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Follia a Cagliari: respinto al corso di danza, spara alla titolare della palestra e poi si toglie la vita

Luglio 12, 2026 · Paolo Rapeanu

Il dramma nel quartiere di Mulinu Becciu. Un 52enne, dopo il secondo rifiuto all’iscrizione in palestra a Cagliari, ha fatto fuoco contro la donna e sé stesso

Un rifiuto banale, l’impossibilità di accettare un no per l’iscrizione a un corso di danza in una palestra di Cagliari, si è trasformato in pochi istanti in una sequenza di indicibile violenza e, infine, in tragedia. Nella mattinata di oggi, il quartiere cagliaritano di Mulinu Becciu, situato alla periferia della città, è stato teatro di un drammatico fatto di sangue.

Un uomo di 52 anni, residente nel capoluogo sardo, ha tentato di uccidere la titolare di una palestra del posto e subito dopo si è suicidato, sparandosi un colpo al petto con il proprio fucile da caccia.

La vittima del tentato omicidio, una donna visibilmente sotto choc ma miracolosamente scampata alla morte, è salva soltanto grazie alla prontezza dei suoi riflessi, fuggendo verso l’interno della struttura sportiva pochi istanti prima che il secondo colpo venisse esploso, questa volta verso l’attentatore stesso.

La ricostruzione della mattinata di follia in palestra a Cagliari

L’allarme è scattato quando le prime frenetiche telefonate sono giunte al numero unico di emergenza da parte di residenti e passanti terrorizzati dal forte boato. Secondo quanto è stato possibile ricostruire attraverso i primissimi accertamenti, l’episodio odierno rappresenta il culmine di una tensione nata già nelle ore precedenti.

Il cinquantaduenne si era infatti presentato presso la palestra di Cagliari già nella giornata di ieri, manifestando l’intenzione di iscriversi a un corso di danza.

Il personale della palestra gli aveva però comunicato l’impossibilità di accogliere la sua richiesta.

L’uomo non ha però voluto rassegnarsi al primo diniego. Questa mattina, poco prima delle dieci, si è ripresentato presso i locali di Mulinu Becciu, intenzionato a ottenere l’iscrizione. Di fronte al secondo, definitivo rifiuto opposto direttamente dalla titolare dell’attività, la situazione è rapidamente degenerata. L’aspirante corsista ha perso il controllo, manifestando un’improvvisa e incontrollabile rabbia. Invece di allontanarsi, ha recuperato un’arma: un fucile calibro 12, un’arma da caccia a canna liscia che l’uomo deteneva in modo del tutto regolare.

Gli spari e la fuga disperata all’interno dei locali

Impugnata l’arma, il cinquantaduenne è tornato verso l’ingresso della palestra, nel rione di Mulinu Becciu a Cagliari. In quel momento, la titolare si trovava all’esterno o nei pressi dell’uscio dello stabile, in compagnia di un’altra donna. Senza esitare, l’uomo ha imbracciato il fucile e ha esploso un primo colpo direttamente in direzione della gestione dell’attività.

La traiettoria del proiettile, per pura fortuna, non ha colpito il bersaglio. Sentendo lo sparo e accorgendosi del pericolo imminente, la titolare è riuscita a compiere uno scatto disperato, voltandosi e correndo verso l’interno dell’edificio per cercare un riparo solido. Il colpo di fucile ha impattato violentemente contro la parte superiore della struttura, lasciando un segno evidente della traiettoria percorsa.

Rimasto solo all’esterno dell’edificio, nel giro di pochissimi secondi, l’aggressore ha preso la sua ultima, tragica decisione. Consapevole di quanto appena compiuto e vedendo svanire la possibilità di raggiungere la sua vittima designata, ha rivolto la canna del calibro 12 contro il proprio corpo, premendo il grilletto per la seconda volta. Il colpo lo ha raggiunto in pieno petto, all’altezza del torace, causandogli lesioni devastanti. L’uomo è stramazzato al suolo istantaneamente sul marciapiede antistante la palestra, in una pozza di sangue.

L’arrivo dei soccorsi e i rilievi della polizia Scientifica

Il personale sanitario del 118, intervenuto sul posto con la massima urgenza a bordo di un’ambulanza medicalizzata, non ha potuto fare altro che constatare il decesso dell’uomo.

Pochi istanti dopo, l’area attorno alla palestra è stata completamente transennata dalle Volanti della Questura di Cagliari e dagli equipaggi della Squadra Mobile, arrivati in forze per mettere in sicurezza la zona e dare inizio alle indagini. Il corpo del cinquantaduenne cagliaritano giaceva a terra privo di vita, con il fucile calibro 12, legalmente detenuto, ancora riverso accanto a lui sul pavimento esterno.

I tecnici del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica hanno avviato un meticoloso sopralluogo per congelare la scena del crimine e raccogliere ogni evidenza utile. Gli esperti della scientifica hanno repertato i due bossoli calibro 12 esplosi dall’arma e hanno analizzato a fondo le scheggiature sul muro provocate dal primo proiettile, al fine di calcolare l’esatta traiettoria e confermare la volontà dell’uomo di colpire la donna a morte. Ogni dettaglio, dalle impronte digitali sul fucile alla disposizione dei frammenti metallici, è stato documentato con precisione per fornire un quadro chiaro alla magistratura.

Le indagini della Procura e gli interrogatori in Questura

Mentre l’area della sparatoria veniva setacciata, l’attività investigativa si è spostata parallelamente negli uffici della Questura di Cagliari. Qui, gli uomini della Squadra Mobile, sotto il diretto coordinamento della locale Procura della Repubblica, hanno iniziato a sentire a verbale numerose persone. Tra i primi a essere ascoltati ci sono stati i testimoni oculari dell’evento, i dipendenti della palestra, i passanti e, naturalmente, la stessa titolare dell’attività, profondamente provata dall’esperienza ma fondamentale con la sua testimonianza per chiarire i dettagli della discussione avvenuta prima dello sparo.

Gli inquirenti intendono fare piena luce sul contesto psicologico dell’uomo e sulle motivazioni profonde che possono aver spinto una persona, apparentemente senza precedenti di rilievo e in possesso di regolare porto d’armi, a reagire con una simile, sproporzionata violenza di fronte a un banale rifiuto amministrativo. Si scava nel passato del cinquantaduenne per capire se vi fossero stati altri episodi di instabilità o se l’ossessione per quel corso di danza nascondesse altre forme di disagio o risentimento personale nei confronti della gestione della palestra.

Al termine dei lunghi e complessi rilievi di rito sul posto, la salma dell’uomo è stata rimossa su disposizione dell’autorità giudiziaria. Il corpo è stato trasferito presso le camere mortuarie del vicino ospedale Brotzu.

Nei prossimi giorni, il medico legale incaricato dalla Procura eseguirà l’esame autoptico sul cadavere, un atto formale necessario per completare l’iter delle indagini e inserire i risultati tecnici all’interno del fascicolo d’inchiesta che, pur andando verso l’inevitabile archiviazione per il decesso, dovrà chiarire ogni singolo aspetto di questa tragica domenica mattina di follia a Mulinu Becciu.