Policlinico di Monserrato: prima protesi d’anca in 3D ricostruita su misura per il paziente
Protesi anca 3D su misura primo intervento al Policlinico
Protesi anca 3D su misura, primo intervento al Policlinico Casula: la sanità della Sardegna scrive una pagina storica nel campo dell’ortopedia e della chirurgia ad alta tecnologia. I chirurghi del polo ospedaliero di Monserrato hanno eseguito con successo un’operazione straordinaria, che restituisce una vita normale a un paziente di 61 anni. L’uomo soffriva da tempo a causa del grave deterioramento di un vecchio impianto, ma l’applicazione della tecnologia digitale ha risolto un quadro clinico che molti ritenevano disperato.
Il paziente aveva ricevuto dieci anni fa una protesi di rivestimento in metallo. Nel tempo, l’usura dell’impianto ha rilasciato microscopici detriti metallici che hanno scatenato una reazione immunitaria violentissima. Questo processo ha generato uno pseudotumor, una massa benigna che ha letteralmente aggredito e riassorbito il tessuto osseo del bacino e del femore. La progressiva scomparsa dell’osso ha causato la mobilitazione della vecchia struttura, togliendo al sessantunenne ogni autonomia motoria e causandogli dolori lancinanti. Dopo numerosi consulti infruttuosi in vari centri specializzati della penisola, l’uomo ha trovato la soluzione definitiva proprio a Cagliari.
Una sinergia perfetta tra chirurgia d’avanguardia e stampa tridimensionale universitaria
L’equipe di Ortopedia e Traumatologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari, guidata dal professor Antonio Capone, ha accettato la sfida medica. I chirurghi hanno compreso immediatamente che i normali dispositivi commerciali non avrebbero garantito alcuna stabilità a causa del vasto vuoto osseo. Per questo motivo, i medici hanno pianificato una strategia personalizzata, che ha richiesto ben quattro ore di delicatissimo lavoro in sala operatoria.
Il successo dell’operazione poggia su una collaborazione istituzionale di altissimo livello. Il laboratorio Unica3D Lab dell’Università di Cagliari, sotto il coordinamento del professor Giuseppe Marongiu, ha analizzato i dati della tomografia computerizzata preoperatoria del paziente. Gli specialisti hanno così riprodotto un modello virtuale perfetto del bacino lesionato. Successivamente, l’azienda Permedica ha tradotto questi dati in realtà, stampando una struttura in titanio che ricalca millimetricamente l’anatomia del paziente. Contemporaneamente, l’ospedale ha ottenuto il tessuto osseo necessario per il riempimento biologico direttamente dalla Banca dell’Osso Nazionale del prestigioso Istituto Rizzoli di Bologna.
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Il paziente cammina già dopo quarantotto ore e l’ortopedia sarda guarda al futuro della robotica
I vantaggi di questa eccezionale tecnologia 3D si sono manifestati immediatamente nel decorso postoperatorio. Il perfetto incastro della struttura anatomica e la stabilità del trapianto biologico hanno permesso una mobilizzazione rapidissima. Il sessantunenne ha mosso l’articolazione subito dopo il risveglio dall’anestesia. Soltanto due giorni dopo il complicato intervento, l’uomo ha iniziato a camminare nei corridoi del reparto con l’ausilio di un deambulatore, supportato dal lavoro coordinato di infermieri e fisioterapisti.
Il professor Capone precisa che la chirurgia personalizzata rappresenta il futuro della disciplina, anche se i costi notevoli e i lunghi tempi di produzione confinano attualmente queste procedure ai casi di estrema complessità. Tuttavia, la sanità sarda non intende fermarsi. Il professor Marongiu evidenzia come l’introduzione imminente della chirurgia robotica permetterà presto di abbattere i tempi di realizzazione degli impianti e la durata stessa delle operazioni. Questa innovazione renderà i trattamenti personalizzati accessibili a un numero molto più elevato di cittadini, riducendo drasticamente i viaggi della speranza verso gli ospedali del nord Italia.
Questo successo dimostra l’alto livello tecnologico raggiunto dalle strutture ospedaliere dell’isola nella cura delle patologie articolari complesse.