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San Gavino, la “doppia rinascita” di Roberto Ortu: “Sopravvissuto a due infarti in 3 giorni”

Marzo 29, 2026 · Paolo Rapeanu

Roberto Ortu di San Gavino, sopravvissuto a due infarti

Sopravvissuto grazie alla prontezza dei medici e alle nuove tecnologie: la storia di Roberto Ortu, 65 anni, di San Gavino, e il suo appello alla prevenzione.

Il malore improvviso tra i campi

Stava lavorando come sempre, intento ad annaffiare il suo terreno nelle campagne di San Gavino, quando un dolore improvviso e violento al petto ha cambiato tutto. È il racconto di Roberto Ortu, 65 anni, che ricorda con lucidità quei momenti drammatici nonostante sia passato qualche mese: “Rendo pubblico solo ora ciò che mi è successo perchè sono arrivato alla conclusione che è meglio stimolare le persone a sottoporsi a controlli medici regolari per evitare situazioni simili a quelle capitate a me”.

«Ero nei campi quando ho sentito un dolore fortissimo. Non capivo cosa stesse succedendo, ma peggiorava minuto dopo minuto», spiega. Nonostante la gravità della situazione, Roberto è riuscito a salire in auto e a dirigersi verso l’ospedale, distante diversi chilometri. Durante il tragitto ha avuto la lucidità di chiamare la moglie, impegnata in un’associazione di volontariato a sostegno delle donne malate di tumore al seno.

Quella corsa contro il tempo si è rivelata decisiva: i medici, una volta arrivato in ospedale, hanno diagnosticato un infarto miocardico in atto.


Controlli recenti e nessun segnale evidente

A rendere la vicenda ancora più sorprendente è il fatto che appena dieci giorni prima Roberto si era sottoposto a una visita cardiologica. «Le analisi erano nella norma. Non avevo mai avuto problemi particolari, nessun sintomo evidente. Solo qualche battito un po’ irregolare, ma nulla di preoccupante», racconta.

Il cardiologo gli aveva semplicemente dato appuntamento a settembre per un controllo Holter. Nulla lasciava presagire quello che sarebbe accaduto di lì a pochi giorni.


Il primo ricovero e l’angioplastica

Arrivato in ospedale, Roberto è stato sottoposto a tutti gli accertamenti: radiografie, prelievi e un ecocardiogramma. Il dolore al petto, inizialmente continuo, alternava momenti di tregua a nuove fitte intense.

Dopo un breve ricovero, è stato trasferito a Monserrato, dove i medici hanno deciso di intervenire con un’angioplastica. «Mi hanno inserito uno stent. L’intervento è durato circa un’ora e mezza. Avevo paura, ma il medico è stato bravissimo a mettermi a mio agio. Mi hanno anche mostrato le immagini durante la procedura, spiegandomi tutto», ricorda.

Dopo l’intervento, Roberto è stato dimesso con la convinzione che il peggio fosse passato.


La ricaduta e la corsa in terapia intensiva

Ma durante il viaggio di ritorno verso San Gavino, qualcosa non andava. «Continuavo a toccarmi il petto, sentivo fastidi molto simili a quelli dell’infarto», racconta.

Una volta arrivato in paese, si è rivolto immediatamente al cardiologo, che ha disposto il ricovero urgente in terapia intensiva. Da lì, un nuovo trasferimento a Monserrato.

Gli esami hanno rivelato il problema: un coagulo di sangue aveva ostruito lo stent appena inserito, impedendo il corretto flusso sanguigno. I medici sono intervenuti nuovamente con una seconda angioplastica per rimuovere i trombi.


Tre interventi per salvarsi la vita

La situazione si è rivelata più complessa del previsto. Dopo cinque giorni in terapia intensiva, Roberto è stato sottoposto a una terza angioplastica, questa volta definitiva, con l’inserimento di un nuovo stent per riaprire un’arteria completamente ostruita.

«Non ho mai fumato», sottolinea, «ma ho capito che il problema era il colesterolo». Una dieta ricca di insaccati, formaggi e fritti, anche se accompagnata da altre abitudini apparentemente sane, si è rivelata un fattore di rischio determinante.


Riabilitazione e nuova consapevolezza

Dopo gli interventi, Roberto ha affrontato un percorso di riabilitazione cardiologica al Brotzu. Un passaggio fondamentale per recuperare forza fisica e fiducia.

La sua vita è stata intensa: ex dj, ha lavorato per anni nel settore delle manutenzioni industriali fin dagli anni Ottanta e più recentemente come ausiliario del traffico per il Comune. Sposato, ha vissuto anche il dolore della perdita dei suoi due figli.

Oggi guarda alla sua esperienza con lucidità e vuole trasformarla in un messaggio per gli altri.


L’appello: “Non trascurate i controlli”

«Ho sottovalutato alcuni controlli», ammette. «Anche se avevo un cardiologo in famiglia, tendevo a rimandare. È un errore che non bisogna fare».

Il suo invito è chiaro: prevenzione e attenzione ai segnali del corpo possono fare la differenza tra la vita e la morte. «Per fortuna oggi esistono tecniche avanzate che salvano la vita. Io ne sono la prova».

Una storia che ricorda quanto sia sottile il confine tra normalità e emergenza, e quanto sia fondamentale non abbassare mai la guardia quando si parla di salute.