Edilizia, allarme in Sardegna: stipendi al palo e i giovani abbandonano i cantieri
Crisi edilizia Sardegna per Uil stipendi bassi e pochi giovani
Il comparto delle costruzioni nell’Isola mostra segnali di forte sofferenza strutturale, legati principalmente al ricambio generazionale e alla perdita di appeal professionale. I dati economici regionali, contenuti nel recente rapporto Crenos 2026, confermano che il comparto rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’economia sarda, raccogliendo il 14,4% delle imprese attive e generando il 7,4% del valore aggiunto complessivo del territorio. Nonostante questi indicatori positivi, una profonda riflessione si rende necessaria: crisi edilizia Sardegna per Uil stipendi bassi e pochi giovani rischiano di paralizzare i cantieri nei prossimi anni?
La fotografia scattata dal centro studi sindacale evidenzia un invecchiamento progressivo e preoccupante della manodopera. L’età media delle maestranze tocca ormai la soglia dei 49,6 anni, con ben il 43% della forza lavoro complessiva che supera la cinquantina. Al contrario, la presenza di giovani al di sotto dei 30 anni si attesta su un marginale 13%, dato che certifica le enormi difficoltà nel reclutamento delle nuove leve.
Il dramma degli operai specializzati e la continuità a rischio
La carenza di personale qualificato emerge con forza analizzando le diverse fasce anagrafiche dei lavoratori più esperti. Gli operai specializzati sardi sono in totale 5.358, ma la loro distribuzione anagrafica risulta fortemente squilibrata: la fascia tra i 19 e i 29 anni conta appena 130 unità, mentre ben 3.122 lavoratori si collocano nella fascia d’età tra i 51 e i 60 anni.
La segretaria generale della UIL Sardegna Fulvia Murru e Gianni Olla, segretario generale della FENEALUIL Sardegna, esprimono forte apprensione per questa tendenza e spiegano che: «Secondo un nostro studio gli operai e gli addetti specializzati sono troppo pochi, i pochi che ci sono rientrano nella fascia over 50. Questo non garantisce la continuità di cui il settore ha bisogno». Senza un intervento immediato, l’intero comparto edile isolano rischia di perdere quelle competenze artigianali e tecniche fondamentali per la realizzazione delle opere pubbliche e private.
Retribuzioni inferiori del 15 per cento rispetto al resto d’Italia
Tra le cause principali della scarsa attrattività del comparto spicca la questione economica, con buste paga che non reggono il confronto con gli standard nazionali. I dati ufficiali della Banca d’Italia confermano infatti che gli operai edili in Sardegna percepiscono compensi nettamente inferiori rispetto ai colleghi delle altre regioni d’Italia.
La differenza economica incide pesantemente sulla vita quotidiana dei lavoratori, traducendosi in una perdita secca che varia tra i 300 e i 400 euro mensili a parità di mansione svolta. Per superare questa situazione, i vertici sindacali Murru e Olla indicano una strada precisa: «Si devono al più presto rinnovare gli integrativi fermi al 2007, bisogna sollecitare le associazioni datoriali affinché si porti a compimento il percorso già avviato di rinnovo degli integrativi. Solo offrendo una retribuzione adeguata si potrà rendere attrattivo il settore e spingere i giovani a lavorare».
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Le proposte: investimenti mirati e contrasto al nanismo aziendale
La ricetta del sindacato per superare l’attuale fase di stallo richiede azioni decise sia sul piano politico-istituzionale sia su quello delle relazioni contrattuali. Il tessuto produttivo sardo soffre di un marcato nanismo d’impresa, caratterizzato da aziende troppo piccole per poter attivare investimenti significativi in innovazione, sicurezza e nuove tecnologie digitali.
I rappresentanti dei lavoratori chiedono un cambio di passo radicale per tutelare l’economia dell’Isola e concludono con una richiesta precisa: «Serve una politica che premi le imprese strutturate, regolari, innovative che investono in sicurezza, sono indispensabili una programmazione pluriennale sugli investimenti nelle infrastrutture e lo sblocco degli integrativi per garantire il giusto compenso ai lavoratori». Solo attraverso una pianificazione strategica a lungo termine e contratti dignitosi la Sardegna potrà evitare il blocco totale del suo sistema edile.