Spese d’oro per lo stadio a Cagliari, Farris: “Oltre 200 mila euro di consulenze”
Nuovo stadio a Cagliari: Farris attacca sulle consulenze
Nuovo stadio a Cagliari: Farris attacca sulle consulenze. L’edificazione del futuro impianto sportivo del capoluogo sardo scatena una nuova e accesa polemica politica. Al centro del dibattito non finiscono questa volta i rendering del progetto o i tempi di demolizione del vecchio impianto, ma i costi e la cronologia delle decisioni pubbliche. Il consigliere comunale Giuseppe Farris, esponente della lista civica CiviCa 24, lancia pesanti interrogativi sulla gestione burocratica dell’intera operazione finanziaria. Sotto la lente d’ingrandimento finisce una pioggia di incarichi esterni che l’amministrazione ha formalizzato soltanto in seguito al raggiungimento della cruciale intesa sul canone di concessione. Il caso solleva forti perplessità, poiché ribalta il normale ordine logico dei procedimenti amministrativi e vede il nuovo stadio Cagliari al centro di una dura contesa.
Una cronologia che solleva pesanti interrogativi istituzionali
La contestazione di Giuseppe Farris si basa su dati temporali precisi e su atti ufficiali del Comune. La data chiave dell’intera vicenda coincide con il primo aprile scorso. In quel giorno, i rappresentanti del Comune di Cagliari e le delegazioni ufficiali del Cagliari Calcio si sono riuniti per un vertice decisivo. L’incontro ha registrato la tanto attesa fumata bianca: le parti hanno siglato l’accordo definitivo sul canone concessorio, fissando la cifra a una media di 150.000 euro all’anno.
La logica e la buona pratica amministrativa vorrebbero che un simile accordo economico poggiasse su solide e preventive relazioni tecniche. Nel caso cagliaritano, invece, la macchina burocratica ha seguito un percorso inverso. Subito dopo la stretta di mano e l’annuncio pubblico dell’intesa, gli uffici comunali hanno continuato ad affidare incarichi specialistici e a ricevere perizie fondamentali per valutare la congruità economica e giuridica dell’affare. Il consigliere Farris fa notare che questi approfondimenti avrebbero dovuto formare la volontà politica dell’Amministrazione e non giustificare una decisione già presa in precedenza.
Le cifre dei singoli incarichi esterni
Il resoconto economico delle collaborazioni esterne tratteggia uno scenario finanziario rilevante per le casse cittadine. Una prima consulenza estimativa, dal valore di circa 20.000 euro, è arrivata sul tavolo del Comune soltanto il 14 aprile, ovvero due settimane dopo l’accordo formale sul canone. Questo documento esprimeva pareri su cifre già stabilite.
Inoltre, i testi ufficiali richiamano una seconda perizia volta a calcolare il valore residuo delle opere e delle urbanizzazioni. Il Comune ha liquidato per questo specifico incarico circa 12.000 euro, ma il tecnico ha depositato la relazione soltanto il 5 maggio. Il tassello più pesante della spesa risale però al 4 maggio, giorno in cui l’ente locale ha conferito un ulteriore incarico legale e specialistico per una cifra imponente: circa 200.000 euro. Il calcolatore finale della spesa pubblica segna così una somma complessiva che supera i 230.000 euro di consulenze.
Il nodo del metodo amministrativo
L’affondo di Giuseppe Farris non si limita a una semplice critica contabile, ma investe il metodo con cui la politica gestisce il patrimonio di tutti i sardi. Quando un Comune decide di concedere un’area pubblica per un periodo di ben 50 anni, l’operazione coinvolge circa 100.000 metri quadri di territorio cittadino. Si parla di un investimento multimilionario che condizionerà lo sviluppo urbano per i prossimi decenni. Per tale ragione, le valutazioni dei tecnici devono necessariamente precedere i patti politici.
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Le domande sollevate dall’esponente di CiviCa 24 assumono quindi una valenza puramente istituzionale. Se il primo aprile la giunta considerava ogni dettaglio ormai definito, quale reale utilità hanno avuto le costose consulenze successive? I periti hanno svolto una reale e indipendente attività istruttoria per verificare la legittimità del patto, oppure hanno semplicemente costruito a posteriori una cornice tecnica per blindare una scelta già blindata? La differenza tra le due opzioni appare enorme. Il procedimento penale o amministrativo non c’entra: qui si valuta la trasparenza verso i contribuenti.