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Sanità in Sardegna, il paradosso dei 3mila infermieri mancanti: “Arrivano dall’India ma i giovani sardi vengono scartati”

Luglio 9, 2026 · Paolo Rapeanu

Sanità in Sardegna, il paradosso dei tremila infermieri mancanti: “Arrivano dall’India ma i giovani sardi vengono scartati”

La denuncia della Uil Fp contro il protocollo Italia-India: “Respingiamo i nostri ragazzi per rincorrere infermieri d’oltremare. Servono subito azioni concrete e il superamento del numero chiuso”

Sanità in Sardegna, il paradosso dei tremila infermieri mancanti: “Arrivano dall’India ma i giovani sardi vengono scartati”. La sanità sarda si trova davanti a un bivio cruciale e a un paradosso difficile da digerire. Da un lato, negli ospedali e nelle strutture territoriali dell’isola mancano circa tremila infermieri per riuscire a raggiungere i giusti standard di assistenza previsti a livello europeo. Dall’altro lato, le istituzioni firmano accordi internazionali per importare personale dall’estero, mentre centinaia di giovani sardi che sognano di indossare quel camice vengono sistematicamente tagliati fuori a causa dei limiti imposti dal numero chiuso nelle università locali.

A sollevare il caso, con parole durissime, è la Uil Fp Sardegna. Il segretario generale Mimmo Foddis, insieme al segretario organizzativo Massimo Marceddu e al segretario Fabio Sanna, ha espresso una netta e totale contrarietà alle ultime scelte governative. Sotto la lente d’ingrandimento dei sindacalisti c’è il recente protocollo siglato tra l’Italia e l’India, un accordo che prevede l’arrivo nella penisola di circa diecimila infermieri indiani. Un vero e proprio esercito di professionisti che, secondo i vertici della Uil Fp, rischia di saturare i posti disponibili e di sbarrare definitivamente la strada a tantissimi ragazzi sardi pronti a entrare nel mondo del lavoro.


Il paradosso sardo: aule piene e posti dimezzati

Il recente protocollo Italia-India non può essere accettato passivamente, come sottolineano con forza i tre esponenti sindacali. Il sindacato analizza i dati e mette in luce una netta controtendenza della Sardegna rispetto al resto del territorio nazionale. Se infatti in ben quindici regioni italiane la professione infermieristica sta vivendo una crisi profonda, con un crollo verticale delle iscrizioni ai test di ingresso e aule che restano parzialmente vuote, nell’isola lo scenario è diametralmente opposto. I giovani sardi vogliono fare gli infermieri, ma lo Stato e la Regione non glielo permettono.

I numeri presentati dalla Uil Fp Sardegna non lasciano spazio a dubbi e mostrano una realtà impressionante. Nel settore infermieristico, a fronte di ben ottocento candidati sardi che si presentano regolarmente ai test di selezione, i posti messi a disposizione dagli atenei sono appena trecentotrenta circa. Una sproporzione simile si registra anche tra i Tecnici Sanitari di Radiologia Medica, dove su oltre trecento partecipanti alla prova di ammissione ne vengono reclutati solamente cinquantotto. Infine, per quanto riguarda i Tecnici Sanitari di Laboratorio Medico, su centodue aspiranti la sanità locale ne assorbe appena cinquantatré. Ci troviamo di fronte a una situazione che i sindacalisti definiscono aberrante e inaccettabile. Il sistema, in estrema sintesi, respinge le forze fresche locali che manifestano la volontà di studiare e lavorare nella propria terra, creando una carenza organica che poi si pretende di sanare andando a cercare professionisti dall’altra parte del mondo.


Una richiesta di svolta politica per superare il numero chiuso

La Uil Fp Sardegna non usa giri di parole e sposta la responsabilità sul piano delle decisioni politiche regionali e nazionali. I sindacalisti incalzano spiegando che è assurdo respingere i nostri giovani per poi ritrovarci a rincorrere soluzioni d’oltremare. Secondo la sigla sindacale, non è più il tempo dei rinvii o delle giustificazioni burocratiche.

Diventa quindi necessario un intervento politico immediato per risolvere questo problema, mettendo invece in campo azioni concrete e di reale prospettiva.

La proposta del sindacato si articola partendo da una strategia d’urgenza da attuare nel breve-medio periodo fino a un piano strutturale.

Nel breve e medio periodo, la priorità assoluta deve essere il superamento del numero chiuso e la contemporanea delocalizzazione della didattica. La Uil Fp chiede formalmente alla Regione Sardegna di farsi promotrice attiva presso le Università degli Studi di Cagliari e di Sassari per ottenere un ampliamento straordinario dei posti disponibili per i corsi di laurea in Infermieristica, TSRM e TSLB.

Oltre a questo, per andare incontro alle esigenze delle famiglie e degli studenti, si propone di delocalizzare i poli didattici su tutto il territorio regionale, stanziando assegni.


Cambiare le regole del gioco per evitare un investimento a perdere

Guardando invece al lungo periodo, la Uil Fp Sardegna evidenzia come la vera sfida sia legata all’avvio di serie politiche di attrattività e di fidelizzazione del personale. I sindacalisti spiegano chiaramente che importare professionisti dall’estero senza cambiare le regole del gioco è un investimento a perdere. Senza una riforma strutturale delle condizioni di lavoro, l’idea di coprire i vuoti d’organico attraverso i flussi migratori professionali rischia di rivelarsi un fallimento costoso e del tutto inutile per la collettività.

Per rendere nuovamente appetibili queste professioni sanitarie, che rimangono cruciali per la tenuta del sistema di salute pubblica, il sindacato traccia le linee guida di un intervento economico e strutturale non più rimandabile. La professione va resa attrattiva innanzitutto attraverso adeguati stanziamenti economici, che garantiscano stipendi dignitosi e competitivi. In secondo luogo, servono progressioni di carriera chiare e rapide, capaci di valorizzare pienamente le specializzazioni cliniche conseguite. A questo si devono aggiungere piani di stabilizzazione del personale per azzerare il precariato e, infine, specifici interventi di housing sanitario tesi a favorire e risolvere le criticità abitative dei lavoratori, specialmente nelle sedi più disagiate.


La proposta di una Conferenza regionale sulle professioni sanitarie

Il tempo delle soluzioni tampone è ormai scaduto per tutti. Per questa ragione, la Uil Fp Sardegna lancia un appello finale e perentorio alla giunta regionale e a tutti i soggetti coinvolti nella gestione della sanità sarda. Mimmo Foddis, Massimo Marceddu e Fabio Sanna chiedono formalmente la convocazione immediata di un tavolo di programmazione unitario che riunisca tutte le parti interessate.

L’obiettivo finale di questo percorso è l’istituzione di una vera e propria Conferenza regionale sulle professioni sanitarie e sociali. Questa assise straordinaria dovrà diventare lo spazio ideale per pianificare in modo rigoroso, scientifico e basato sui reali bisogni demografici dell’isola il futuro dei lavoratori della salute e, di conseguenza, la qualità delle cure destinate ai cittadini sardi. La salute della Sardegna non può dipendere stabilmente da accordi transoceanici, ma deve necessariamente ripartire dalla valorizzazione dei propri giovani e delle risorse presenti sul territorio.