Commercio in ginocchio in Sardegna: nel 2025 in fumo oltre 4 mila imprese
Crisi del commercio in Sardegna: chiudono migliaia di negozi
Il collasso del comparto economico cancella migliaia di attività e svuota progressivamente i centri storici della nostra isola. La crisi del commercio in Sardegna: chiudono migliaia di negozi non rappresenta più una minaccia futura, ma una realtà tangibile che impoverisce le nostre città e i piccoli comuni dell’interno.
I dati ufficiali dell’Ufficio Studi di Confcommercio, elaborati su base Movimprese, scattano una fotografia drammatica per l’economia sarda. Nel solo comparto dei servizi, l’isola registra la chiusura di ben 4.363 imprese in un singolo anno, precisamente nel 2025. Un dato inquietante che certifica una crisi profonda, strutturale e apparentemente inarrestabile. Le saracinesche abbassate testimoniano visivamente il declino economico di ampie zone del territorio isolano.
Il crollo verticale del commercio al dettaglio
I piccoli negozi di vicinato pagano il prezzo più alto di questa dinamica economica negativa. Negli ultimi dieci anni, la Sardegna perde quasi una impresa del commercio su sei, un colpo durissimo per la stabilità economica regionale. Il commercio al dettaglio mostra la ferita più evidente, con un calo che supera il 21,5% tra il 2015 e il 2025. Nel 2015 l’isola contava ben 26.280 imprese attive al dettaglio, scese drammaticamente a 20.635 nel 2025. Solo nell’ultimo anno, il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni in tutto il settore commerciale resta negativo per oltre mille unità, fermandosi a un preoccupante meno 1.088. Questa emorragia costante priva l’isola di importanti quote di ricchezza e di posti di lavoro preziosi.
La trasformazione identitaria dei centri storici
I centri storici sardi cambiano volto rapidamente, perdendo la propria identità originaria e la storica vivacità sociale. Gli esercizi di vicinato tradizionali, come alimentari, negozi di abbigliamento, edicole e ferramenta, registrano una contrazione di circa il 13% nell’arco degli ultimi tredici anni. Al loro posto, cresce unicamente il peso di bar e ristoranti, che modificano l’offerta urbana. Questo squilibrio trasforma il tessuto urbano, ma non garantisce i servizi essenziali ai residenti, lasciando intere aree urbane prive di presidi fondamentali per la vita quotidiana delle famiglie.
Il peso della demografia e dell’e-commerce
Due fattori strutturali stringono il commercio fisico in una morsa letale: la demografia calante e la tecnologia digitale. Da un lato, l’invecchiamento progressivo della popolazione sarda e un tasso di natalità quasi dimezzato in vent’anni riducono drasticamente la base dei consumatori locali. Dall’altro lato, l’esplosione dei colossi dell’e-commerce, che raddoppiano il proprio valore di mercato a livello nazionale in pochissimo tempo, sottraggono quote vitali ai negozi fisici di prossimità. I consumatori cambiano abitudini d’acquisto rapidamente e la rete commerciale tradizionale non regge l’urto di questa competizione globale.
Le risorse del DL 203 sotto accusa
La politica regionale risponde alla crisi con misure che gli operatori giudicano largamente insufficienti per arginare il disastro. La Regione Sardegna, tramite il disegno di legge di variazione di bilancio denominato DL 203, stanzia fondi a sostegno del comparto economico. Tuttavia, la cifra complessiva ammonta a poco più di 4 milioni di euro per l’anno 2026. “Parliamo di un segnale positivo ma del tutto insufficiente”, afferma Sandro Guiso, Direttore Regionale di Confcommercio Sardegna. Secondo Guiso, una cifra così modesta non incide in modo significativo su un fenomeno che travolge migliaia di attività in tutta l’Isola. L’associazione chiede quindi un incremento immediato della dotazione finanziaria e criteri speciali per proteggere i negozi nei centri storici e nei piccoli comuni dell’isola.
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Un investimento necessario per il territorio sardo
I rappresentanti delle imprese rifiutano logiche assistenziali e pretendono una programmazione economica seria e lungimirante. Emanuele Frongia, componente dell’Assemblea dell’Associazione, definisce le risorse un investimento necessario per l’intero territorio sardo. Ogni euro che la politica destina al commercio di vicinato genera occupazione stabile, garantisce sicurezza sociale e mantiene vivi i centri urbani dell’isola. Confcommercio Sardegna promette battaglia in Consiglio regionale per ottenere un impegno politico coerente con la gravità della situazione attuale. Senza interventi strutturali immediati, l’isola rischia di perdere per sempre il cuore pulsante della sua economia locale, aggravando lo spopolamento delle zone interne.