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Crescere in periferia a Cagliari fa la differenza: in città milleseicento minori nei rioni difficili

Maggio 19, 2026 · Cristian Melis

Save the children: a Cagliari milleseicento minori in aree fragili e in povertà

Il luogo di nascita e di crescita incide profondamente sulle opportunità future di un individuo, specialmente nel capoluogo sardo. Bambini, bambine e adolescenti che risiedono nei quartieri più vulnerabili affrontano quotidianamente un rischio elevato di indigenza e di abbandono degli studi. Questi giovani godono inoltre di minori occasioni per frequentare aree verdi o per usufruire di servizi ricreativi essenziali, subendo svantaggi che compromettono lo sviluppo delle proprie potenzialità.

I dati emergono in modo nitido dall’indagine intitolata “I luoghi che contano”, uno studio dettagliato che l’organizzazione internazionale Save the Children pubblica oggi per accendere i riflettori sulle periferie sociali d’Italia. L’analisi traccia una mappa accurata del disagio, mostrando divari evidenti tra le diverse zone urbane.

I numeri del disagio socioeconomico nel capoluogo sardo

La ricerca quantifica con precisione la dimensione del fenomeno a livello locale. Nel territorio comunale di Cagliari, ben 1.588 minori (una cifra che rappresenta il 9,3% dell’intera popolazione compresa tra zero e diciassette anni) trascorrono la propria infanzia all’interno di un’area di disagio socioeconomico urbano, definita comunemente con l’acronimo Adu. I dati cagliaritani mostrano una peculiarità rispetto alla media delle altre grandi città metropolitane italiane. Se a livello nazionale le zone vulnerabili accolgono una percentuale di residenti under 18 superiore alla media cittadina (il 16,7% contro il 14,8%), a Cagliari avviene il contrario: la quota di minori nei quartieri fragili si ferma al 10,8%, un dato leggermente inferiore rispetto all’11,2% del valore medio dell’intero territorio comunale.

L’Istat individua cinque specifiche aree vulnerabili nel capoluogo della Sardegna. All’interno di questi confini, la fragilità economica appare evidente: il 42,2% dei nuclei familiari sperimenta una condizione di povertà relativa. Questo dato supera di ben 20,1 punti percentuali la media dell’intero perimetro cittadino, evidenziando una forte concentrazione del bisogno economico in precisi distretti urbani.

L’emergenza istruzione e il fenomeno dei giovani Neet

I divari economici si riflettono inevitabilmente sul percorso formativo dei ragazzi. Quasi uno studente su cinque (il 18,9% degli iscritti alle scuole secondarie di primo e secondo grado) abbandona gli studi prima del tempo o accumula ripetenze nel corso della carriera scolastica. Questa percentuale risulta quasi doppia rispetto al 9,7% che caratterizza la media generale del comune di Cagliari. La criticità emerge anche durante l’ultimo anno della scuola media: il 21,9% degli alunni rischia la cosiddetta dispersione implicita, un valore superiore di 11,8 punti percentuali rispetto alla media cittadina (che si attesta al 10,1%).

La mancanza di opportunità si estende anche alla fascia d’età successiva, coinvolgendo i giovani adulti. Oltre un terzo dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni (il 34,9% del totale) rientra nella categoria dei Neet. Ovvero persone che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non occupano un posto di lavoro. Il dato supera di 13,7 punti percentuali la media dell’intero territorio comunale, ferma al 21,2%.

La richiesta di interventi strutturali per l’infanzia

La situazione richiede azioni politiche immediate e mirate, come sottolineano i vertici dell’organizzazione. Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children, ricorda come centoquarantaduemila minorenni in Italia vivano nelle periferie fragili delle grandi città, affrontando quotidianamente disuguaglianze territoriali profonde. Per questa ragione, l’associazione dedica l’evento “Impossibile”, la Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, proprio al tema del riscatto delle periferie urbane.

Secondo i promotori della ricerca, le istituzioni devono ridefinire le priorità programmatiche partendo proprio da questi territori marginali. Un sistema che permette la dipendenza del destino di un bambino dal quartiere di nascita rinuncia di fatto a investire sul proprio futuro. L’organizzazione chiede quindi riforme strutturali capaci di rimuovere gli ostacoli sociali. E di combattere la povertà educativa attraverso il potenziamento dei servizi scolastici e sociali nei quartieri meno favoriti.