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Reem e Seedya, da Siria e Gambia a Quartu: “Fuggiti da persecuzioni e guerre, accolti dai sardi”

Le storie di due giovani in fuga da persecuzioni e guerre. Una rifugiata siriana e un giovane gambiano alle prese con una vita da costruire da zero in Sardegna

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Da Siria e Gambia sino a Quartu, le storie “difficili” di Reem e Seedya

 Nella Giornata del Rifugiato, negli spazi Michelangelo Pira di via Brigata Sassari a Quartu due storie di chi, in Sardegna, ha trovato una nuova vita grazie al progetto Sai San Fulgenzio, di cui è la coordinatrice l’avvocato Gabriella Serra.

Da una parte Reem Adnan, 33 anni, rifugiata siriana come cristiana maronita. Un percorso di enormi difficoltà, prima e dopo il suo arrivo in Italia, circa 4 anni fa tramite la comunità di Sant’Egidio.  “Mi sono trasferita in varie strutture ed è stato molto difficile   trovare un lavoro”. Difficolta acujte dalla lingua che ha impedito a a Reem di accedee all’università. “Dopo tante difficoltà sono riuscita a iscrivermi,  ma ho avuto problemi nel riconoscimento dei miei esami. Poi il mio titolo di studio è stato convalidato, ma per diversi motivi ho perso la borsa di studio”. 

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Da qui l’aiuto chiesto e trovato nella chiesa. “Grazie a una suora, Anna, ho trovato una famiglia che può di ospitarmi. Ora mi occupo del progetto Carovana, ho imparato l’italiano e ho tanti progetti per il domani”. Per la Sardegna è nato l’amore. “Sono grata a chi mi ha dato aiuto e voglio stare  nell’Isola”. 

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Dall’altra parte la storia del 19enne Seedya Conteh, anche lui qui da circa 4 anni dopo un tribolato viaggio dal Gambia “di cui non voglio parlare”. Ora le scuole superiori, al Primo Levi di Quartu la seconda superiore. “La mia difficoltà iniziale era la lingua e non sapevo che fosse così difficile. Non riuscivo a esprimermi e non riuscivo a fare le cose più basilari”.

Poi il graduale miglioramento: “Ora posso parlare con voi e questo mi ha aiutato a integrarmi”. In Sardegna una vita nuova. “Oggi faccio sport e sono un arbitro di calcio. Ringrazio i miei prof del Primo Levi e gli operatori Sai. Cosi come tutti i miei amici che mi sono vicini”. 

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