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Caos traffico, nasce il movimento “Cagliari no ciclabili”: “Commercianti e anziani stremati, basta con folli corsie che nessuno utilizza”

Luglio 10, 2026 · Paolo Rapeanu

Le strade della città, già pesantemente provate da cantieri a tappe forzate e modifiche strutturali alla viabilità, diventano il terreno di scontro su cui nasce ufficialmente il movimento civico “Cagliari No Ciclabili”.

A guidare la neonata formazione è Simone Paini, noto commerciante locale e figura dal collaudato background politico, area liberal di centrodestra, capace di intercettare il malumore strisciante che da mesi unisce il tessuto produttivo cittadino e una larga fetta di residenti.

La conferenza stampa di presentazione non è stata una semplice dichiarazione di intenti, ma un duro atto d’accusa contro le scelte urbanistiche dell’amministrazione comunale.

La tesi del movimento è netta: la transizione ecologica non può trasformarsi in un dogma calato dall’alto che ignora la conformazione geografica, l’età media della popolazione e la sopravvivenza economica delle attività di vicinato.

“Nessuna crociata contro le bici, ma stop alla follia ideologica”

Il primo punto che il coordinatore Simone Paini ci tiene a chiarire, per evitare facili strumentalizzazioni da parte dei sostenitori della mobilità dolce, riguarda la natura della protesta.

Non si tratta di un’ostilità preconcetta verso i ciclisti o verso un modello di città più sostenibile.

“Voglio che un concetto sia chiaro fin da subito: noi non siamo contro le biciclette”, esordisce Paini con la fermezza del politico di lungo corso. “Siamo invece fermamente schierati contro una vera e propria follia ideologica. Un conto è pianificare lo sviluppo urbanistico con buonsenso, un altro è forzare la mano disegnando piste o corsie ciclabili ovunque, senza un criterio logico, solo per sbandierare una bandiera verde. Stiamo assistendo alla creazione di percorsi ciclabili che non portano alcun vantaggio concreto alla collettività, ma generano in compenso danni enormi”.

Il nodo della questione, secondo il leader di “Cagliari No Ciclabili”, risiede nella differenza tecnica e funzionale tra “pista” e “corsia”. Molti degli interventi recenti si limitano a sottrarre spazio vitale alle carreggiate preesistenti per creare corsie ciclabili delimitate solo da strisce gialle sull’asfalto, sacrificando centinaia di parcheggi e riducendo il flusso automobilistico a un perenne ingorgo, specialmente nelle arterie commerciali storiche.

Il grido d’allarme dei commercianti: attività a terra e fatturati dimezzati

Da operatore economico oltre che da politico, Paini tocca il nervo scoperto del commercio cagliaritano, già reduce da anni complessi tra post-pandemia e inflazione.

L’eliminazione sistematica della sosta veicolare di fronte ai negozi e la rimodulazione delle corsie stradali avrebbero provocato, a detta del movimento, un vero e proprio choc economico.

“Se qualcuno in Comune è in grado di dimostrare un solo vantaggio reale derivato da queste piste, si faccia avanti”, sfida Paini. “La verità è che l’unica cosa dimostrabile è il danno devastante alle attività commerciali di vicinato, quelle stesse botteghe e imprese che garantiscono posti di lavoro, pagano le tasse locali e mantengono viva l’economia reale di Cagliari. In molte zone della città, a causa dell’impossibilità per i clienti di trovare parcheggio o anche solo di fermarsi per una commissione veloce, abbiamo registrato un abbattimento del fatturato che sfiora il 50%. È un’emorragia finanziaria insostenibile. Le serrande rischiano di abbassarsi definitivamente”.

Per dare forza a questa denuncia e unire le forze produttive della città, il movimento ha già annunciato che la protesta uscirà presto dalle stanze della politica. “Non ci limiteremo alle parole o ai comunicati. Nei prossimi mesi organizzeremo eventi importanti e manifestazioni pubbliche per dare voce a chi oggi si sente invisibile e penalizzato da questa amministrazione”, assicura il direttivo.

Il paradosso demografico: “E i settantenni e gli ottantenni?”

