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Sardegna

Maxi manifestazione a Cagliari contro l’arrivo dei mafiosi del 41bis: in piazza Regione, sindaci e semplici cittadini

Febbraio 13, 2026 · Paolo Rapeanu

La Sardegna si mobilita contro la “nuova servitù carceraria”: il 28 febbraio a Cagliari il “no ai mafiosi del 41bis”

La Sardegna si mobilita contro la nuova servitù carceraria: in piazza il 28 febbraio a Cagliari

L’Isola si prepara a una grande mobilitazione popolare contro la decisione del Governo di concentrare tre dei sette istituti penitenziari italiani destinati esclusivamente al 41bis.

Uta (Cagliari), Bancali (Sassari) e Badu ’e Carros (Nuoro) sono le strutture già individuate dal Governo.

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Manifestazione sabato 28 febbraio dalle 11 in piazza Palazzo a Cagliari, promossa dalla Presidente della Regione Alessandra Todde, sindaci dei territori interessati, cittadini e associazioni.

Tutti uniti in una mobilitazione ampia e trasversale che supera ogni appartenenza politica.

Non è in discussione la lotta alle mafie né l’esistenza del 41bis. È in discussione una scelta ritenuta sproporzionata e imposta, che assegna alla Sardegna quasi la metà dell’intero sistema carcerario di massima sicurezza nazionale, senza un confronto preventivo con la Regione e senza una valutazione pubblica degli impatti sociali, economici e territoriali.

Dopo decenni di servitù militari, si profila quella che viene definita una nuova “servitù carceraria”. Una decisione che rischia di gravare su territori già fragili, incidendo sul tessuto economico e sociale, e che comporterebbe anche il trasferimento di detenuti sardi nella Penisola, con pesanti conseguenze per le loro famiglie.

La presidente Todde aveva già espresso al Ministro Nordio la contrarietà della Regione, ribadendo che la Sardegna non può diventare la “Cayenna d’Italia”. Tuttavia, la decisione è stata formalizzata il 18 dicembre in Conferenza Stato-Regioni senza un reale coinvolgimento dell’Isola e nel mancato rispetto del principio di leale collaborazione tra Stato e autonomia speciale.

La mobilitazione del 28 febbraio sarà una risposta pacifica ma determinata. Cittadini, amministratori, lavoratori, imprese, studenti e associazioni sono chiamati a partecipare per chiedere: la sospensione immediata di qualsiasi decisione esecutiva, l’apertura di un tavolo istituzionale Stato–Regione Sardegna, una valutazione pubblica e indipendente degli impatti e un criterio nazionale equo e proporzionato nella distribuzione delle strutture.

“La Sardegna non è il carcere d’Italia, non è una colonia e non è una discarica di problemi”. Con questo messaggio, la presidente Todde, i sindaci e il Comitato “No a nuove servitù” rilanciano un appello all’unità e alla partecipazione democratica.

La Sardegna non chiede privilegi: chiede rispetto”.

Alla manifestazione hanno già aderito, oltre alla presidente di Regione, il presidente del Consiglio Regionale, tutti i partiti che compongono il campo largo in Sardegna, i sindaci di Sassari, Nuoro e Uta, il sindaco di Cagliari, il sindaco di Quartu, le giovanili dei rispettivi partiti, Uil, Cisl, SMI (sindacato medici italiani), la Garante regionale per le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, l’Associazione “Socialismo Diritti Riforme”, il centro studi agricoli. Nelle prossime ore sono attese numerose altre adesioni di vario genere.