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Cultura

Svolta storica a Pula, il Parco archeologico di Nora apre la necropoli fenicia dopo 90 anni

Giugno 24, 2026 · Cristian Melis

Necropoli fenicia di Nora

Parco archeologico di Nora, apre la necropoli fenicia

Una giornata memorabile cambia per sempre il volto del turismo culturale in Sardegna e scrive una pagina indelebile per l’archeologia internazionale. Un’ampia area finora totalmente inaccessibile ai civili entra ufficialmente, per la prima volta dal lontano 1936, nei percorsi di visita del Parco archeologico di Nora. Questo eccezionale traguardo offre al pubblico di tutto il mondo l’opportunità unica di scoprire uno dei più importanti contesti funerari fenici e punici dell’intero Mediterraneo occidentale. L’apertura dei cancelli della necropoli situata nell’ex area militare rappresenta il coronamento di un lungo percorso di valorizzazione del patrimonio storico dell’isola. Questo settore del sito, interdetto per ben novanta anni in attesa di una completa sistemazione logistica, amplia l’offerta del parco e permette ai visitatori di comprendere a fondo la reale estensione e la complessità della città antica.

La sinergia istituzionale dietro il grande traguardo

Il successo di questa operazione straordinaria poggia sull’impegno comune e appassionato di tre grandi attori del territorio. Il Comune di Pula, la Fondazione Pula Cultura Diffusa e la Soprintendenza per i Beni Archeologici hanno coordinato gli sforzi per restituire alla collettività uno spazio di inestimabile valore scientifico. Al suo interno, il terreno custodisce testimonianze fondamentali per ricostruire le origini di Nora e i suoi fitti legami commerciali con le altre civiltà marine. Nel settore settentrionale dell’ex base, gli archeologi dell’Università di Padova conducono dal 2013 un programma di scavo che ha riportato alla luce una vasta necropoli. Le comunità antiche utilizzarono questo spazio per circa sette secoli, attraversando indenni l’età fenicia e l’epoca punica.

I segreti delle tombe a incinerazione e i riti ipogei

Gli scavi scientifici svelano dettagli affascinanti sulla vita e sulla morte dei primi abitanti. Le sepolture più antiche risalgono alla fine del IX secolo a.C. e appartengono proprio ai primi decenni della colonizzazione fenicia. Gli archeologi hanno individuato tombe a incinerazione scavate direttamente nella roccia, dove i parenti deponevano le ceneri dei defunti in piccoli pozzetti. La necropoli di Nora rappresenta un unicum in Sardegna, poiché costituisce l’unica area funeraria fenicia dell’isola che gli studiosi hanno indagato con metodologie moderne e che mostra un eccellente stato di conservazione. Nel corso dei secoli, tra il V e il III secolo a.C., i punici modificarono le usanze: l’inumazione sostituì l’incinerazione e gli operai del tempo realizzarono maestose camere funerarie ipogee, simili a quelle delle grandi città cartaginesi.

I corredi inviolati viaggiano verso il Museo Patroni

Le ricerche regalano continue emozioni grazie al rinvenimento di numerose tombe rimaste completamente inviolate e protette dai saccheggi per millenni. I corredi funerari – ricchi di ceramiche raffinate, preziosi oggetti metallici e rari manufatti in vetro – offrono informazioni preziose sui commerci e sulla vita quotidiana. Oggi il Museo Civico “Giovanni Patroni” di Pula custodisce ed espone questi reperti straordinari. Gli studi indicano l’esistenza di una complessa rete di relazioni che collegava i fenici alle popolazioni nuragiche dell’interno. Inserendo Nora nei circuiti commerciali della Spagna, del Levante, della Grecia e del Nord Africa. La frequentazione proseguì anche in età romana, quando un quartiere artigianale occupò la vecchia necropoli.

La voce dei protagonisti di una giornata epocale

Le autorità locali esprimono un entusiasmo travolgente per i riflessi economici e culturali dell’evento. Il sindaco di Pula, Walter Cabasino, definisce la giornata un momento storico per l’intera Sardegna, sottolineando le ricadute sul territorio ma ricordando anche la fragilità del sito, che mostra ancora i segni del passaggio dell’uragano Harry. Il docente Jacopo Bonetto dell’Università di Padova conferma che le attività sul campo riprenderanno il 31 agosto per aggiungere nuovi tasselli storici. L’archeologa Chiara Pilo evidenzia il delicato equilibrio tra scoperta e conservazione, mentre Andrea Boi e Clara Pili, vertici della Fondazione, spiegano come l’apertura trasformerà la visita in un’esperienza immersiva ed evolutiva, arricchita da percorsi serali. Infine, l’assessora alla Cultura Manuela Serra saluta questa restituzione internazionale come un vero e proprio atto d’amore verso la storia dell’isola.