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Cagliari, caos sanità: “Mio marito con la Sla e la lingua incastrata senza cure al Santissima Trinità”

Giugno 5, 2026 · Paolo Rapeanu

Sanità e Sla a Cagliari, stesso triste copione: aiuti sempre più rari

Sanità e Sla a Cagliari, stesso triste copione: aiuti sempre più rari. E poi capitano situazioni da bollino rosso, come quella di ieri al Santissima Trinità di Cagliari. A volerla raccontare, a Cagliari News, è chi l’ha vissuta in prima persona.

Tiziana Fulgheri è moglie di Mario Girau e, da 20 anni, cioè dalla comparsa della Sla, anche la sua caregiver.

“Condivido con tutti voi una situazione che mortifica e schiaccia la dignità di una persona. Dietro i fatti che sto per esporre c’è la sofferenza di un essere umano che merita rispetto, ascolto e considerazione. Ritengo doveroso portare questa situazione all’attenzione di tutti, affinché ciascuno possa comprenderne la gravità e valutarla con coscienza, sensibilità e senso di responsabilità”.

Odissea al pronto soccorso: paziente affetto da Sla attende 14 ore per una visita

Una lunga attesa in corsia che riaccende i riflettori sulla gestione delle fragilità nei presidi d’emergenza. È la denuncia di Tiziana Fulgheri sul trattamento riservato al marito, Luigi Girau, malato di SLA da oltre vent’anni e totalmente dipendente dall’assistenza sanitaria. L’uomo è rimasto per ben 14 ore nel Pronto Soccorso dell’ospedale Santissima Trinità prima di ricevere la visita di un medico.

L’arrivo in codice d’emergenza

La vicenda ha inizio alle ore 19:00, quando l’uomo viene trasportato in ospedale dal servizio 118. La situazione appare subito critica: a causa di un blocco involontario della mandibola legato alla sua grave patologia, la lingua del paziente, gonfia e indurita, era rimasta incastrata tra i denti.

Dopo le prime procedure di triage, ha avuto inizio una lunghissima notte di attesa. Intorno alle 3:00 del mattino sono stati effettuati alcuni prelievi e somministrati farmaci per via endovenosa, ma il controllo medico definitivo è arrivato soltanto dopo 14 ore dal momento dell’accesso.

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La richiesta di dignità e risposte

A visitare il paziente è stato infine un rianimatore, specialista che interviene solitamente in caso di insufficienza respiratoria o terapia intensiva, quadri che non rispecchiavano l’urgenza principale dell’uomo, legata invece a una contrattura mandibolare.

La moglie del paziente ha voluto chiarire la propria posizione, chiedendo risposte concrete alle autorità sanitarie: “Non sto chiedendo privilegi, sto chiedendo cure. Un malato di SLA in condizioni gravissime non può attendere tutto questo tempo senza essere visitato. Voglio rispetto per chi non può più difendersi e dignità per chi non può più urlarla da sè”.

La famiglia non contesta la competenza dei singoli operatori, ma chiede formalmente che venga fatta luce sulle dinamiche organizzative che hanno causato un ritardo così prolungato davanti a una patologia tanto delicata.