Cagliari, al Brotzu 32 gradi nei reparti: scatta la denuncia ai Nas
Aria condizionata Brotzu guasta: esposto ai Nas per il caldo
L’ondata di calore che sta investendo la Sardegna non risparmia nemmeno le strutture sanitarie di massima urgenza, provocando disagi pesantissimi e accendendo lo scontro sindacale. La sezione interna del sindacato Nursing Up ha depositato in data odierna un dettagliato esposto presso la procura, indirizzando la segnalazione ai carabinieri del Nas e agli ispettori dello Spresal di Cagliari. La causa scatenante riguarda l’aria condizionata Brotzu guasta esposto ai Nas per il caldo soffocante che attanaglia diverse corsie del presidio ospedaliero San Michele. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, la direzione aziendale non ha ancora messo in campo soluzioni risolutive nonostante un mese intero di continue e pressanti segnalazioni scritte.
La protesta accende i riflettori sulle condizioni limite in cui si trovano a operare i professionisti sanitari e sui rischi concreti che corrono i pazienti ricoverati. Le temperature registrate all’interno delle stanze di degenza e nei corridoi di servizio avrebbero toccato picchi insostenibili, trasformando l’ospedale più grande dell’isola in una vera e propria trappola termica.
Undicesimo piano deserto dal refrigerio: la mappa del disagio
I monitoraggi dei rappresentanti della sicurezza descrivono una situazione a macchia d’olio che colpisce diverse aree sensibili del plesso ospedaliero. I disagi maggiori si concentrano presso i reparti di Gastroenterologia e di Ortopedia, ma l’emergenza assoluta riguarda l’undicesimo e ultimo piano della struttura. Qui si trova il reparto di degenza della Chirurgia Vascolare, un’area che subisce un impatto climatico micidiale a causa della sua stessa posizione geometrica.
I locali di questo reparto pagano infatti il prezzo di una doppia e continua esposizione solare. Le pareti perimetrali assorbono i raggi caldi per tutto il giorno e il tetto dell’edificio accumula calore senza sosta, trasmettendo l’energia termica direttamente verso le stanze sottostanti. Durante i rilievi tecnici eseguiti in tre date distinte, ovvero il 6 giugno, il 22 giugno e il 27 giugno, i termometri hanno fatto registrare costantemente valori altissimi, che oscillano pericolosamente tra i 28 gradi e i 32 gradi centigradi.
Medici e infermieri lavorano con le borse di ghiaccio in tasca
La descrizione che il sindacato fornisce sulle condizioni di lavoro del personale sanitario rasenta il paradosso. Infermieri e medici provano a fronteggiare il caldo asfissiante ricorrendo a metodi di fortuna pur di garantire l’assistenza ai malati. Alcuni dipendenti inseriscono borse di ghiaccio dentro le tasche delle divise per mantenere bassa la temperatura corporea, mentre altri tengono costantemente asciugamani bagnati attorno al collo per asciugare il sudore che scende dalla testa.
Il Nursing Up evidenzia come questa situazione comprometta seriamente la lucidità e la capacità di concentrazione dei professionisti della salute. Lavorare in un ambiente che supera i trenta gradi aumenta infatti il rischio di commettere errori procedurali e mina il benessere psicofisico degli operatori, chiamati a gestire situazioni cliniche complesse e pazienti spesso in condizioni critiche o nel post-operatorio.
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Il confronto con il Businco e la richiesta di un intervento strutturale
I rappresentanti dei lavoratori esprimono forte amarezza anche per il differente trattamento che l’azienda avrebbe riservato ad altri presidi cittadini. Il sindacato cita esplicitamente il caso del vicino ospedale Businco, dove i vertici sanitari hanno risolto rapidamente i problemi di climatizzazione subito dopo la diffusione delle notizie sui quotidiani locali e sui siti web. Al San Michele invece, le promesse di una rapida manutenzione non hanno ancora prodotto alcun effetto pratico sui motori dell’impianto centralizzato.
La problematica si ripresenta puntuale ogni estate da diversi anni, a dimostrazione del fatto che la struttura necessita di investimenti strutturali e non di semplici interventi tampone. Il sindacato conclude la nota con una provocazione amara, auspicando l’intervento di qualche benefattore privato che decida di donare condizionatori nuovi di zecca all’ospedale pur di salvaguardare la salute pubblica. Adesso la palla passa ai Nas e agli ispettori del lavoro, che dovranno verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.