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Terremoto nel commercio a Cagliari: spariti mille e 200 negozi dal centro storico

Luglio 2, 2026 · Cristian Melis

Via Garibaldi

Crisi nel centro storico a Cagliari, allarme di Confcommercio: “Servono regole non ordinanze”

Il cuore antico delle nostre città sta cambiando volto a una velocità impressionante, ma questo processo non sempre genera benefici per la comunità. I pubblici esercizi mantengono un ruolo cruciale per la coesione sociale, la sicurezza urbana e l’economia locale, eppure l’intero settore affronta oggi una metamorfosi radicale. Questo scenario emerge con chiarezza dall’indagine nazionale denominata “Pubblici esercizi e movida. La demografia d’impresa nei centri storici”, che la Fipe-Confcommercio ha sviluppato insieme al Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. I dati complessivi mostrano che l’Italia ha registrato la scomparsa di quasi 10.000 imprese negli ultimi dieci anni, con un crollo verticale dei bar che tocca il 18,2%, compensato solo in parte dalla nascita di nuovi ristoranti.

Mentre le regioni del Mezzogiorno mantengono una parvenza di dinamismo economico, l’area del Sud Sardegna mostra ferite profonde che modificano l’assetto sociale e urbanistico del territorio. La fotografia scattata dagli esperti richiede una riflessione immediata.

I numeri del declino commerciale a Cagliari

Il quadro locale emerge durante il convegno “Centri storici – analisi e futuro”, un evento che Confcommercio Sud Sardegna ha promosso per analizzare i dati della Camera di Commercio di Cagliari-Oristano. I numeri mettono i brividi: nell’arco degli ultimi quindici anni, il centro storico di Cagliari ha registrato la chiusura di circa 1.200 attività commerciali. Questo fenomeno si inserisce in un contesto di forte spopolamento, dato che il capoluogo sardo ha perso circa 35 mila residenti negli ultimi trent’anni.

Nello stesso periodo, il settore della ristorazione e dell’ospitalità ha visto un incremento di 735 unità, con l’apertura di 511 nuovi bar o ristoranti e 224 strutture dedicate all’accoglienza ricettiva. Questa sostituzione radicale preoccupa l’associazione di categoria. Gli analisti temono che la crisi centri storici Cagliari possa cancellare definitivamente il commercio tradizionale, trasformando la città in un enorme parco a tema turistico a svantaggio dei residenti rimasti.

La desertificazione colpisce i simboli stessi dello shopping cagliaritano. Gli storici marchi dell’abbigliamento, dell’artigianato e dei servizi di vicinato sono ormai scomparsi da strade storiche come via Manno, corso Vittorio Emanuele II e largo Carlo Felice, viali che un tempo costituivano il motore pulsante delle vasche pomeridiane e dell’economia locale. Al loro posto, spesso, restano serrande abbassate o una sfilata impersonale di distributori automatici e temporary shop.

Il fallimento dei provvedimenti d’urgenza

Le decisioni politiche degli ultimi anni non sembrano soddisfare gli operatori economici del territorio. “I dati dimostrano chiaramente che la crescita della ristorazione non costituisce un problema in sé, in quanto il settore crea ricchezza, ma notiamo una drammatica perdita di equilibrio nei nostri quartieri”, spiega Emanuele Frongia, l’attuale presidente di FIPE Confcommercio Sud Sardegna. Secondo il rappresentante dei commercianti, la fine delle botteghe artigiane e dei negozi di vicinato priva il centro di funzioni vitali per la vita quotidiana dei cittadini.

Frongia contesta apertamente la gestione attuale del fenomeno, basata spesso su restrizioni temporanee. La federazione ritiene infatti inefficaci le ordinanze tampone e i blocchi orari contro la malamovida. Il sindacato chiede invece interventi di lungo periodo, strumenti di pianificazione urbanistica capaci di regolare le nuove aperture e di premiare quegli imprenditori che scelgono la strada del decoro e del lavoro regolare.

L’impatto dei take away sul degrado urbano

Lo studio della FIPE evidenzia un altro fattore critico: la proliferazione incontrollata di attività artigianali di asporto e locali senza servizio al tavolo. Nelle principali città italiane, questo modello di business alimenta spesso situazioni caotiche, con pesanti ripercussioni sulla gestione dei rifiuti, sull’inquinamento acustico e sulla sicurezza dei quartieri. Per frenare questo fenomeno, la strada dei divieti non basta.

La federazione sollecita i sindaci a superare la logica dell’emergenza. La governance del territorio deve anticipare i conflitti tra le diverse anime della città, favorendo la convivenza serena tra residenti ed esercenti.

Verso una strategia per la rinascita della città

La sfida per il futuro prossimo della Sardegna riguarderà la capacità di unire lo sviluppo economico alla vivibilità quotidiana. I bar e i ristoranti rappresentano un presidio di sicurezza, ma la loro presenza deve integrarsi in un tessuto sociale sano e variegato.

“Cagliari non può permettersi ulteriori perdite”, ribadisce Frongia in chiusura. L’associazione chiede un tavolo di confronto permanente con l’amministrazione comunale per definire una strategia di rilancio che tuteli il mix commerciale ed eviti la desertificazione sociale della città. Il mantenimento dei servizi essenziali nei quartieri storici resta l’unico modo per garantire un futuro sostenibile a chi abita la città e a chi la visita.