Cagliari, lo scheletro davanti alla TV: la nuova opera di Noone scuote Bonaria
Murale di Noone al cimitero di Bonaria a Cagliari: lo scheletro davanti alla TV
Un’opera dal forte impatto evocativo ha fatto la sua comparsa nei giorni scorsi a Cagliari, nei pressi del cimitero monumentale di Bonaria. Il nuovo murale firmato dall’artista noone mette in scena uno scheletro abbandonato su una poltrona, lo sguardo fisso verso uno schermo che non trasmette più nulla. Come sottolinea Davide Sorino di Urban Dust, il linguaggio utilizzato è «diretto, quasi brutale», capace di trasformare un ambiente domestico in uno spazio di profonda inquietudine simbolica.
L’estetica del vuoto
L’opera si presenta con un’estetica ridotta all’essenziale, quasi monocromatica. Questa scelta stilistica, secondo l’analisi di Sorino, serve ad amplificare il senso di immobilità. «Le tonalità sobrie e la composizione minimale concentrano l’attenzione sul nucleo simbolico: una figura consumata dal tempo davanti a un apparecchio muto e inutile». Il contrasto tra il comfort della routine domestica, rappresentato dalla poltrona, e la figura dello scheletro crea una tensione visiva che obbliga il passante a fermarsi.
- Leggi anche: L’orgoglio di un rione a caratteri cubitali, a Cagliari maxi murale “protegge” Mulinu Becciu
Anestesia collettiva e scrolling infinito
Il murale di noone non è solo un memento mori, ma una critica feroce alla società contemporanea. Sorino descrive l’opera come «un’allegoria potente del tempo che si trasforma in anestesia collettiva». In un’epoca dominata dal binge-watching e dallo scrolling infinito sui social media, l’immagine interroga direttamente lo spettatore su quanta vita venga sacrificata davanti agli schermi. «Viene da chiedersi quante ore, giorni, vite dedichiamo ai nostri schermi in un flusso continuo di rumore che colma il silenzio senza riempirlo», riflette l’esperto di Urban Dust.
L’attenzione come nuova moneta
In un mondo in cui l’attenzione è diventata la merce più preziosa per pubblicitari e creatori di contenuti, il murale di Bonaria riesce in un paradosso: catturare lo sguardo proprio attraverso il silenzio e l’immobilità. Mentre gli schermi reali lottano per ogni secondo del nostro tempo, questa figura ossea immobile «riesce a catturare lo sguardo più di molti schermi accesi». Ponendo un freno visivo alla frenesia della quotidianità cagliaritana.