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Sotto il cielo di Cagliari senza una casa: “Abbiamo 1700 euro al mese ma nessuno ci affitta un tetto”

Luglio 9, 2026 · Paolo Rapeanu

Coppia senza casa a Cagliari: “Nessun tetto affittato anche se abbiamo 1700 euro al mese”

Coppia senza casa a Cagliari: “Nessun tetto affittato anche se abbiamo 1700 euro al mese”. Borsoni e zaini ammassati ai piedi di due panchine di ferro. Accanto, un kit di medicinali salvavita e diverse bottiglie d’acqua, esposte al caldo soffocante dell’estate cagliaritana. Da tre settimane, l’indirizzo di Ivano Giordano, 65 anni, e della sua compagna Cristina Pillittu, 55 anni, è diventato un marciapiede di via Nicolodi. Una sistemazione di fortuna, estrema e degradante, a pochi passi dai palazzi del polo universitario e, ironia della sorte, dalle porte della Caritas, l’ultimo baluardo di chi non ha più nulla.

Per questa coppia, ritrovarsi all’addiaccio da un momento all’altro non è stato l’esito di una vita di espedienti, ma il culmine di un paradosso burocratico e sociale che stringe alla gola la parte più fragile della popolazione. Ivano e Cristina non sono invisibili per scelta, né sono privi di mezzi: sono vittime della diffidenza di un mercato immobiliare che ha sbarrato loro ogni porta.

Il labirinto della burocrazia e l’odissea dell’hinterland: coppia senza casa a Cagliari

La loro storia d’amore dura da dieci anni. Durante la pandemia hanno condiviso una stabilità durata sette anni in una casa a Monserrato. Poi, improvvisamente, l’incantesimo si è rotto e per la coppia è iniziato un continuo, estenuante errare nell’hinterland cagliaritano. Prima il trasferimento a Uta, comune di residenza di Cristina, poi uno spostamento a Decimomannu.

Ma trovare quattro mura non significa automaticamente trovare una vita dignitosa. “La casa a Decimomannu era assolutamente fuori mano”, racconta Ivano, un passato da elettricista e le mani abituate al lavoro, “per ogni piccola esigenza quotidiana ero costretto a fare otto chilometri tra andata e ritorno. A piedi o con mezzi di fortuna”. Un isolamento insostenibile per chi, come lui, ha una missione quotidiana ben precisa: assistere Cristina. La donna, infatti, combatte contro importanti problemi di salute, soffre di epilessia e ha gravi difficoltà di deambulazione. Ogni barriera architettonica, ogni chilometro di distanza dai servizi essenziali, per lei si trasforma in un ostacolo insormontabile.

Il paradosso dei “piccoli pensionati” senza garanzie

Il dramma di Ivano e Cristina scardina il luogo comune secondo cui finisce in strada solo chi non ha un reddito. “Siamo due piccoli pensionati”, spiega l’ex elettricista, “entrambi percepiamo il reddito di cittadinanza. Mettendo insieme le nostre risorse arriviamo a circa 1700 euro al mese”. Una cifra che in Sardegna consentirebbe una vita dignitosa e il pagamento regolare di un canone d’affitto modesto.

Eppure, il denaro non basta. Nell’era delle tutele estreme richieste dai proprietari di immobili, la pensione minima e i sussidi statali non vengono considerati “garanzie sufficienti”. Senza un contratto di lavoro a tempo indeterminato, senza buste paga d’oro o fideiussioni bancarie, per la coppia il mercato privato si è rivelato un muro di gomma.

Da qui è nata una girandola di sistemazioni precarie e temporanee: b&b, affittacamere, mini appartamenti pagati a giornata, dove spesso mancavano persino i servizi minimi. “Siamo stati in posti dove non c’era cucina, dove talvolta avevamo a disposizione solo un minifrigo per tenere in fresco il latte o l’acqua”, ricorda Ivano con amarezza. Soluzioni costose che hanno prosciugato i loro risparmi senza mai offrire una prospettiva di stabilità.

L’ultimo rifiuto: “Voglio stare con lei”

Nel loro peregrinare, Ivano e Cristina hanno bussato a tantissime porte. Hanno chiesto aiuto ai servizi sociali di Monserrato, di Uta e, infine, di Cagliari. Le risposte istituzionali, tuttavia, si sono scontrate con la rigidità dei protocolli e la carenza di alloggi di emergenza per nuclei familiari.

“Ci hanno addirittura prospettato di assegnare la mia compagna a una struttura protetta per via delle sue condizioni di salute”, confessa Ivano, e la voce si incrina per la prima volta. Una soluzione assistenziale che, per la burocrazia, risolverebbe il problema medico di Cristina, ma che per la coppia rappresenterebbe la fine di tutto. “In quel modo ci dovremmo separare. E io questo non lo voglio. Ho promesso a me stesso di prendermi cura di lei. Io voglio stare con Cristina”.

Mentre la politica discute di emergenza abitativa e i prezzi degli affitti a Cagliari continuano a salire, spinti dal boom delle locazioni turistiche, Ivano e Cristina rimangono lì, sulla loro panchina di via Nicolodi. Due valigie, una scatola di pillole e un amore che resiste sul marciapiede, in attesa che qualcuno, oltre alla solidarietà della Caritas, restituisca loro il diritto alla dignità di una casa.