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Cagliari, no a nuove indagini sulla morte di Manuela Murgia: “Ma c’è ancora tempo per la verità”

Giugno 26, 2026 · Paolo Rapeanu

I legali della famiglia insistono sugli accertamenti scientifici: riflettori puntati sul DNA ignoto trovato nello stivaletto, sulle tracce della cintura e sui vestiti intimi.

Una svolta procedurale che non frena la ricerca della verità, ma ne ridefinisce i confini temporali. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cagliari, Giorgio Altieri, ha respinto la richiesta di proroga delle indagini avanzata lo scorso 13 maggio dal Pubblico Ministero, Guido Pani, in merito al caso della misteriosa morte di Manuela Murgia. Una decisione, datata 24 giugno 2026, che i difensori della famiglia della vittima hanno voluto chiarire pubblicamente attraverso una nota stampa ufficiale, onde evitare pericolosi fraintendimenti sul destino dell’inchiesta.

Gli avvocati di parte civile hanno sottolineato con fermezza come il rigetto della proroga non equivalga affatto a un’archiviazione o a una battuta d’arresto. La legge riconosce infatti alla Procura un anno e mezzo di tempo per indagare sui reati di questa natura. Computando la fisiologica pausa estiva dei Tribunali, il termine ultimo scadrà il prossimo 29 ottobre 2026. Il diniego del GIP si fonda dunque su un principio di sufficienza temporale: no ad altro tempo semplicemente perché, allo stato attuale, quello già previsto dalla legge è ritenuto congruo e non ancora esaurito. Le indagini sull’omicidio proseguono regolarmente e a ritmo serrato.

Il giallo del DNA ignoto e le richieste della famiglia

Il fulcro dell’attività investigativa, su cui i familiari della vittima continuano a insistere con determinazione, si concentra sui rilievi scientifici e genetici. Dalle analisi svolte su un capello rinvenuto all’interno dello stivaletto di Manuela Murgia è stato isolato un profilo genetico maschile completo. Ad oggi, tale traccia non appartiene a nessuno dei soggetti finora lambiti dall’inchiesta. Accertata la totale estraneità di Enrico Astero rispetto a questa specifica evidenza biologica e negli altri campioni sinora comparati.

Per questa ragione, le persone offese hanno formalmente richiesto l’inserimento del profilo biologico all’interno della Banca Dati Nazionale del DNA (istituita dalla legge n. 85 del 30 giugno 2009).

L’obbiettivo è chiaro: incrociare il dato con i profili genetici già registrati o con quelli che verranno inseriti in futuro. Senza questo fondamentale passaggio istituzionale, il profilo genetico rischierebbe di rimanere un dato isolato e privo di utilità investigativa.

Accanto allo stivaletto, vi sono altri due accertamenti biologici ritenuti essenziali dai consulenti di parte della famiglia.

  1. La cintura della vittima: richiesta una nuova analisi alla ricerca di “touch DNA” (DNA da contatto), una tecnica diversa da quella già impiegata per le impronte digitali.
  2. Gli indumenti intimi: Approfondimenti sul cromosoma Y per fare luce su alcuni segnali biologici maschili già rilevati in passato ma non ancora del tutto conclusivi.

Queste istanze non nascono all’improvviso, ma rappresentano il culmine di richieste già avanzate in tre distinte occasioni.

Durante l’incidente probatorio (concluso il 29 gennaio 2026), in un atto depositato il 4 febbraio 2026, e infine con l’istanza integrativa del 19 giugno scorso.

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I difensori della famiglia – Bachisio Mele, Maria Filomena Marras e Giulia Lai – hanno rivelato che, dopo l’incidente probatorio, le richieste di approfondimento investigativo sono state presentate direttamente al PM Guido Pani.

L’attenzione dei legali è focalizzata in particolare sulle dichiarazioni pubbliche rilasciate da un amico di Enrico Astero a “Le Iene”.

Incalzato dal giornalista, l’amico dell’indagato aveva asserito che la necessità di lavare il veicolo quella domenica mattina derivasse dal fatto che la sera precedente Astero l’avesse utilizzata per consumare un rapporto sessuale con una donna mai identificata.

Si tratta di dettagli ed elementi circostanziali di rilevanza investigativa sui quali la difesa non è attualmente a conoscenza dello stato degli approfondimenti da parte della Procura. Ciononostante, i legali Mele, Marras e Lai hanno ribadito in chiusura la propria piena fiducia nell’operato della magistratura inquirente cagliaritana.