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Sardegna

L’Aquila vola alto e cancella la storia: Tittia di Nurri firma l’impresa al Palio di Siena

Luglio 3, 2026 · Paolo Rapeanu

Tittia di Nurri firma l’impresa al Palio di Siena, vittoria numero 12

La contrada dell’Aquila non è più la “nonna” del Palio di Siena grazie alla vittoria numero 12 di Giovanni Atzeni “Tittia” di Nurri. In una di quelle carriere destinate a rimanere scolpite nella pietra e nella memoria collettiva della città, la contrada del Casato ha riconquistato il drappellone.

A vincere un’accoppiata che in piazza del Campo ha saputo trasformare la pressione in poesia da corsa: il re Giovanni Atzeni e il cavallo Diodoro.

Una vittoria arrivata da lontano, che unisce idealmente la terra di Siena alle radici profonde della Sardegna, precisamente a Nurri, il paese di origine del fantino.

La mossa e la partenza: una tensione palpabile

L’atmosfera in piazza, fin dalle prime ore del pomeriggio, era carica di un’elettricità speciale. L’Aquila, gravata dalla cuffia di contrada nonna, il titolo che spetta alla contrada che non vince da più tempo, sentiva il peso della storia.

Trentaquattro anni di bocconi amari, di strategie fallite, di sogni infranti a un soffio dal colonnino. I cavalli entrano in un silenzio irreale. La mossa è lunga, nervosa, estenuante. Tittia, con la freddezza glaciale che lo contraddistingue, studia le rivali, accarezza Diodoro. Sa che il cavallo ha i mezzi, ma sa anche che a Siena il talento non basta senza la dote della pazienza. Quando il mossiere sgancia la rincorsa e il mortaretto esplode, l’Aquila scatta con una reattività impressionante, posizionandosi immediatamente in testa.

La traiettoria disegnata da Tittia alla prima curva di San Martino è un capolavoro. Sfruttando la potenza e l’agilità di Diodoro, il fantino prende la testa della corsa, impostando un ritmo insostenibile per gli inseguitori.

Al secondo giro, il ritorno prepotente delle rivali tenta di impensierire il battistrada. È qui che emerge la superiorità strategica di Atzeni. Nei punti critici della pista, dove la sporgenza del Casato storicamente tradisce anche i più esperti, Tittia stringe i denti, corregge la traiettoria di Diodoro e blinda la prima posizione. Il terzo giro è una passerella di pura adrenalina, con il popolo dell’Aquila che già si arrampica sulle transenne, spingendo con il fiato e con il cuore il proprio cavallo verso il bandierino.

Al terzo passaggio sotto il palco dei giudici, l’esplosione del mortaretto sancisce la fine dell’incubo: l’Aquila ha vinto.

L’orgoglio di Nurri e il record di Tittia

La vittoria dell’Aquila non risuona solo tra le mura di Siena, ma rimbalza con forza fino in Sardegna. A Nurri, il piccolo comune del Sarcidano da cui Atzeni è partito alla conquista del mondo del Palio, i bar e le piazze sono esplosi in un tifo da stadio.

Per Giovanni Atzeni questo successo non è solo l’ennesimo sigillo di una carriera leggendaria, ma la conferma di uno status di “imperatore” della Piazza che difficilmente troverà eguali nella storia moderna della manifestazione.

Tittia ha dimostrato ancora una volta di saper gestire la pressione delle grandi occasioni, regalando a una contrada ferita la gioia più grande. La sua freddezza nell’interpretare le caratteristiche di Diodoro, un cavallo che ha dimostrato una potenza e una precisione millimetrica sulle curve di piazza del Campo, è stata la chiave di volta del successo.

Il popolo dell’Aquila in lacrime: addio alla “cuffia”

Subito dopo la vittoria, la piazza è stata invasa da un fiume giallo e nero. I contradaioli dell’Aquila si sono riversati sul tufo, travolgendo Tittia e Diodoro in un abbraccio collettivo che scioglie trentaquattro anni di delusioni.

La “cuffia” della nonna è stata simbolicamente strappata e gettata via: dal 1992 a oggi, intere generazioni di aquilini sono cresciute sentendo i racconti dell’ultimo trionfo senza averlo mai vissuto.

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Oggi, finalmente, quei giovani hanno una loro storia da raccontare. Il corteo festante si è immediatamente diretto verso la basilica di Provenzano per il tradizionale canto del Te Deum di ringraziamento, un rito che per l’Aquila assume oggi il sapore della rinascita.