Sardegna, stop alle bombe nei poligoni: “I privati affittano l’Isola per testare armi”
Bocciato il calendario delle esercitazioni militari in Sardegna del secondo semestre 2026
Una decisione storica scuote i rapporti tra la Sardegna e lo Stato Maggiore della Difesa. Nella riunione tenutasi a Cagliari il 30 Giugno 2026 presso la sede del Comando Militare dell’Esercito, il Comitato Misto Paritetico per le servitù militari (Co.Mi.Pa.) ha respinto a larga maggioranza il programma delle attività a fuoco nei poligoni sardi previsto per la seconda metà dell’anno. Come riporta L’Unione Sarda oggi in edicola, l’organismo ha espresso un chiaro stop politico che congela le manovre belliche in gran parte dell’Isola, segnando una spaccatura profonda tra la componente civile e le autorità militari.
I rappresentanti di nomina regionale, esercitando i propri poteri legali, hanno bloccato il piano dei comandi per la seconda volta negli ultimi sette anni, la prima dall’inizio dell’attuale legislatura. Al centro della contestazione si staglia una totale mancanza di trasparenza sull’attività di soggetti privati all’interno delle aree addestrative. I civili denunciano l’assenza di dettagli sull’uso delle strutture da parte di non meglio identificate “Ditte”, ovvero industrie degli armamenti che affitterebbero i terreni sardi per condurre ricerche, collaudare nuovi sistemi d’arma o presentare produzioni belliche a potenziali acquirenti internazionali.
I poligoni nel mirino: passa solo S’Ena Ruggia
Il voto del Comitato ha colpito in modo differenziato i quattro siti strategici dell’Isola. I componenti del Co.Mi.Pa. hanno concesso il via libera all’unanimità esclusivamente per il calendario delle attività di S’Ena Ruggia. Al contrario, la netta bocciatura a maggioranza ha travolto i programmi operativi di tre dei più imponenti insediamenti del Mediterraneo: Capo Teulada, Capo Frasca e il Salto di Quirra.
La decisione scaturisce dalla necessità impellente di rifondare un dialogo paritario e limpido tra le istituzioni locali e l’amministrazione della Difesa. I rappresentanti sardi contestano apertamente un metodo basato su comunicazioni tardive o risposte parziali. Giudicate incompatibili con le prerogative del comitato. Il diniego sul documento di pianificazione diventa così lo strumento giuridico per pretendere chiarimenti formali sui volumi di fuoco e sulle reali finalità delle attività ospitate nei territori costieri e dell’interno.
Impatto economico e il nodo irrisolto delle bonifiche
La massiccia estensione del demanio militare in Sardegna continua a condizionare lo sviluppo e la qualità della vita delle popolazioni residenti. I delegati civili evidenziano come i vincoli imposti dalle attività della Difesa sottraggano fette importanti di territorio alle economie locali. Penalizzando il turismo, l’agricoltura e il libero godimento delle risorse naturali.
Un capitolo particolarmente doloroso riguarda la mancata esecuzione dei piani di risanamento ambientale. Il Comitato ritiene improrogabili gli interventi di caratterizzazione e le successive operazioni di bonifica delle aree inquinate dal piombo e dai residui bellici. Interventi promessi da anni ma mai avviati concretamente. Alla luce del delicato scenario geopolitico globale, la Sardegna rifiuta di sopportare un carico di servitù sproporzionato. Aggravato da continui rinvii istituzionali che frenano la crescita sociale ed economica delle comunità.
La richiesta di un dibattito politico regionale
La bocciatura del calendario del secondo semestre del 2026 non rappresenta un semplice intoppo burocratico, ma un preciso atto di indirizzo. I componenti del Co.Mi.Pa. chiedono l’apertura immediata di una discussione istituzionale che punti alla riduzione progressiva e alla riorganizzazione della presenza delle forze armate nell’Isola. Il tutto attraverso obiettivi chiari, misurabili e verificabili nel tempo.
Per superare lo stallo e ridefinire un modello di convivenza sostenibile, l’organismo propone l’organizzazione di un grande Convegno Regionale interamente dedicato al tema delle servitù militari. L’appuntamento dovrà vedere la partecipazione attiva della Difesa, delle istituzioni regionali e delle amministrazioni locali. Fino a quando lo Stato non presenterà un piano credibile, accompagnato da tempi certi e risposte complete sul futuro dei poligoni, la componente civile manterrà la linea del rigore a tutela del popolo sardo.