Cagliari, lo scontro sullo stadio: i 60 milioni pubblici e quelle spese senza tetto massimo
Nuovo stadio del Cagliari: 60 milioni pubblici e spese extra
Il percorso amministrativo per la realizzazione del nuovo impianto sportivo cittadino attraversa una fase di approfondita discussione tecnica. Le forze politiche ed economiche locali esaminano con attenzione le carte della convenzione, nel tentativo di bilanciare l’interesse sportivo con la tutela delle casse comunali. Al centro dell’analisi emerge un forte dibattito sui reali costi dell’opera: per il nuovo stadio Cagliari 60 milioni pubblici e spese extra senza limiti rischiano di gravare interamente sui cittadini?
L’attuale configurazione dell’opera prevede una stretta sinergia tra il comparto pubblico e gli investitori privati. Il piano economico si basa su un imponente contributo pubblico e su una concessione della superficie per la durata di cinquant’anni, un modello che richiede un monitoraggio rigoroso di ogni singola clausola contrattuale. L’arrivo di Tommaso Giulini alla guida della società calcistica ha consolidato questo schema che unisce la finanza privata al sostegno istituzionale per la copertura dei costi.
Le garanzie creditizie e la tutela del bilancio comunale
L’assessore comunale allo sport, Giuseppe Macciotta, difende l’equilibrio della convenzione e rassicura la cittadinanza sulla solidità degli accordi presi con la società calcistica. Secondo l’esponente della giunta, i passaggi chiave del testo escludono l’esposizione dell’ente a pericoli finanziari diretti.
L’assessore Macciotta chiarisce la posizione del municipio spiegando che «la nostra amministrazione aveva chiaramente precisato che non avrebbe mai autorizzato l’iscrizione di ipoteche sul complesso immobiliare realizzando né concesso fideiussioni o garanzie di sorta verso il richiamato sistema creditizio». L’esponente della giunta fa inoltre riferimento all’articolo 42.6 della bozza, specificando che «in nessun caso l’impegno del Concedente ai sensi del presente articolo potrà essere interpretato come un impegno alla concessione di garanzie in favore del Concessionario».
L’opposizione analizza i testi: lo spostamento del rischio operativo
Una lettura diversa del testo arriva dalle fila della minoranza in Consiglio comunale. Giuseppe Farris, consigliere comunale di Civica24, invita l’aula e i tecnici a concentrarsi sulle singole voci di spesa e sui vincoli irrevocabili presenti nella bozza di accordo, ritenendo che la struttura finanziaria tuteli maggiormente gli istituti di credito rispetto al Comune.
Il consigliere Farris mette in evidenza i dettagli del contratto e dichiara: «L’art. 42.2 prevede che il Comune accetti “irrevocabilmente e incondizionatamente” la cessione in garanzia, a favore delle banche, di tutti i crediti del concessionario verso il Comune: non solo i contributi pubblici, ma persino le somme che il Comune dovesse corrispondere in caso di cessazione anticipata della concessione». Secondo l’esponente dell’opposizione, l’insieme di queste regole sposta l’asse della responsabilità: «Queste non sono opinioni. Sono clausole contenute nei documenti della convenzione da cui si evince che il rischio si sposta dal concessionario al concedente».
I nodi su Direct Agreement, riequilibrio e costi ambientali
Le obiezioni sollevate riguardano anche il Direct Agreement disciplinato dall’articolo 42.5, uno strumento che solitamente concede alle banche diritti di informazione e poteri di subentro, limitando la libertà di manovra del Comune in caso di modifiche contrattuali.
A questo si aggiunge il tema della fluttuazione dei prezzi di costruzione e di gestione, che potrebbe portare, secondo l’opposizione, alla richiesta di una revisione del Piano Economico Finanziario. Se l’accordo sulla revisione dovesse mancare, il Comune si troverebbe nella condizione di dover approvare il riequilibrio oppure recedere dal contratto liquidando gli indennizzi previsti. Ulteriori approfondimenti si rendono necessari per l’articolo 38, che attribuisce al bilancio comunale i costi complessivi delle bonifiche ambientali dell’area di cantiere, inclusi gli interventi legati al rinvenimento di amianto, senza la fissazione di un tetto massimo di spesa per l’amministrazione.
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Il quadro normativo europeo e le esenzioni fiscali
Il dibattito si arricchisce delle valutazioni tecniche di Paolo Maninchedda, ex assessore regionale ai lavori pubblici, che esamina la vicenda sotto il profilo della legittimità amministrativa e delle regole comunitarie sugli investimenti nei grandi impianti sportivi.
L’ex assessore Maninchedda evidenzia le criticità strutturali del piano e afferma: «I 60 milioni siano nient’altro che un clamorosissimo aiuto di Stato che richiederebbe la notifica all’Unione Europea». L’analisi si estende anche agli aspetti fiscali locali inseriti nella pianificazione dell’opera: «L’esenzione del Cagliari dalla Tosap prevista dal Pef del progetto dello Stadio è totalmente illegitima e varrebbe un regalo illegittimo alla società (e un minor gettito nelle casse del Comune) di 300.000 euro l’anno circa». Le diverse posizioni sul tavolo confermano che l’iter per il nuovo impianto richiede ancora passaggi decisivi per garantire la trasparenza e la sostenibilità dell’intera operazione.