Villa extra lusso a Porto Giunco, no degli ecologisti: “Basta cemento a Villasimius”
Cemento a Villasimius e super villa tra Porto Giunco e Notteri: la protesta ecologista
Un durissimo scontro ambientale infiamma la costa sud-orientale della Sardegna, accendendo i riflettori su uno dei litorali più famosi e fragili del Mediterraneo. Al centro della polemica si trova la nascita del complesso residenziale d’élite denominato “Villa Giunco”, una struttura che dovrebbe sorgere nel territorio di Villasimius. La notizia solleva forti polemiche per la vicinanza estrema alla celebre spiaggia di Porto Giunco e allo stagno di Notteri, un ecosistema umido protetto che ospita i fenicotteri rosa. Le denunce sul rischio di nuovo cemento a Villasimius tra Porto Giunco e Notteri accendono il dibattito sulla reale sostenibilità dello sviluppo turistico isolano.
La mobilitazione degli ecologisti cresce di ora in ora. Gli attivisti contestano la trasformazione di un’area naturalistica di enorme pregio in un insediamento privato, accusando i promotori di camuffare una classica operazione immobiliare dietro etichette ecologiche. Le associazioni promettono una battaglia legale e mediatica senza sconti per bloccare l’iter autorizzativo prima dell’apertura dei cantieri.
Il trucco del finto ecologismo dietro la dimora da sogno
Le Guardie Ambientali della Sardegna respingono fermamente le rassicurazioni della società immobiliare, parlando apertamente di una grande operazione di facciata. “Oggi ci troviamo a parlare non solo come organizzazione di tutela ambientale, ma come custodi di un patrimonio che appartiene a tutti i sardi e alle generazioni future. Siamo qui per alzare la voce contro l’ennesimo paradosso che rischia di consumarsi sulle nostre coste”, spiegano i portavoce dell’associazione con una nota ufficiale.
I progettisti presentano l’opera attraverso l’uso di termini come bioedilizia, eco-sostenibilità, reversibilità delle strutture e riqualificazione dell’esistente. Il piano prevede l’abbattimento di alcuni vecchi scheletri di cemento risalenti agli anni Settanta, nati da una vecchia lottizzazione speculativa che il Piano Paesaggistico Regionale del 2006 aveva bloccato. I costruttori dipingono questa demolizione come un atto di generosità e amore verso l’ambiente.
Gli ecologisti, tuttavia, non accettano questa ricostruzione dei fatti. “Ma noi non ci lasciamo ingannare dal greenwashing, il lavaggio ecologico della coscienza, la realtà è un’altra: si cancella una vecchia speculazione edilizia incompiuta non per restituire la terra alla natura”, ma per fare spazio a una nuova lottizzazione extra-lusso “privata ed esclusiva”, denunciano con rabbia i custodi della natura.
Un ecosistema delicatissimo sotto la lente della DDA ambientale
Il progetto prevede l’occupazione di un’area privata immensa, che si estende per oltre diciassette ettari. Questo fazzoletto di terra si inserisce all’interno di specifiche Zone di Protezione Speciale e di Conservazione, collocate tra il promontorio di Capo Carbonara e la splendida Punta Molentis. Secondo i piani, questo paradiso diventerà il giardino recintato e blindato di una singola residenza da sogno, dotata di cinque camere da letto padronali, ampie verande panoramiche e una piscina monumentale.
Gli attivisti spiegano il meccanismo burocratico che permette questa operazione edilizia a pochi passi dall’acqua. Gli investitori utilizzano il sistema del trasferimento dei volumi sfruttando alcune pieghe delle leggi regionali vigenti. In questo modo, l’azienda abbatte i ruderi vicino allo stagno per ricostruire la nuova villa poco più indietro. Questo meccanismo sposta oltre 560 metri cubi di volume geometrico all’interno di un ecosistema delicatissimo.
L’associazione lancia un allarme che riguarda il futuro dell’intera isola: “Un precedente pericoloso, se passa il principio che basta usare il legno X-LAM o i coppi sardi per avere il diritto di edificare e colonizzare i retrospiaggia più preziosi della Sardegna, allora nessuna cala, nessuna duna e nessun ecosistema sarà più al sicuro. La tutela della natura non può diventare un lusso per pochi eletti”.
L’appello formale alla Regione per fermare il via libera
Per i difensori del territorio esiste una sola strada percorribile per salvare la costa. “Come organizzazione di tutela ambientale, lo ribadiamo con forza: l’unica vera riqualificazione ambientale è il ripristino naturalistico totale, senza contropartite edilizie”, chiariscono i rappresentanti delle Guardie Ambientali. Secondo la loro linea, le autorità dovevano imporre la demolizione dei vecchi scheletri decenni fa a spese degli stessi responsabili che avevano profanato la costa, restituendo la terra alla flora autoctona e al libero godimento della collettività.
Oggi, al contrario, la burocrazia avalla il baratto di un pezzo di litorale di inestimabile valore in cambio di una dimora per multimilionari. Lo stagno di Notteri e la spiaggia di Porto Giunco richiedono una protezione integrale, che garantisca il silenzio e il rispetto assoluto per l’avifauna migratoria e per la biodiversità locale. Per gli ecologisti, il passaggio di mezzi pesanti, i cantieri edili, le grandi piscine e le nuove strade di accesso minacciano questo equilibrio biologico.
Le Guardie Ambientali della Sardegna si rivolgono quindi direttamente ai vertici politici dell’isola per bloccare la concessione edilizia. “Chiediamo quindi con fermezza all’Assessorato Regionale della Difesa dell’Ambiente di non concedere il via libera a questo progetto. Chiediamo alle istituzioni di smettere di piegare la tutela del paesaggio agli interessi immobiliari dei privati. La Sardegna non è in vendita”, conclude il documento degli ecologisti. Gli attivisti presidieranno il territorio giorno dopo giorno per impedire che Porto Giunco si trasformi nell’ennesimo trofeo per i solarium dei super-ricchi.