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Cronaca

Addio Alex Zanardi, il “cavaliere d’acciaio” morto a 59 anni: legame speciale con Pula e sud Sardegna

Il campione, da "gigante" di Formula 1 a conquistatore di medaglie nei circuiti paralimpici, ha partecipato a due "challenge" al Forte Village

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L’ultima corsa del “cavaliere d’acciaio”: addio ad Alex Zanardi, l’uomo che insegnò al mondo a volare

Si è spento oggi Alex Zanardi. E mentre il mondo dello sport si ferma per tributargli l’onore che si deve ai giganti, resta un’immagine nitida che va oltre le piste di Formula 1 o i circuiti paralimpici: il suo sorriso stagliato contro l’azzurro del mare di Pula. Se c’è un luogo che ha saputo accogliere l’anima indomita di Alex, quel luogo è la Sardegna, e in particolare il sud dell’isola, dove l’atleta bolognese ha scritto alcune delle pagine più umane e vibranti della sua “seconda vita”.

Un record che profuma di salsedine

Il legame tra Zanardi e il territorio di Pula non è stato solo una parentesi agonistica, ma un vero e proprio sodalizio elettivo. Nel 2017, Alex scelse il Forte Village Challenge Sardinia per chiudere una stagione trionfale. Arrivava da un record mondiale stabilito a Barcellona, ma per lui la gara sarda non era una passerella: era una sfida contro se stesso.

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In quell’occasione, Alex scese in acqua per i 1900 metri di nuoto, pedalò per 90 km sulla sua handbike tra i tornanti panoramici della costa e concluse con i 21 km di corsa in carrozzina olimpica. Vedere la sua sagoma sfrecciare lungo la costa di Pula significava assistere alla perfetta sintesi tra tecnologia e volontà umana. Come riportato dalle cronache della FITRI, Zanardi non cercava solo il cronometro, ma la bellezza di un territorio che sentiva affine alla sua forza primordiale.

“Una vita già coloratissima”

Ma è nel 2018 che Alex ha lasciato a Pula la sua eredità spirituale più profonda. Al termine di un’altra prestazione maiuscola al Challenge Sardinia, le sue parole risuonarono come un inno alla gioia: “È stata un’altra giornata che va a colorare la mia vita, già coloratissima”, dichiarò con quel filo di ironia che lo rendeva invincibile.

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Per Zanardi, gareggiare a Pula non significava solo affrontare un triathlon estremo, ma immergersi in una comunità. Amava il calore della gente lungo le strade, il profumo della macchia mediterranea e la durezza di un percorso che non faceva sconti a nessuno. In Sardegna, Alex non era “il disabile che ce l’ha fatta”, ma l’atleta puro che sfidava il vento e la fatica, ricordandoci che “la vita è come un caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi gustare devi girare il cucchiaino”.

L’eredità di Alex Zanardi

Zanardi ci lascia una lezione che rimarrà scolpita tra le rocce di Santa Margherita di Pula: il limite non è un muro, ma un orizzonte da spostare un po’ più in là. Con la sua handbike ha solcato l’asfalto sardo lasciando solchi di speranza. Oggi che il traguardo finale è stato tagliato, ci piace immaginarlo ancora lì, intento a “girare il cucchiaino”, con il mare di Pula alle spalle e lo sguardo rivolto verso l’infinito. L’Italia perde un campione, ma il mondo guadagna un mito eterno.

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