L’Arcivescovo di Cagliari contro Trump: “La Chiesa non teme i potenti”
L’Arcivescovo di Cagliari Baturi sfida Trump e difende il ruolo della Chiesa sulla pace
Il ruolo della Chiesa nel panorama internazionale non ammette riduzioni a semplice strumento di parte. L’Arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, interviene con fermezza nel dibattito che vede la Santa Sede al centro di tensioni geopolitiche globali. La riflessione scaturisce dalle recenti esternazioni di Donald Trump e di J.D. Vance, che hanno rivolto critiche dirette al Papa e alla gerarchia cattolica. Baturi chiarisce che la missione ecclesiale attraversa la storia senza timore degli uomini, rifiutando categoricamente di entrare in dinamiche di potere che schierano una fazione contro l’altra. La Chiesa non può e non deve diventare un’appendice della politica astratta.
Il rifiuto dell’idolatria del potere e del denaro
L’analisi dell’Arcivescovo identifica la radice profonda dei conflitti nella gestione egoistica delle risorse e dell’autorità. La guerra nasce infatti da un delirio di onnipotenza che mette al centro l’idolatria di sé, del denaro e del successo personale. Chi si percepisce come un assoluto, spiega Baturi, ha bisogno di creare nemici o di assoldare complici, alimentando una spirale di violenza che distrugge la dignità umana. La Chiesa risponde a questa logica con il messaggio della risurrezione, che non è un’astrazione ma una proposta concreta di pace fondata sulla giustizia e sul valore inalienabile di ogni individuo.
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Teologia politica e indipendenza della Chiesa di Cagliari
Una posizione limpida e coerente con il Vangelo può risultare fastidiosa per chi cerca legittimazioni ideologiche. Baturi parla apertamente di una teologia politica che non si piega ai desideri dei leader mondiali. La morale cristiana comporta inevitabilmente scelte che incidono sulla socialità, ma queste non derivano da una convenienza elettorale. La Chiesa interroga la responsabilità delle coscienze, esortando i potenti a deporre le armi e ad ascoltare il grido di aiuto che giunge dai più deboli e dai bambini. Il futuro, secondo l’Arcivescovo, appartiene a chi cerca sinceramente la verità e la libertà, oltre ogni confine nazionale.
Strumenti di pace contro le ferite della violenza
Il compito affidato ai credenti e alle comunità locali riguarda la guarigione delle lacerazioni prodotte dall’incoscienza umana. L’appello di Baturi non è un invito al disimpegno, ma una chiamata a essere veri strumenti di pace e riconciliazione. Molte ferite della società contemporanea derivano dal disconoscimento del valore dell’altro. Costruire una convivenza migliore significa tradurre l’annuncio cristiano in gesti quotidiani di accoglienza, dimostrando che la fraternità costituisce un legame più forte di qualsiasi rivalità geopolitica. La preghiera affinché Dio suggerisca pensieri di pace ai potenti diventa così un atto di impegno civile per l’intera comunità di Cagliari.
La speranza degli uomini di Dio nel mondo attuale
In un’epoca segnata dal disprezzo per le istituzioni religiose quando queste non risultano funzionali al potere, la Chiesa ribadisce la propria alterità. Parlare di pace non rappresenta un ripiegamento intimistico, ma l’unica via possibile per garantire un futuro alla civiltà. L’Arcivescovo conclude la sua riflessione ricordando che il cristiano crede fermamente nell’uomo e nel bene che risiede nel fondo della sua coscienza. Solo attingendo a questa radice comune sarà possibile superare le attuali logiche di distruzione, puntando su una giustizia che non esiti a perdonare e su un amore che comprenda tutti, senza esclusioni dettate dalla propaganda.