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San Sperate, Francesca Deidda uccisa a mazzate da Igor Sollai: ergastolo ma per i giudici “non fu crudeltà”

Giugno 18, 2026 · Paolo Rapeanu

Francesca Deidda uccisa a mazzate da Igor Sollai: le motivazioni dell’ergastolo

La Corte d’Assise d’Appello di Cagliari ha pronunciato la parola fine, almeno per questo secondo grado di giudizio, sulla drammatica vicenda dell’omicidio di Francesca Deidda, la donna di San Sperate brutalmente assassinata il 10 maggio 2024. Con la sentenza numero 2/2026, deliberata il 20 marzo 2026 e depositata il successivo 17 giugno 2026, i giudici di secondo grado (Presieduti da Giovanni Lavena, consigliere Dario De Luca) hanno confermato la condanna alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per la durata di un anno nei confronti del marito, il quarantaquattrenne Igor Sollai.

Tuttavia, accogliendo parzialmente i motivi di gravame presentati dagli avvocati difensori Carlo Demurtas e Laura Pirarba, la Corte ha escluso l’aggravante dell’aver agito con crudeltà e ha revocato le statuizioni civili e i risarcimenti danni precedentemente riconosciuti in favore degli zii della vittima.

La ricostruzione del delitto di Francesca Deidda: un piano lucido e un macabro inganno

Il verdetto di primo grado, emesso dalla Corte d’Assise di Cagliari il 2 luglio 2025, aveva inflitto a Sollai il massimo della pena.

I reati? Omicidio volontario aggravato, sottrazione e occultamento di cadavere e sostituzione di persona.

I fatti risalgono alla sera del 10 maggio 2024, all’interno dell’abitazione coniugale di San Sperate. Secondo quanto accertato dalle indagini e confermato in seguito dallo stesso imputato, Sollai ha aggredito la moglie Francesca Deidda mentre quest’ultima riposava distesa sul divano del soggiorno, colpendola ripetutamente alla testa (sono stati individuati almeno otto punti d’impatto) con una mazzetta da muratore di marca Kapriol dal peso compreso tra gli 800 e i 1000 grammi. I colpi letali hanno causato il devastante sfacelo della volta cranica e del massiccio facciale della donna.

Subito dopo il delitto, l’uomo ha avviato un piano di occultamento meticolosamente preparato. Nel pomeriggio stesso del 10 maggio si era recato presso un esercizio commerciale a Sestu per acquistare un grosso borsone sportivo nero. All’interno di questa sacca ha racchiuso il corpo della moglie, trasportandolo e seppellendolo in in terreno accanto alla Nuova Strada Statale 125. Per evitare che il corpo venisse scoperto o preda di animali, ha coperto la fossa con terra, frasche e arbusti (acquistati appositamente con la propria carta di credito) e ha posizionato una rete di recinzione.

Nei venti giorni successivi, Sollai ha messo in atto una complessa sostituzione di persona per simulare che la moglie fosse ancora in vita e ritardare l’avvio delle indagini. Utilizzando il telefono di Francesca Deidda, ha inviato numerosi messaggi di testo al fratello di lei, Andrea, e alle colleghe di lavoro. Si è spinto persino a formalizzare telematicamente, l’11 maggio 2024, le dimissioni volontarie della moglie dal suo posto di lavoro, inducendo in errore i destinatari.

Le prove schiaccianti e la confessione “utilitaristica”

Il quadro probatorio delineato dagli inquirenti è stato definito dai giudici d’appello come “granitico e inattaccabile”. A incastrare l’uomo sono stati tre elementi cardine: la geolocalizzazione satellitare tramite GPS e l’analisi dei tabulati telefonici hanno dimostrato che il cellulare di Francesca si muoveva in perfetta e costante concomitanza con quello del marito anche nei giorni successivi alla sua scomparsa.

Le transazioni commerciali con carta di credito hanno dimostrato l’acquisto del borsone nero e delle piante usate per coprire la fossa il giorno stesso del delitto. Sul computer e sui dispositivi di Sollai sono state scoperte ricerche web agghiaccianti risalenti fino a gennaio 2024. L’imputato cercava informazioni su “come uccidere simulando incidenti domestici”, sull’uso del cianuro, su corpi contundenti e su come eliminare gli odori della decomposizione.

Messo di fronte all’evidenza dei fatti, Sollai ha infine confessato il delitto. La Corte d’Appello ha ribadito che tale confessione è arrivata tardivamente, guidata da un intento puramente utilitaristico, mirato a ottenere gli arresti domiciliari. Per questo motivo è confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche.

