Bimbo di 4 mesi morto a Sant’Antioco, i genitori: “Vogliamo la verità”
Morte neonato a Sant’Antioco: i genitori chiedono giustizia
Una richiesta straziante di verità scuote la Sardegna e approda direttamente nelle aule della magistratura. La morte neonato a Sant’Antioco, il piccolo Francesco Edoardo Zurru di appena quattro mesi, diventa oggetto di una denuncia formale. I genitori, Michela Brasile e Carlo Zurru, hanno infatti rotto il silenzio e hanno depositato un dettagliato esposto presso la caserma dei carabinieri del comune sulcitano. L’obiettivo della famiglia appare drammaticamente semplice: ottenere risposte chiare e incontrovertibili sul decesso del proprio primogenito, avvenuto circa tre mesi fa dopo un tormentato viaggio della speranza tra la Sardegna e il Lazio.
Come riporta con grande evidenza il quotidiano L’Unione Sarda oggi in edicola, la vicenda trae origine da una patologia congenita che affliggeva il bambino fin dalla nascita. Una condizione medica delicata, che tuttavia i medici ritenevano superabile attraverso un successivo intervento chirurgico da programmare non appena il fisico del piccolo avesse raggiunto una stabilità maggiore. Fino a quel momento, un apposito catetere permetteva le normali funzioni fisiologiche del bimbo. Qualcosa, purtroppo, si è bruscamente interrotto lo scorso 17 marzo, dando inizio a una catena di eventi su cui ora la magistratura è chiamata fare piena luce.
L’inizio del calvario e il mancato ricovero a Cagliari
In quella precisa data di marzo, la madre nota un blocco nel funzionamento del dispositivo e decide di condurre immediatamente il figlio presso l’ospedale Brotzu di Cagliari. Secondo l’esposto, il personale sanitario provvede alla sostituzione del catetere ostruito, riscontra una concomitante infezione e prescrive una terapia antibiotica da proseguire a casa, senza tuttavia disporre la degenza del paziente. Questo specifico passaggio rappresenta uno dei punti centrali della denuncia presentata dall’avvocato della famiglia, Marco Aste.
Il rientro a casa si trasforma rapidamente in un incubo. Il bambino manifesta un pianto continuo e inconsolabile, chiaro sintomo di una sofferenza acuta e ingestibile. Il mattino seguente, i genitori decidono quindi di intraprendere nuovamente la corsa disperata verso il nosocomio del capoluogo sardo. Al secondo accesso, i medici del Brotzu constatano l’estrema gravità delle condizioni cliniche di Francesco e dispongono il trasferimento d’urgenza verso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù o il Policlinico Gemelli di Roma. Da quel momento, la situazione precipita ulteriormente.
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I drammatici ritardi del volo e lo stop per il carburante
La denuncia mette in evidenza una serie di tempistiche che la famiglia giudica incomprensibili. Nonostante la dichiarata urgenza del trasferimento aereo verso la capitale, il decollo effettivo avviene soltanto a notte fonda. Il velivolo, inoltre, deve effettuare uno scalo tecnico presso l’aeroporto di Olbia per eseguire un rifornimento di carburante. Queste ore di attesa ininterrotta, secondo quanto riferito successivamente dai medici del Policlinico Gemelli ai familiari, avrebbero complicato la vicenda. Il cuore di Francesco cessa di battere poco dopo l’arrivo a Roma, lasciando i genitori in un vuoto immenso.
L’esposto firmato dai coniugi Zurru consta di dieci pagine colme di dolore, in cui la coppia ricostruisce ogni singolo istante di quelle terribili giornate. Al momento, l’azienda ospedaliera del Brotzu mantiene il massimo riserbo e non rilascia dichiarazioni ufficiali in merito alla vicenda. I familiari attendono ancora i risultati definitivi dell’esame autoptico, indispensabili per chiarire l’esatta natura dell’infezione e stabilire eventuali nessi di causalità con la successiva morte neonato a Sant’Antioco. La battaglia legale della famiglia prosegue con determinazione, nel nome del piccolo Francesco.