Emergenza sanità in Sardegna: “Contratti scaduti e sale dei pronto soccorso paralizzate alla vigilia dell’estate”
Emergenza sanità in Sardegna, l’affondo di Fratelli d’Italia: “Pronto soccorso al collasso, il silenzio della Todde è il fallimento del Campo Largo”
L’emergenza della sanità pubblica in Sardegna si avvita in una spirale sempre più drammatica, trasformandosi in un terreno di duro scontro politico alla vigilia della stagione estiva più calda. A sollevare un velo di forte denuncia sulle condizioni in cui versano i principali presidi ospedalieri dell’isola è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Franco Mula, che attraverso un’analisi impietosa punta il dito direttamente contro i vertici della Giunta regionale. Al centro della polemica ci sono i pronto soccorso dell’isola, definiti ormai strutturalmente «al collasso», e una gestione amministrativa che l’opposizione non esita a definire fallimentare e priva di qualsiasi visione strategica a lungo termine.
La pesante accusa politica evidenzia come le criticità storiche della sanità sarda stiano drammaticamente ricadendo sui cittadini e sul personale medico. Secondo l’esponente del partito di Giorgia Meloni, l’intera rete sarda dello sfacelo sanitario non sembra scalfire l’agenda della presidente Alessandra Todde, accusata di ignorare sistematicamente le richieste d’aiuto provenienti dai territori più isolati e periferici dell’isola.
Emergenza sanità Sardegna, gli ospedali dell’isola tra “orari da ufficio” e reparti sguarniti
La geografia dell’emergenza tracciata da Fratelli d’Italia fotografa una situazione di sofferenza diffusa che unisce idealmente tutta la Sardegna, da nord a sud, passando per le zone interne della Barbagia e del Mandrolisai. Le situazioni più emblematiche e critiche si registrano in presidi un tempo considerati di eccellenza o comunque essenziali per la tenuta dei rispettivi distretti sanitari.
Il caso emblematico dell’ospedale di Isili
Tra gli esempi più eclatanti citati da Franco Mula spicca l’ospedale di Isili. La struttura, che dovrebbe garantire una copertura continua e h24 per un bacino d’utenza montano e disagiato, si ritroverebbe oggi a funzionare a scartamento ridotto. Una modalità operativa definita provocatoriamente «con orari da ufficio», che di fatto azzera la risposta sanitaria pubblica nelle ore notturne o nei giorni festivi, costringendo i pazienti a lunghi e pericolosi trasferimenti verso i nosocomi di Cagliari.
Le emergenze a Olbia, Tempio Pausania e Sorgono
La situazione non migliora spostandosi verso la Gallura e il Nuorese. A Olbia il pronto soccorso è costantemente sotto pressione, una condizione aggravata dall’arrivo massiccio dei flussi turistici estivi che moltiplicano le presenze sul territorio. A Tempio Pausania si assiste a una drastica riduzione dei servizi essenziali, mentre l’ospedale di Sorgono riesce a sopravvivere solo grazie a soluzioni d’emergenza che poggiano sulla buona volontà dei singoli.
«Non si può sperare esclusivamente nella benevolenza delle persone o continuare a tamponare ferite profonde con i semplici cerotti messi dai singoli medici», attacca Mula. «Oggi la tenuta di una struttura come Sorgono è garantita dalla generosità di alcuni medici di base che, durante le proprie ore libere dal servizio ambulatoriale, decidono di prestare la propria professionalità per coprire i turni scoperti del pronto soccorso ospedaliero».
Il nodo dei medici a gettone e il cortocircuito della programmazione: emergenza sanità in Sardegna
Il vero nucleo della crisi, secondo quanto denunciato da Fratelli d’Italia nelle commissioni consiliari competenti, risiede nella gestione dei contratti dei cosiddetti “medici gettonisti”. La progressiva scadenza dei rapporti di lavoro con le cooperative esterne, utilizzate per tappare i buchi d’organico nei reparti di emergenza-urgenza, era un evento ampiamente prevedibile e più volte segnalato dalle forze di minoranza.
- Gli allarmi in Commissione Sanità: Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha ribadito a più riprese la necessità di monitorare e programmare la transizione legata ai contratti in scadenza.
- La reazione dei vertici regionali: La presidenza della Regione viene accusata di aver fatto «orecchie da mercante», procrastinando l’adozione di contromisure strutturali fino a far esplodere il problema della carenza di personale.
- I rischi per i pazienti: La carenza cronica di medici nei turni di guardia rischia di trasformare le sale d’attesa dei pronto soccorso in trappole, dove i tempi di attesa interminabili mettono a repentaglio l’incolumità stessa dei pazienti.
Le manovre di recupero messe in atto dall’assessorato negli ultimi tempi vengono bollate dall’opposizione come insufficienti, tardive e destinate a peggiorare un quadro già compromesso dall’aumento esponenziale delle presenze estive nell’isola.
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La richiesta di Fratelli d’Italia: “La Todde lasci l’interim della Sanità”
Il giudizio politico finale di Franco Mula si trasforma in una richiesta perentoria di riassetti istituzionali all’interno della Giunta. La scelta della presidente Alessandra Todde di mantenere la guida diretta dell’assessorato alla Sanità viene considerata la causa principale della paralisi decisionale. I tentativi di mediazione interna alla coalizione del “Campo Largo” non starebbero facendo altro che rallentare le risposte necessarie di fronte alle richieste d’aiuto di comitati, sindacati, medici e sindaci.
«Siamo di fronte alla follia più totale: gli operatori sanitari stanno facendo sacrifici infiniti ma si sentono completamente abbandonati a se stessi da una presidente barricata dietro il silenzio», conclude Franco Mula. «Oggi il tempo a disposizione è scaduto e i cittadini sardi stanno pagando le conseguenze più gravi. La presidente lasci immediatamente la guida dell’assessorato alla Sanità e si concentri esclusivamente sul ruolo istituzionale di Governatrice dell’isola, per evitare il definitivo tracollo di un settore già martoriato».