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Cagliari, violenza dopo i selfie a Marina Piccola: 40enne algerino lascia il carcere con l’obbligo di firma

Luglio 14, 2026 · Paolo Rapeanu

Ricostruita la dinamica dell’aggressione ai danni di una ragazzina, minorenne, nel porticciolo di Marina Piccola a Cagliari

Ricostruita la dinamica dell’aggressione ai danni di una ragazzina, minorenne, nel porticciolo di Marina Piccola a Cagliari. Sabri Souaissa, cittadino algerino di 40 anni e richiedente asilo, ha lasciato il carcere di Uta. Questa la decisione assunta dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cagliari, Luca Melis, al termine dell’udienza di convalida del fermo per l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di una minorenne di soli tredici anni.

L’episodio, come riporta L’Unione Sarda, che ha destato profonda commozione e preoccupazione tra i frequentatori della rinomata località balneare del Poetto, si era consumato lo scorso venerdì nella cornice di Marina Piccola.

L’indagato, difeso di fiducia dall’avvocato Alessandro Falconi, ha scelto una linea difensiva improntata alla massima cautela durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip.

Comparso in tribunale, il quarantenne si è infatti avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del giudice e del pubblico ministero.

Ha tuttavia voluto rilasciare alcune brevissime dichiarazioni spontanee per respingere con forza le pesanti accuse che pendono sulla sua testa: “Non ho fatto nulla. Solo due selfie”. Poche parole, pronunciate nel tentativo di ridimensionare un quadro indiziario che gli investigatori della Polizia di Stato considerano invece solido e dettagliato.

La ricostruzione dei fatti: dal pretesto della foto all’aggressione

La vicenda risale alla scorsa settimana e si è sviluppata in uno dei punti nevralgici del tempo libero dei giovani cagliaritani. Secondo quanto minuziosamente ricostruito dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Cagliari, guidati dal dirigente Davide Carboni, il quarantenne algerino avrebbe agganciato la tredicenne con una scusa apparentemente banale e innocua: quella di scattare qualche fotografia insieme, sfruttando la suggestiva cornice del porticciolo turistico ai piedi della Sella del Diavolo.

La ragazzina, non immaginando le reali intenzioni dell’uomo, avrebbe acconsentito alla richiesta. Ma subito dopo lo scatto dei selfie, la situazione è degenerata rapidamente in violenza. Stando alle accuse formulate dagli inquirenti e coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Daniele Caria, Souaissa avrebbe improvvisamente afferrato la giovane per una mano, costringendola a subire palpeggiamenti nelle parti intime.

Le indagini lampo della Squadra Mobile e la prova nei telefoni

Subito dopo l’aggressione, la minorenne è rientrata a casa visibilmente sotto choc e ha trovato la forza di raccontare l’accaduto alla madre. La donna non ha esitato un solo istante, stringendosi attorno alla figlia e presentandosi immediatamente negli uffici della Questura per sporgere denuncia. Da quel momento è scattata una vera e propria corsa contro il tempo per identificare il presunto responsabile. Sino a trovarlo, nel giro di un giorno.

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La decisione del gip: obbligo di firma e ritorno a Monastir

Nonostante la gravità del reato contestato, violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima e la convalida del fermo da parte del gip Luca Melis, l’esito dell’udienza ha stabilito la scarcerazione del quarantenne. La decisione del giudice si fonda su una valutazione tecnica legata alle esigenze cautelari e allo status logistico dell’indagato.

Sabri Souaissa risulta infatti regolarmente registrato e ospitato presso il Centro di permanenza per i rimpatri di Monastir, struttura situata a pochi chilometri dal capoluogo sardo. Il giudice ha ritenuto che il forte legame territoriale con il centro di accoglienza, unito alla reperibilità costante dell’indagato all’interno della struttura, riducesse sensibilmente il pericolo di fuga. Di conseguenza, il gip ha valutato come misura cautelare sufficiente e proporzionata quella dell’obbligo di firma quotidiano presso la polizia giudiziaria. L’uomo ha così potuto lasciare il carcere di Uta.