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Villasimius, Ministero condannato: maxi risarcimento da oltre 700mila euro per il resort S’Incantu

Maggio 20, 2026 · Cristian Melis

Tar condanna il Ministero per il resort S’Incantu

Una clamorosa svolta giudiziaria scuote il settore turistico e immobiliare del Sud Sardegna. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna scrive la parola fine su un lunghissimo contenzioso che vede contrapposti il mondo imprenditoriale e gli organi statali di tutela paesaggistica. I magistrati di Cagliari accolgono il ricorso della società immobiliare e turistica Tu.Ri.Cost. S.r.l., proprietaria del noto resort S’Incantu situato nella località di Campulongu, a Villasimius. La prima sezione del tribunale sardo firma una sentenza storica che impone al Ministero della Cultura e alla locale Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio il pagamento di un indennizzo pesante. La cifra finale si attesta su ben 737 mila 315 euro, oltre a rivalutazione monetaria e interessi legali.

La genesi dello scontro sul Piano Casa a Villasimius

La complessa vicenda giudiziaria e amministrativa affonda le sue radici nell’autunno del lontano duemilaventi. In data ventiquattro ottobre, la società proprietaria della struttura alberghiera presenta una regolare istanza presso il SUAPE dell’Unione dei Comuni del Sarrabus. L’obiettivo della dirigenza aziendale prevede la realizzazione di un importante incremento volumetrico della struttura alberghiera. Questo piano di sviluppo economico e strutturale sfrutta le maglie e le opportunità del celebre Piano Casa, precisamente l’articolo trentuno della Legge Regionale Sardegna numero 8 del 2015.

La proposta imprenditoriale mira a effettuare un salto di qualità totale per il complesso ricettivo. Il progetto include la creazione di una grande sala ristorante, un centro benessere con spa, un bar e ulteriori locali di pregio. Tali interventi possiedono il potenziale concreto per garantire un prestigioso upgrade della classificazione dell’hotel, traghettando la struttura verso le quattro stelle superiori o le cinque stelle.

L’ostruzionismo della Soprintendenza e il verdetto della Corte Costituzionale

Il percorso burocratico subisce però una brusca e inaspettata battuta d’arresto. La Soprintendenza ABAP di Cagliari, Oristano e Sud Sardegna si inserisce nella conferenza di servizi esprimendo per ben due volte un netto parere negativo. Gli uffici ministeriali depositano questi atti in ritardo, precisamente nei mesi di aprile e maggio del duemilaventuno. Questi veti bloccano del tutto l’iter edilizio, costringendo il SUAPE a emettere un provvedimento di diniego totale.

La società sarda non accetta il blocco e avvia una dura battaglia legale davanti al TAR, assistita dagli avvocati Nicola Melis e Gianluca Pasquale Pierre Filigheddu. Nel frattempo, lo scontro assume una rilevanza istituzionale enorme. La Regione solleva un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale proprio contro la sistematica disapplicazione delle leggi regionali sarde da parte delle Soprintendenze dello Stato. La Consulta dà pienamente ragione all’ente regionale con la famosa sentenza numero ventisei del 2022. I giudici costituzionali annullano i pareri negativi, chiarendo che lo Stato non possiede il potere di disapplicare in autonomia una norma della Regione Sardegna sul Piano Casa, anche nelle aree soggette a vincolo.

Il pasticcio burocratico e la beffa del SUAPE

La vittoria davanti alla Consulta si trasforma però in una trappola temporale. Mentre il TAR Sardegna prende atto dell’annullamento dei veti ministeriali, un’ulteriore sentenza della Corte Costituzionale cancella le proroghe successive del Piano Casa sardo. Quando il Comune di Villasimius riapre formalmente l’istruttoria sul resort S’Incantu, si ritrova costretto a respingere nuovamente il progetto. Il motivo? La legge regionale per l’ampliamento non risulta più in vigore.

Gli imprenditori della Tu.Ri.Cost. S.r.l. perdono così la possibilità concreta di edificare le nuove cubature per un comportamento scorretto della pubblica amministrazione. Se la Soprintendenza avesse agito legittimamente e nei tempi corretti entro il trentuno dicembre duemilaventi, l’hotel avrebbe ottenuto l’autorizzazione edilizia ben prima del caos normativo successivo. Per questa ragione, la holding avvia un secondo giudizio per chiedere il ristoro dei danni subiti per via della condotta colposa dell’ente statale.

I calcoli dei giudici del TAR per la perdita di chance

Nel corso dell’udienza pubblica del dieci dicembre duemilaventicinque, il consigliere estensore Oscar Marongiu e il presidente Marco Buricelli esaminano nel dettaglio le richieste economiche della difesa. La società ricettiva chiede originariamente oltre sette milioni di euro, calcolando le spese vive di progettazione e il mastodontico lucro cessante dovuto ai mancati guadagni futuri della ristorazione e dei servizi alberghieri mai nati.

Il tribunale cagliaritano riconosce pienamente l’illiceità del comportamento dei funzionari del Ministero della Cultura, definendo la loro condotta come apertamente contraria alla legge. Tuttavia, il collegio decide di applicare un forte abbattimento in via equitativa del risarcimento complessivo, quantificando il danno attraverso i parametri giuridici della cosiddetta perdita di chance. I magistrati sottolineano che il successo continuativo e virtuoso di un’attività d’impresa futura non può essere calcolato come un dato certo al cento per cento. Per questa ragione, il Tar riduce la somma richiesta del novanta percento, fissando l’indennizzo definitivo a quota 737.315 euro. Lo Stato italiano dovrà pagare questa cifra entro sessanta giorni.