Un altro pilastro dell’argomentazione di “Cagliari No Ciclabili” riguarda la sostenibilità sociale di una città pensata esclusivamente a misura di giovani e sportivi, dimenticando le reali caratteristiche anagrafiche della popolazione residente. Cagliari è una città dall’età media avanzata, caratterizzata per di più da una topografia ricca di pendenze e salite ripide che rendono l’uso della bicicletta tradizionale proibitivo per molti.

“I progetti urbanistici non si fanno sulla carta copiando i modelli del Nord Europa, vanno calati nella realtà in maniera giusta”, incalza il coordinatore del movimento civico. «Ci chiediamo: i settantenni e gli ottantenni come dovrebbero muoversi? Chi ha problemi di deambulazione o, semplicemente, non ha più l’età per pedalare sotto il sole estivo o durante le giornate di pioggia, come fa a raggiungere i servizi essenziali se tagliamo fuori l’accessibilità automobilistica e i parcheggi vicino alle case? Una città che esclude i suoi anziani in nome di un ambientalismo di facciata è una città che ha perso il senso della realtà».

L’affondo politico: il dietrofront sul tunnel e il milione di euro da pagare

L’esperienza politica di Simone Paini emerge con chiarezza quando l’analisi si sposta sulla coerenza e sulla continuità amministrativa di chi oggi governa la città. Il leader del movimento lancia una pesante stoccata retrospettiva, ricordando le scelte del passato che oggi pesano sulle tasche dei contribuenti cagliaritani.

“Fa sorridere, se non ci fosse da piangere, ascoltare la stessa amministrazione che oggi dichiara che queste opere andavano fatte a tutti i costi per modernizzare la città”, attacca Paini. “Molti anni fa, quegli stessi esponenti politici non erano affatto d’accordo su progetti strategici di segno opposto. Ricordiamo tutti la battaglia ideologica che bloccò il progetto del tunnel e del parcheggio sotterraneo. Una scelta miope che interruppe un’opera che avrebbe decongestionato il traffico e risolto il problema della sosta in centro. E qual è il risultato oggi? Quell’arrogante stop politico è costato caro: oggi stiamo per pagare un milione di euro di penali e risarcimenti. Denaro pubblico dei cittadini buttato al vento per puro capriccio partitico”.

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Sicurezza stradale sotto accusa: percorsi spezzettati e corsie nel nulla

L’ultimo capitolo del manifesto ideologico e programmatico di “Cagliari No Ciclabili” investe direttamente la sicurezza stradale, sia per i pedoni che per gli stessi ciclisti. L’accusa mossa ai tecnici del Comune è quella di aver realizzato un’opera frammentaria, priva di una reale visione d’insieme e, di conseguenza, intrinsecamente pericolosa.

“Perché farle se poi vengono realizzate in zone e con modalità che garantiscono poca sicurezza?”, si domanda polemicamente Paini. Il movimento evidenzia come la rete ciclabile cagliaritana sia un mosaico sconnesso: tratti di pista che passano repentinamente dal livello stradale a quello dei marciapiedi, stringendo lo spazio vitale per i pedoni e creando conflitti continui davanti agli ingressi delle abitazioni e dei negozi, per poi interrompersi bruscamente.

“Vediamo corsie ciclabili che nascono dal nulla e terminano nel nulla, lasciando il ciclista nel bel mezzo del traffico caotico senza alcuna protezione. Questo non è incentivare la mobilità sostenibile, questo significa mettere a rischio l’incolumità delle persone pur di completare un disegno geometrico sulla mappa e spendere fondi europei. Noi chiediamo un blocco immediato, una revisione totale dei piani e l’apertura di un tavolo di confronto vero con chi la città la vive, la attraversa e la fa lavorare ogni giorno”.

La sfida a Massimo Zedda e alla maggioranza di centrosinistra che governa palazzo Bacaredda è lanciata: il movimento “Cagliari No Ciclabili” promette di dare battaglia soprattutto fuori dal Consiglio comunale: “Almeno all’inizio, poi valuteremo se presentarci con logo e lista alle prossime Comunali”.