Cagliari NewsPROTOTIPO v0

Cagliari | Ultime notizie ed eventi da Cagliari

Cagliari

Cagliari, follia verde: per curare un’aiuola serve il progetto dell’agronomo

Luglio 2, 2026 · Paolo Rapeanu

A Cagliari impossibile, o quasi, adottare un’aiuola: servono un mare di documenti

Quando i requisiti per sistemare pochi metri quadri di terra diventano rigidi e complessi come quelli di un bando d’appalto pubblico, il rischio è che la partecipazione dei privati si azzeri completamente. A Cagliari, precisamente nella centralissima via Dante, si sta registrando in questi giorni il paradosso perfetto dell’aiuola “adottata” sì, ma soltanto sulla carta.

A sollevare il caso, con una buona dose di amarezza e disillusione, è la ristoratrice Simona Deschino, chef e titolare del rinomato ristorante Upper House. La ristoratrice, mossa dal desiderio di migliorare l’impatto visivo e il decoro dello spazio antistante la propria attività commerciale, aveva formalmente richiesto al Comune l’affidamento in gestione dello stretto lembo di terra che sorge a ridosso del marciapiede. L’obiettivo era semplice: strapparlo all’incuria, piantare essenze decorative e mantenerlo pulito a proprie spese. Un classico esempio di sussidiarietà e collaborazione tra pubblico e privato che, tuttavia, si è scontrato con un muro invisibile ma invalicabile di normative.

La doccia fredda degli uffici comunali

La risposta degli uffici comunali si è rivelata una vera e propria doccia fredda. L’amministrazione ha tecnicamente accolto la richiesta di adozione, ma ha contestualmente allegato un elenco di prescrizioni operative e adempimenti burocratici così stringente da svuotare l’atto di qualsiasi risvolto pratico.

L’aspetto che desta maggiore perplessità risiede nel fatto che Simona Deschino non si era mossa d’impulso: la domanda originale era stata già corredata da una documentazione iniziale piuttosto corposa, comprensiva di rilievi fotografici dello stato di fatto, simulazioni grafiche (render) e un’indicazione preliminare delle specie botaniche che si intendevano mettere a dimora.

Un impegno spontaneo che per gli standard della macchina amministrativa è risultato del tutto insufficiente. Secondo le direttive ricevute, prima di poter muovere un solo granello di terra o piantare qualunque essenza, la titolare di Upper House avrebbe dovuto produrre una documentazione tecnica preliminare equiparabile a quella richiesta per un’opera di edilizia urbana.

La lista dei documenti richiesti

Il Comune ha infatti subordinato l’inizio di qualunque attività di giardinaggio alla presentazione di:

  • Una relazione descrittiva dello stato attuale: completa di documentazione fotografica ulteriormente aggiornata.
  • Un progetto firmato da un professionista abilitato: tavole grafiche e relazioni botaniche redatte tassativamente da un dottore agronomo, un dottore forestale, un perito agrario o un agrotecnico regolarmente iscritto all’Albo professionale.
  • Un piano di manutenzione ordinaria standardizzato: un documento programmatico volto a dettagliare la frequenza e la tipologia delle operazioni periodiche previste, come i cicli di irrigazione, i piani di concimazione, i turni di sfalcio e le modalità di raccolta differenziata dei residui vegetali.
  • La tracciabilità delle imprese coinvolte: l’obbligo di indicare la ragione sociale della specifica impresa esecutrice dei lavori, che deve attestare formalmente il possesso di tutti i requisiti di legge in materia di sicurezza e idoneità tecnico-professionale.

Condizioni operative e responsabilità legali

Oltre alla barriera economica e tecnica posta all’ingresso, il disciplinare del Comune di Cagliari prevede una serie di condizioni operative a lungo termine che spostano l’intero baricentro delle responsabilità legali sul cittadino “adottante”.

La concessionaria dell’aiuola deve impegnarsi a mantenere l’area in condizioni di assoluto decoro, pulizia e sicurezza per tutta la durata dell’affidamento, operando inoltre nel severo rispetto delle migliori pratiche agronomiche e seguendo persino il disciplinare regionale per la coltivazione biologica. Viene posto il divieto assoluto di apportare la minima modifica al progetto approvato senza una preventiva autorizzazione scritta del Servizio Verde Pubblico, e resta l’obbligo di garantire in ogni momento la fruibilità pubblica dell’area, consentendo il libero accesso ai tecnici del Comune per ispezioni, verifiche e controlli senza preavviso.

“Sottostare a mille condizioni, vincoli burocratici e soprattutto a responsabilità economiche e tecniche di questa portata anche no, grazie!”, taglia corto Simona Deschino. “Oltre a dover provvedere interamente a mie spese all’acquisto delle piante, alla pulizia costante e alla cura quotidiana – tutte cose che avevo naturalmente messo in conto sin dal primo momento e che avrei fatto volentieri – mi si chiede di fatto di diventare appaltatore di un’opera pubblica, pagando professionisti e periti per pochi metri quadri di terreno. Fa perdere la voglia anche al cittadino più volenteroso. Viene da chiedersi se il Comune, quando gestisce direttamente il proprio verde, applichi a se stesso questo medesimo rigore”.

Il nodo del decoro urbano: un sistema da ripensare

Il caso di via Dante apre una riflessione più ampia sul rapporto tra la cittadinanza attiva, il tessuto commerciale locale e la pubblica amministrazione. Se da un lato è sacrosanto che l’ente pubblico vigili sulla sicurezza, sull’armonia estetica del paesaggio urbano e sulla coerenza delle specie botaniche utilizzate (privilegiando, come da regolamento, essenze autoctone o compatibili con il contesto climatico locale), dall’altro l’eccesso di zelo normativo rischia di produrre l’effetto opposto a quello desiderato.

Un impianto regolamentare così rigido finisce inevitabilmente per paralizzare le buone intenzioni dei singoli. Di fronte alla prospettiva di dover investire centinaia o migliaia di euro in parcelle professionali per sistemare un fazzoletto di terra davanti alla vetrina del proprio negozio, la stragrande maggioranza dei commercianti e dei residenti sceglierà la via del disimpegno. Il risultato tangibile di questa impostazione è sotto gli occhi di tutti: una burocrazia che tutela formalmente la perfezione dei processi amministrativi, ma che nei fatti lascia i marciapiedi, i viali e le aiuole della città esposti all’incuria generalizzata e al degrado quotidiano.