Il movente economico e la doppia vita: ecco perchè Francesca Deidda è stata ucisa

Alla base dell’omicidio si è radicato un duplice movente, economico e personale. Igor Sollai gestiva dall’estate del 2023 una relazione extraconiugale parallela con una donna, Francesca Montis. Quest’ultima, in procinto di separarsi legalmente dal marito, lo stava pressando affinché scegliesse definitivamente lei. Sollai, che considerava pubblicamente la separazione come “una sconfitta”, desiderava rifarsi una vita senza affrontare i gravosi costi finanziari di un divorzio.

Al contrario, la morte della moglie gli avrebbe garantito enormi vantaggi patrimoniali, accuratamente pianificati nei mesi precedenti

Si tratta della proprietà esclusiva dell’abitazione coniugale, l’incasso di una polizza assicurativa sulla vita da 100mila euro contratta da Francesca nel 2020, di cui Sollai era l’unico beneficiario.

Ancora: l’appropriazione del trattamento di fine rapporto e degli ultimi stipendi della moglie, fatti confluire su un conto cointestato ad aprile 2024 e il tentativo di estorcere, fingendosi la moglie via sms, una somma tra i 5mila e i 40mila euro al cognato Andrea Deidda per chiudere una pendenza ereditaria legata alla casa dei genitori defunti.

I motivi della decisione in Appello: perché cade la crudeltà

Il nodo centrale del processo d’appello ha riguardato la sussistenza delle aggravanti della premeditazione, della minorata difesa e della crudeltà.

La Corte ha ritenuto pienamente sussistente la premeditazione, tre mesi tra l’ideazione del crimine (le ricerche sul cianuro a fine gennaio 2024) e la sua effettiva esecuzione. Altrettanto valida è stata giudicata l’aggravante della minorata difesa, poiché Francesca Deidda è stata colpita a tradimento, di notte sul divano.

La vera riforma della sentenza di primo grado risiede nell’esclusione dell’aggravante della crudeltà. Sebbene il primo giudice avesse ravvisato la crudeltà nella reiterazione degli otto colpi di mazzetta e nelle lesioni di difesa riscontrate sulla mano destra della donna (segno che era sopravvissuta ai primi impatti cercando di proteggersi), la Corte d’Assise d’Appello ha ribaltato tale interpretazione.

I giudici di secondo grado hanno ricordato che, secondo la giurisprudenza della Cassazione, l’aggravante richiede una condotta eccedente rispetto alla normalità causale, mossa dalla specifica volontà di infliggere sofferenze aggiuntive e gratuite.

Nel caso in esame, i colpi ripetuti sono stati considerati dai giudici d’appello come funzionali a completare l’azione omicida.

Venuta meno la crudeltà, l’impianto sanzionatorio è rimasto comunque ancorato all’ergastolo in virtù del reato continuato e della persistenza dell’aggravante della premeditazione.

Capitolo risarcimenti: esclusi gli zii della vittima

Un’ulteriore importante modifica apportata dalla Corte d’Assise d’Appello riguarda l’aspetto civilistico della vicenda. In primo grado, Sollai era stato condannato al risarcimento dei danni da liquidarsi in sede civile in favore del fratello della vittima, Andrea Deidda, e degli zii materni Rita, Remo ed Efisio Zoncheddu.

La difesa ha contestato fermamente la legittimazione attiva degli zii, lamentando la totale assenza di prove circa l’esistenza di un rapporto affettivo stabile. La Corte d’Appello ha accolto questo motivo di ricorso.

Dagli atti investigativi e dalle testimonianze dei colleghi è emerso chiaramente che la vittima, dopo la dolorosa perdita dei genitori, considerava il fratello minore Andrea come il suo unico e prevalente punto di riferimento esistenziale e affettivo, non intrattenendo rapporti di rilievo con il resto della famiglia allargata.

Pertanto, i giudici hanno revocato le statuizioni civili e i risarcimenti a favore dei tre zii Zoncheddu. Resta invece confermata la condanna al risarcimento in favore del fratello Andrea Deidda, con la provvisionale immediatamente esecutiva fissata a 100mila euro, oltre alla rifusione delle spese legali del grado liquidate in 3092 euro.

Indegnità a succedere obbligatoria

Infine, la Corte d’Assise d’Appello ha applicato l’articolo 130 del codice di procedura penale per rimediare a un’omissione materiale della sentenza di primo grado. Su esplicita richiesta delle parti civili e in conformità con l’articolo 537-bis, i giudici hanno inserito nel dispositivo la dichiarazione obbligatoria di indegnità a succedere per Igor Sollai.

L’assassino non potrà ereditare legalmente nessuna quota del patrimonio della moglie Francesca Deidda.

“Siamo rispettosi delle decisioni prese dal giudice”, dicono, a Cagliari News, gli avvocati Carlo Demurtas e Laura Pirarba. “Condividiamo la scelta della non aggravante legata alla crudeltà, giusto anche non prevedere risarcimenti per gli zii di Francesca Deidda. Presto torneremo in carcere per decidere il da farsi col nostro assistito”.