Villasimius, bufera e accuse sugli ombrelloni vietati a Punta Molentis: “Non si gioca sulla pelle dei bagnanti”
La spiaggia di Punta Molentis, fiore all’occhiello del comune di Villasimius, si trova al centro di un caso politico, sociale e mediatico internazionale.
Un’ordinanza sindacale restrittiva, nata con il condivisibile intento di preservare un ecosistema costiero fortemente compromesso, ha introdotto regole d’accesso inedite che hanno sollevato una tempesta di reazioni.
La vicenda degli ombrelloni vietati a Villasimius, che ha visto l’opposizione durissima delle associazioni dei consumatori, ha rapidamente superato i confini nazionali, guadagnando le prime pagine della stampa estera e finendo sotto la lente d’ingrandimento della prestigiosa testata britannica The Guardian.
L’ordinanza Dessì: numeri e restrizioni della nuova stagione, ombrelloni vietati a Villasimius
Il provvedimento d’urgenza porta la firma del sindaco di Villasimius, Gianluca Dessì. Le motivazioni formali poggiano su una reale emergenza ambientale: il litorale di Punta Molentis è reduce da una sequenza ravvicinata di eventi traumatici, a partire dal devastante incendio scoppiato nel luglio dello scorso anno, fino al recente passaggio del ciclone Harry, che ha alterato profondamente la morfologia costiera ed eroso ampie porzioni di arenile.
Secondo il testo del provvedimento, si è reso assolutamente indispensabile “adottare misure straordinarie per la tutela ambientale del sito” al fine di “contenere il carico antropico entro limiti compatibili con le attuali condizioni dell’arenile”.
La riduzione della capacità ricettiva della spiaggia è stata drastica. Se nel 2025 il limite massimo consentito era fissato a 700 bagnanti giornalieri, la nuova ordinanza ha ridotto la quota a soli 250 accessi contemporanei. Questo contingentamento è ulteriormente suddiviso in base alla modalità di arrivo per evitare congestioni.
Contestualmente, il ticket di ingresso è stato fissato alla cifra di 10 euro a persona, una tariffa che ha immediatamente ridisegnato l’accessibilità democratica del sito.
L’aspetto che ha scatenato la reazione più furiosa dell’opinione pubblica non è tanto il numero chiuso o l’introduzione del ticket, quanto la norma specifica che disciplina l’uso dei dispositivi d’ombra personali, un “quasi tutti vietati” gli ombrelloni a Villasimius. L’ordinanza vieta categoricamente di piantare ombrelloni propri sull’arenile a tutti i bagnanti che abbiano un’età compresa tra gli 11 e i 64 anni.
La durissima posizione di Adiconsum Cagliari
Le associazioni a tutela dei consumatori sono immediatamente scese sul sentiero di guerra. In prima linea troviamo l’Adiconsum Cagliari, guidata dal presidente territoriale Simone Girau, che ha espresso una condanna senza appello nei confronti delle scelte del Comune, parlando esplicitamente di un’estate “assurda” alle porte.
Pur confermando la piena e totale adesione dell’associazione ai principi di conservazione ambientale e salvaguardia della natura, Girau contesta radicalmente il metodo e la legittimità scientifica e sociale della soluzione adottata.
“La vicenda della spiaggia di Punta Molentis è finita dritta sui giornali nazionali e internazionali, e c’è davvero poco da essere fieri. Se questa voleva essere una pezza dopo la grama figura del rogo dello scorso anno beh, è palesemente peggio del buco! Vietare la protezione dal sole a fette enormi di popolazione cancella con un colpo di spugna decenni di campagne mediche e di prevenzione contro il rischio melanoma e i colpi di calore. L’ecologia non si fa giocando sulla pelle e sulla salute dei bagnanti”.
Adiconsum solleva inoltre una questione di equità sociale e di potenziale discriminazione commerciale. L’associazione si domanda per quale motivo il divieto di impatto sulle dune gravi interamente sul cittadino comune dotato di attrezzatura propria, mentre all’interno dello stesso sito rimangano operative e perfettamente autorizzate le zone d’ombra gestite dagli stabilimenti balneari privati a pagamento.
Secondo i rappresentanti dei consumatori, si corre il rischio di veicolare un messaggio distorto e inaccettabile: l’ambiente si proteggerebbe vietando il libero posizionamento ai bagnanti ordinari, ma permettendo l’ombra a chi ha la possibilità economica di pagare un servizio privato.
“L’ambiente si difende con l’educazione e la gestione intelligente dei flussi,” incalza Girau, “non costringendo le persone a pagare un servizio privato per evitare un malore sotto il sole. Di questo passo, saremo costretti a ‘prendere in prestito’ un bambino o un nonno per fare un bagno in sicurezza, esattamente come si faceva con i cani per giustificare le uscite ai tempi delle restrizioni Covid”.
L’associazione ha formulato una richiesta chiara al Comune di Villasimius: ripristinare immediatamente il buon senso, confermando il numero chiuso per motivi di carico antropico, ma eliminando le tariffe d’élite e le norme surreali che mettono a rischio la salute pubblica.
I primi assi verso il dietrofront: La promessa del sindaco
Di fronte al montare del dissenso popolare e alla pressione “internazionale”, l’amministrazione comunale di Villasimius ha iniziato a mostrare i primi segni di cedimento e di apertura verso una revisione del provvedimento.
Consapevole che l’eco negativa rischia di danneggiare gravemente la reputazione della macchina turistica locale, il sindaco Gianluca Dessì ha parzialmente corretto il tiro e, come riporta L’Unione, promette correttive a stretto giro per ripristinare criteri di equità.
La prima contromisura annunciata dal primo cittadino prevede la concessione di una deroga logistica: “Autorizzerò almeno un ombrellone per ogni autoveicolo“, che ha ottenuto regolarmente il pass di accesso alla spiaggia.
Resta tuttavia da capire se questa “pezza” strutturale sarà sufficiente a placare le contestazioni delle associazioni dei consumatori, che continuano a richiedere l’annullamento definitivo dei divieti anagrafici e una gestione più democratica dell’accesso a uno dei beni naturali più preziosi della Sardegna.