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Cagliari, la denuncia di un avvocato sul caos al pronto soccorso del Brotzu: “Non è civiltà, è degrado”

Luglio 5, 2026 · Paolo Rapeanu

“Non è civiltà, è degrado”: la disperata denuncia di un avvocato sul caos al pronto soccorso del Brotzu di Cagliari

“Non è civiltà, è degrado”: la disperata denuncia di un avvocato sul caos al pronto soccorso del Brotzu di Cagliari.

Un urlo disperato di aiuto, una formale segnalazione di criticità inviata direttamente al Presidente della Regione Sardegna, al Presidente del Consiglio Regionale e alla Direzione Sanitaria.

A firmarla, lo scorso 4 luglio 2026, è Roberto Pusceddu, un avvocato cagliaritano che ha voluto parlare come privato cittadino, figlio e paziente, testimone dell’ennesima notte di collasso e al Pronto Soccorso del Brotzu.

Il quadro descritto nella lettera, riferito a quanto accaduto nella giornata del 3 luglio, è drammatico e fotografa una situazione ormai strutturalmente fuori controllo.

“I diritti umani vengono radicalmente compromessi sin dal momento del triage” , denuncia Pusceddu, parlando di «lunghe attese interminabili e situazione al collasso”.

Cronaca di una notte di ordinario collasso al Brotzu di Cagliari

La lettera descrive uno scenario che l’autore non esita a definire contraria ai princìpi di uno Stato di diritto e del rispetto umano. Le sale d’attesa del Brotzu si trasformano, nel racconto del cittadino, in un teatro di sofferenza privo di una prima e tempestiva assistenza:

  • Pazienti abbandonati al dolore: Persone con febbre alta che continua a salire, scosse da freddo e brividi, minori sofferenti e malati costretti ad “elemosinare” per ore un semplice antidolorifico.
  • Anziani e fragili: Anziani costretti su sedie a rotelle o accasciati sulle sedute della sala d’aspetto “in modo scomposto e barbaro” mentre chiedono aiuto.
  • Tensione esasperata: Parenti disperati in una situazione igienico-ambientale e gestionale che sfocia inevitabilmente in «urla, schiamazzi, nervosismi e minacce”.

Personale senza strumenti

La denuncia non punta il dito contro i lavoratori, bensì contro l’assenza di una macchina organizzativa efficiente. Il personale medico e di sicurezza viene descritto in “seria difficoltà”, costretto a gestire un flusso insostenibile di urgenze.

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L’appello immediato alle Istituzioni

“Pur comprendendo le notevoli ed eterogenee complessità in cui si versa la Sanità sarda, non è questa l’immagine di uno Stato e di una Regione che funzionano”.

La lettera si chiude con un perentorio invito alle massime cariche istituzionali dell’Isola affinché intervengano per porre freno a un vero e proprio stato di “degrado e inciviltà”.