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Sardegna

Turismo, allarme rosso degli operatori: “Se Ryanair lascia la Sardegna sarà il collasso”

Maggio 31, 2026 · Paolo Rapeanu

Sardegna, turismo a rischio diaspora: “La sfida folle a Ryanair della Todde può aprire scenari apocalittici”

Sale la tensione nel mondo produttivo e turistico isolano dopo le recenti prese di posizione della governatrice Alessandra Todde nei confronti delle compagnie low cost, e in particolare di Ryanair. A farsi portavoce di un profondo malcontento, misto a una forte preoccupazione per il futuro economico della Sardegna, è Franco Turco, noto agente di viaggi cagliaritano ed esponente di spicco dei Liberali.

“Da operatore turistico leggo con grande preoccupazione le dichiarazioni di sfida fatte alla Ryanair dalla governatrice Todde”, esordisce Turco, senza usare giri di parole, in una lunga riflessione inviata a Cagliari News. Secondo l’esponente liberale, l’approccio muscolare della Regione rischia di tradursi in un clamoroso autogol per l’intera isola, basato su un fondamentale errore di valutazione dei rapporti di forza in campo.

Un rapporto di forza asimmetrico

L’analisi di Franco Turco parte da una fredda e realistica considerazione del mercato del trasporto aereo globale, dove i vettori privati muovono capitali e aeromobili in base a logiche di pura convenienza economica.

“Dobbiamo essere realisti: per la Ryanair la Sardegna è solo uno dei trenta diversi mercati intercambiabili della compagnia”, spiega l’agente di viaggi cagliaritano. “Al contrario, per noi il vettore irlandese rappresenta attualmente una vera e propria colonna vertebrale dell’economia regionale”.

Isolare o penalizzare il principale operatore low cost significherebbe mettere a repentaglio un sistema che negli ultimi vent’anni ha letteralmente trasformato il tessuto sociale ed economico della Sardegna, strappandola a un isolamento storico.

L’impatto sul turismo e sulla libertà dei sardi

I numeri e la capillarità della rete di collegamenti parlano chiaro. Ryanair non è semplicemente un’opzione di viaggio, ma il motore principale dell’internazionalizzazione del turismo sardo.

“Il vettore irlandese collega oggi una sessantina di città europee e italiane con i nostri tre aeroporti”, ricorda Turco. “Gli europei dell’Est, gli inglesi, gli spagnoli, gli scandinavi hanno imparato a conoscere e ad amare la Sardegna proprio grazie a questi voli diretti. Prima dell’era low cost, ampie fette del mercato europeo ci erano precluse o erano riservate a un turismo d’élite”.

Ma l’impatto, sottolinea l’esponente politico, non è stato solo unidirezionale. C’è un risvolto sociale e culturale che riguarda direttamente i residenti: “Questo sistema ha dato ai sardi una libertà di viaggiare che mai avevano conosciuto prima. Ha permesso a studenti, lavoratori e famiglie di muoversi verso il continente e il resto d’Europa a costi accessibili, abbattendo la barriera dell’insularità”.

Il rischio di fuga verso Puglia e Grecia

Il cuore della critica di Franco Turco si concentra sulla strategia diplomatica e fiscale della nuova giunta regionale. Il timore è che l’irrigidimento dei toni istituzionali e il mantenimento di tasse aeroportuali elevate possano spingere la compagnia di Michael O’Leary a disinvestire dagli scali sardi (Cagliari, Alghero e Olbia) a favore di mete concorrenti nel Mediterraneo.

“Consiglio seriamente la governatrice di non usare quei toni con la Ryanair”, ammonisce Franco Turco. “Parliamo di un colosso che ci mette pochissimi minuti a prendere una decisione drastica e spostare metà delle sue rotte su altre destinazioni come la Puglia o la Grecia. Guarda caso, parliamo di mercati e di governi locali che non fanno pagare balzelli extra alle compagnie, ma che anzi applicano politiche di forte incentivo”.

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La politica e i vicoli ciechi del passato

Turco evidenzia infine come i margini di manovra della politica regionale siano ridotti al minimo, a causa di scelte strategiche e strutturali mancate nel corso degli ultimi decenni in materia di continuità territoriale.

“Purtroppo ci siamo messi da anni in una situazione in cui la politica non può permettersi di alzare la voce con le compagnie aeree, e soprattutto con la Ryanair”, conclude Turco con una riflessione amara ma pragmatica. “In assenza di alternative concrete e di un piano industriale pubblico per i trasporti che sia davvero competitivo, lo scontro ideologico è un lusso che non possiamo permetterci. Mi voglio ripetere, a costo di sembrare un cassandra: il rischio di una rottura profonda con questa compagnia potrebbe aprire scenari apocalittici per il turismo, per l’indotto e per l’intera economia della Sardegna”.