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Sardegna

Sardegna “invasa” da 41bis, tutti contrari: “Inaccettabile l’arrivo dei detenuti nelle nostre carceri”

Febbraio 8, 2026 · Paolo Rapeanu

41bis, i sindacati contro l’imposizione: “La Sardegna non può pagare scelte calate dall’alto”

“Lo Stato non può ricordarsi della Sardegna soltanto quando c’è da risolvere un problema scaricandole addosso un onere senza valutarne le conseguenze”. Con queste parole i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, Fausto Durante, Pier Luigi Ledda e Fulvia Murru, intervengono con forza nel dibattito sul trasferimento dei detenuti sottoposti al regime del 41-bis nelle carceri sarde di Bad’e Carros, Bancali e Uta. Una scelta che i sindacati giudicano inaccettabile e che apre un fronte di forte tensione tra il territorio e il governo nazionale.

Una decisione definita “profondamente scorretta”
La posizione delle organizzazioni sindacali è netta: contrarietà totale e disponibilità alla mobilitazione. Il trasferimento dei detenuti in 41-bis viene definito “una decisione profondamente scorretta, sproporzionata e lesiva del territorio e dei diritti collettivi dei cittadini sardi”. Da qui l’appello rivolto al governo e al ministro della Giustizia Carlo Nordio affinché la scelta venga rivista. Secondo Cgil, Cisl e Uil, la misura si configura come un’imposizione che ignora una presa di posizione ormai sostanzialmente unanime di istituzioni regionali, forze sociali e politiche, movimenti e associazioni.

Durante, Ledda e Murru richiamano il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. “Chi governa a Roma ha la responsabilità di praticare il confronto e costruire soluzioni condivise senza mortificare le istanze delle Regioni – sottolineano – altrimenti si rischia di compromettere non solo il dialogo istituzionale, ma la stessa coesione del Paese”.

Insularità e marginalizzazione, una ferita aperta
La scelta appare ancora più grave perché riguarda una Regione a Statuto speciale che da anni chiede il riconoscimento concreto delle disparità strutturali legate alla condizione di insularità. “Anziché dare piena attuazione al principio di insularità riconosciuto dalla Costituzione, il governo nazionale mortifica le prerogative della Sardegna”, denunciano i sindacati. Il timore è che si riproponga una logica storica di isolamento e marginalizzazione, con l’Isola trattata come luogo distante e funzionale a ciò che il resto del Paese non vuole o non riesce a gestire.

Il peso sul sistema penitenziario e sui lavoratori
A preoccupare Cgil, Cisl e Uil è anche la tenuta del sistema penitenziario regionale. Le carceri sarde soffrono già oggi di carenze di organico, criticità organizzative e carichi di lavoro elevati per la polizia penitenziaria e per il personale civile. L’eventuale concentrazione di detenuti in regime di 41-bis comporterebbe un ulteriore aggravio sotto il profilo della sicurezza, dell’organizzazione dei servizi e della sostenibilità complessiva delle strutture, senza che risultino previsti investimenti straordinari adeguati in personale, tecnologie e supporti logistici.

Scelte di questa portata, ribadiscono i sindacati, non possono essere assunte ignorando l’impatto sulle comunità locali, sull’equilibrio del sistema penitenziario regionale e sul diritto dei lavoratori a operare in condizioni di sicurezza e dignità professionale. “Trasformare la Sardegna in un polo nazionale di alta concentrazione detentiva – concludono Durante, Ledda e Murru – significa scaricare sull’Isola un peso non discusso né condiviso, alimentando una visione emergenziale e centralistica lontana da qualsiasi logica di programmazione responsabile”.Sposta in altoSposta in bassoAttiva/disattiva il pannello: Firma FrontendFirmaLa RedazionePubbliredazionaliNecrologiPaolo RapeanuGianmarco CossuEnnio NeriSusanna PudduChiara SulisSposta in altoSposta in bassoAttiva/disattiva il pannello: Webpushr Notification