Diritti dei migranti, protesta degli antirazzisti a Cagliari: “Basta zona rossa in piazza Carmine”
Protesta per i diritti degli stranieri a Cagliari
Una forte tensione sociale attraversa i quartieri centrali del capoluogo sardo, accendendo i riflettori sulle condizioni di vita delle fasce più fragili della popolazione. L’Assemblea Antirazzista Sarda ha indetto una mobilitazione pubblica per il prossimo 7 luglio alle ore 16:45 in piazza Matteotti, proprio davanti alla sede del Municipio. Gli attivisti intendono denunciare una realtà sommersa che contrasta nettamente con l’immagine patinata della città turistica. Questa imminente protesta per i diritti degli stranieri a Cagliari mette a nudo i paradossi dell’accoglienza e dell’inclusione nel territorio metropolitano.
Gli organizzatori lanciano un appello accorato alla cittadinanza tramite lo slogan “L’inferno in città di poveri e stranieri, non giriamoci dall’altra parte!”. Secondo i promotori dell’iniziativa, dietro le vetrine della movida si nasconde un’altra Cagliari, contrassegnata da una profonda emarginazione e dalla sistematica privazione dei diritti civili fondamentali, una situazione che colpisce in particolar modo chi non possiede un alloggio regolare.
La denuncia contro le zone rosse e l’esclusione sociale
I movimenti antirazzisti attaccano duramente i recenti provvedimenti di sicurezza urbana, contestando la creazione di perimetri blindati nei quartieri storici. “Nelle zone centrali della città, vicino ai ritrovi della movida, sono state istituite le zone rosse, in cui chi non ha dimora e chi è senza documenti rischia di essere arrestato o spedito in un CPR”, denunciano con fermezza i portavoce dell’Assemblea attraverso il loro manifesto politico.
Gli attivisti accusano la classe dirigente locale di voler nascondere il disagio e la povertà, allontanando gli invisibili dalle aree destinate al turismo di consumo. L’assenza di una residenza anagrafica formale genera un circolo vizioso drammatico: senza questo requisito, i cittadini più deboli perdono l’accesso al medico di base, non possono iscriversi alle graduatorie per le case popolari e non ottengono la carta d’identità o la tessera sanitaria, alimentando inevitabilmente lo spettro dell’irregolarità.
Odissea in via Venturi: le notti davanti alla Questura
Il fulcro della protesta riguarda anche le enormi difficoltà logistiche che i cittadini extracomunitari affrontano quotidianamente per regolarizzare la propria posizione sul territorio nazionale. La mobilitazione punta il dito contro i lunghi tempi di attesa in via Venturi, la strada in cui si trovano gli sportelli dell’ufficio immigrazione della Questura.
La gestione attuale degli accessi impone sacrifici disumani agli utenti. L’area antistante la struttura risulta completamente priva di ripari contro il sole o la pioggia, e gli uffici ammettono solamente dieci persone ogni mattina. Questa restrizione costringe decine di migranti a trascorrere l’intera notte all’addiaccio sul marciapiede pur di accaparrarsi un posto in fila. Molto spesso, inoltre, la Questura riduce ulteriormente il numero di appuntamenti senza preavviso, costringendo chi ha atteso al freddo per ore a ritornare il giorno successivo a causa della mancanza temporanea di interpreti.
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Le richieste immediate al Comune e alle autorità
I manifestanti chiedono risposte chiare al sindaco e alla giunta comunale, stigmatizzando il silenzio delle istituzioni locali davanti a questo scenario di degrado dei diritti umani. L’Assemblea Antirazzista ha già stilato una piattaforma con tre precise rivendicazioni da presentare ai rappresentanti della politica cagliaritana durante il presidio di piazza Matteotti.
Il movimento pretende l’abolizione immediata delle ordinanze sulle zone rosse, il rilascio della residenza fittizia per tutti i senza fissa dimora che ne facciano richiesta e una profonda riorganizzazione degli uffici di via Venturi. I sindacati e le associazioni chiedono una struttura potenziata. Capace di gestire l’alto volume di domande in modo dignitoso, civile e rapido, garantendo il rispetto della dignità umana di ogni lavoratore straniero.