo furto messo a segno nel litorale quartese, e invece la notte scorsa si è trasformata nel palcoscenico di un singolare episodio di “giustizia fai-da-te”. Un uomo, intercettato a girare a lungo tra le proprietà private alla ricerca di una bicicletta, è stato bloccato, accerchiato e letteralmente “identificato” da un gruppo di residenti diventti, per una notte, in cittadini-sceriffi.

L’episodio riaccende violentemente i riflettori sul tema della sicurezza percepita nei quartieri residenziali della costa.

Il raid notturno e l’allarme in chat

Tutto ha inizio ben oltre la mezzanotte nella frazione di Foxi. Da qualche tempo, complice la stagione estiva e l’aumento fisiologico di passaggi sul litorale, la soglia di attenzione dei residenti è altissima. Molti vicini sono collegati tra loro attraverso i canali digitali: gruppi WhatsApp di “controllo del vicinato” nati per segnalare auto sospette, rumori anomali o venditori ambulanti troppo insistenti.

Ed è proprio sullo schermo degli smartphone che scatta il tam-tam. “C’è uno strano tipo nel mio cortile”, scrive un residente.

Pochi minuti dopo, un altro messaggio da una via parallela: “È passata una persona a piedi, guarda dentro i cancelli”.

L’uomo, descritto quantomeno con un atteggiamento fortemente sospetto, non si limita a una rapida perlustrazione. Gira a lungo, per quasi un’ora, muovendosi con insistenza tra i vicoli bui della lottizzazione.

Cerca una bicicletta, o forse una via di fuga facile in caso di cattivi incontri. Non sa, però, che qualcuno si è già accorto di lui.

La cattura e l’interrogatorio: “Volevo solo la mia bici”

Quando l’uomo tenta l’ennesima incursione in una proprietà privata, la pazienza dei residenti si esaurisce. Invece di limitarsi a comporre il 112 e attendere l’arrivo delle pattuglie, alcuni abitanti decidono di agire in prima persona.

Un paio di abitanti esce dalle case, si coordina rapidamente e nel giro di pochi istanti bloccano il balordo.

L’atmosfera è tesa, carica dell’adrenalina di chi si sente violato nella propria intimità domestica. Uno dei residenti fa un passo avanti e gli chiede perentoriamente i documenti: “Fammi vedere chi sei e cosa stai facendo qui”.

L’intruso, un quartese nato nel 1970, vistosi alle strette e senza alcuna possibilità di fuga, non reagisce con violenza. Al contrario, tenta una difesa quasi surreale per giustificare la sua presenza in piena notte all’interno di proprietà altrui. Balbetta, si guarda intorno e recita la sua verità: “Sto solo cercando una mountain bike. Poco fa qualcuno ha rubato la mia, sono entrato a vedere se fosse qui dentro”. Una scusa inverosimile, che non convince nessuno dei presenti, ma che serve a stemperare parzialmente la tensione fisica del momento, evitando che la situazione degeneri. L’uomo se ne va, scivolando via nel nulla, sotto lo sguardo costante del gruppetto di residenti.